Chiara Gamberale | Quattro etti d’amore, grazie

«Signora, scusi: doveva pesare le zucchine al reparto frutta e verdura.» Sempre così. Si dimenticano di pesare le cose al momento giusto, quando le prendono, e credono che arrivati a un certo punto, come per magia, ci pensi qualcun altro. Ma il prezzo mica arriva così, mica è una rivelazione, mica è l’oroscopo: tu scegli una cosa e quella cosa ce l’ha. 

No?

Uno dei ricordi più belli che ho ha come scenario l’isola Tiberina, un agosto afoso di otto anni fa e una commedia romantica natalizia. Avevo 23 anni e stavo scrivendo la tesi; Chiara Gamberale mi invitò nella sua casa di Roma per cinque giorni, facendosi intervistare e aiutandomi tantissimo nel lavoro che dovevo consegnare di lì a poco, se non volevo far slittare la laurea di sei mesi. Fu una vacanza, fatta di chiacchiere, drink e scherzi telefonici. 

chiaragamberaleQuesto piccolo aneddoto iniziale mi serve ad avvisarvi: non sono assolutamente parziale quando parlo di un libro di Chiara Gamberale. Negli anni abbiamo imparato a conoscerci e ci mandiamo, ormai sempre più raramente, sms mielosi e romantici, che parlano di cuore e di testa, e di come sia difficile rimanere in equilibrio. 

Quattro etti d’amore, grazie è l’ottavo romanzo di Chiara Gamberale. Dentro c’è davvero molto di lei. Il suo stile si spande in ogni pagina, con i suoi dialoghi serrati e il suo modo di raccontare le cose così riconoscibile, così di pancia. Sembra, leggendo, di vederla parlare mentre gesticola. Uscito per Mondadori, racconta di due donne diversissime che spiano ogni giorno il carrello della spesa dell’altra, nel supermercato vicino casa. 

Erica è una moglie e una mamma, una donna dedita alla famiglia. 

Tea un’attrice famosa, magrissima e cervellotica, sposata con un narciso peter pan più vecchio di lei.

Erica è anche una donna che cerca su Facebook, chattando con un vecchio compagno di liceo, l’evasione dalla sua vita apparentemente perfetta. 

Tea è anche una donna che non riesce a trattenere l’uomo che ha dato un senso alla sua vita, l’uomo che è la sua bussola; è una donna fragile nonostante la popolarità, nonostante il riconoscimento degli altri.

Questa storia è una storia di vuoti. I nostri, così grandi ed espliciti, che gli altri non riescono a vedere, così presi di loro drammi. Quelli degli altri, sconosciuti e impossibili ai nostri occhi, così presi dai nostri drammi. Tra una confezione di Philadelphia Light e un pacco di cereali con fragole e lamponi, due donne si raccontano, si analizzano, fantasticano sull’altra, sognando di essere l’altra. Trovano il coraggio di guardarsi davvero, ritrovando anche i loro “pieni”.

Ora la aspetta un periodo terribile, signora Fidelibus. Le lacrime si sveglieranno con lei, il bisogno di vomitare prima. Passeranno mesi, ma questo dolore non passerà. Però si fidi. Un giorno aprirà gli occhi. Forse si ritroverà ancora le lacrime per la faccia, il vomito in gola. Comunque sentirà di essere sopravvissuta.

 

 

Chiara Gamberale, Quattro etti d'amore, grazie, Mondadori, 2013

Silvia Cardinale Pelizzari

Vorrebbe saper scrivere come Rulfo, avere la fantasia di Cortázar e andare a cena con Franzen. Di Finzioni è un po' ufficio stampa, un po' co-direttore editoriale.

1 Commento
  1. Chiara Gamberale ha letteralmente fatto irruzione nella mia vita lo scorso maggio con “Per dieci minuti”. L’ho amata subito, senza riserve. Il fatto è che, con il suo gioco semplice e accessibile a tutti, mi ha consegnato le chiavi per la libertà e mi ha aiutata a intraprendere un cammino personale che mi sta permettendo di essere felice. Da “Per dieci minuti” a “Quattro etti d’amore, grazie”, il passo è stato breve. Eccola là la parola magica, “sottovuoto”. “Sottovuoto” vivevo la mia vita da un numero imprecisato di mesi, forse mesi che erano diventati anni. Chi ero, cosa stavo facendo e perché ero caduta in quell’ostinato letargo dei sensi, ho potuto capirlo solo grazie ai libri di Chiara e da lì, l’idea di condividere con il pubblico femminile, le recensioni dei libri, scritti da donne, che mi hanno aiutata a ritrovarmi. Dopo il “sottovuoto” di Quattro etti d’amore, grazie”, sono approdata a “Arrivano i pagliacci”… e davvero, sembra stiano arrivando anche per me. Ogni libro di Chiara ha fatto luce su un aspetto intimo della mia vita e mi ha sussurrato nell’anima un messaggio di speranza: “Avrò cura di te”! Io ho trovato in Chiara – nella sua scrittura e nel suo modo di vedere il mondo – il mio angelo custode e consiglio a tutte le donne di avvicinarsi a questa meravigliosa scrittrice che, con tanta umanità, racconta il mondo femminile nella complessità dei suoi aspetti permettendo, però, di semplificarlo, di comprenderlo e di farne tesoro.