Carlo Lucarelli | Il sogno di volare

– Mi avevi detto… – mormorò, – mi avevi detto… Cristo, Grazia! Non ho mai sentito una voce cosí verde…
– Verde? – chiese Carlisi.
– Sgradevole, – disse Grazia. Simone rise, tra i denti, una risata corta e cattiva come un morso.
– Sgradevole? Sgradevole, Grazia? Questo è un pazzo, un mostro… cazzo.

Ogni luogo, ogni cosa, ogni persona in parte cambia e in parte no.

Bologna è cambiata, è invecchiata e nemmeno troppo bene, logorata dal tempo, dalle scritte sui muri e pure dalla mafia. Ma al tempo stesso è sempre lei, quella dei portici, degli affitti in nero a studenti di ogni età e provenienza, della gente che fa la piaciona e che sembra più buona di quanto non sia.

lucarsmall

Anche Grazia è diversa: ci sono novità in arrivo, forse, di quelle novità che cambiano la vita di ogni donna. E poi adesso si è fatta trasferire alla criminalità organizzata, ché di uccisioni seriali non voleva più saperne. Ma bastano due o tre righe su carta per capire che, nonostante tutto, è sempre lei, l'Ispettore Grazia Negro: piccola ed esile come suggerirebbe il nome, ma grintosa e decisa come quel grrr iniziale, come quel grrr di "Negro". Bentornata, Grazia. Ci sei mancata.
 

Cum stèt? Non proprio una favola, immagino, giacché sei sulle tracce dell'ennesimo serial killer. Il Cane, lo chiamano, e sembra un cane per tanti motivi: primo tra tutti, la rabbia. Sorda, cieca, incontrollabile, eppure non immotivata. C'è qualcosa dietro la sua vendetta puntuale e feroce: un segreto, più d'uno anzi, e Grazia vi scaverà dentro, a morsi, perché sotto ogni impalcatura, dietro ogni maschera, vi è sempre un'altra verità. La più profonda e, solitamente, la più scomoda. 

Ogni luogo, ogni cosa, ogni persona in parte cambia e in parte no; Lucarelli ispeziona nuovamente Bologna e assieme ad essa la psiche umana, svelandoci i retroscena di entrambe con la solita, spiazzante lucidità, talmente precisa da risultare quasi inquietante.

Al solito, la musica gioca un ruolo estremamente importante, al punto da ispirare il titolo del libro stesso, proprio come in Almost blue e Un giorno dopo l'altro: questa è la volta di Andrea Buffa e della sua Il sogno di volare, canzone dedicata al tema delle morti bianche (se volete approfondire, qui una bellissima spiegazione). Una canzone in cui la rabbia – come nel libro – viene narrata con delicatezza, ingentilita dalla poetica del testo e dal ritmo incalzante ma mai eccessivo; ciò nonostante, questa rabbia è più reale e palpabile che mai. 

Se Grazia vi è mancata e così il tipico noir à la Lucarelli, Il sogno di volare non vi deluderà affatto: preparate lo stomaco, indossate scarpe comode e addentratevi assieme all'Ispettore Negro nei meandri più torpidi del nostro cervello, tra istinti animali e comportamenti di mera facciata, imbattendovi per l'ennesima volta in quei terribili segreti sapientemente custoditi «tra i portici-cosce di mamma Bologna.»

Avrei voluto svelare di più, davvero, ma non posso; Lucarelli stesso – in una geniale postfazione che risulta quasi più ansiogena del libro in sé – ce lo ha vietato. E credetemi: visto quel che racconta e come lo fa, davvero non conviene farlo arrabbiare.

Il sogno di volare, Carlo Lucarelli, Einaudi 2013.

Silvia Dell'Amore

Dostoevskij diceva che la bellezza salverà il mondo; io dico che lo farà il cioccolato.

2 Commenti
  1. Ciao Sonia, ti ringrazio! Aggiungo il link all’articolo immediatamente 🙂