Clelia Farris | Chirurgia creativa

Vi racconto una cosa. Qualche anno fa mi era venuta una certa ossessione per le tette. Per rifarmele, intendo. Una sera, così per scherzare, con alcuni amici avevo persino pensato di creare una raccolta fondi e vedere se qualcuno – con poca stabilità mentale – avrebbe avuto voglia di finanziarmi. Inutile dire che il tutto è, ovviamente, finito con qualche risata e qualche birra. E a me sono rimaste le tette piccole. Ho sempre nutrito un forte interesse per la body modification e da portatrice sana di tatuaggi e body mod non potevo esimermi dall'avere, da anni, un occhio di riguardo verso la chirurgia estetica.

Fino a dove ci si può spingere? Esiste un limite del lecito? Quando diventa patologia? Ma lo diventa? Ed esistono ancora le mezze stagioni? Insomma, capite anche voi che il discorso è molto ampio e le implicazioni sociali, psicologiche e morali non si limitano alle tette grosse. Ci stanno sotto tutti grandi discorsoni sull'accettazione personale, sulle insicurezze, sui modelli imposti, sulla sacralità o meno del corpo, sul volere modificare la natura e sul concetto di bellezza, naturalmente.

Chirurgia Creativa ci porta in un mondo tra il futuristico e lo steampunk e ci racconta l’orrore di una civiltà allo sbando. Il nuovo mantra è che “brutto è il nuovo fascino” e, quindi, ci si diverte a cambiare, modellare, modificare fino a rendere irriconoscibile chiunque, fino a cancellare ogni parvenza di umanità, ogni imperfezione, fragilità e diversità. Ed ecco, quindi, che Kieser cerca disperatamente di essere se stesso cambiandosi, modellandosi, modificandosi. Ed ecco quindi che nemmeno gli animali possono più essere animali e diventano assurde e buffe chimere.
Chi non vorrebbe un mini cane con la testa, però, di un molosso? Chi non vorrebbe un tartagatto per casa? Ci pensa Vi, a tutto questo. Vi che si diverte a creare incredibili ibridi da vendere a improbabili padroni. Vi che cerca di dimostrare a se stessa e ai genitori di avere anche lei una qualche sorta di valore spingendo il lecito, la fantasia, la chirurgia, la vita ai propri massimi confini. Perché si può ottenere tutto. Davvero tutto. Tranne essere se stessi.

Si dice che scrivere racconti sia molto più difficile che scrivere romanzi. Il racconto è una pistola con un solo colpo in canna. O la va o la spacca. Niccolò Ammaniti (che è uno che sa scrivere, eh) ha detto che se il romanzo è una storia d’amore il racconto è la passione di una notte. Insomma, il concetto è quello, lo avete capito e credo che la Farris sia riuscita a fare centro o, se vogliamo essere più romantici, a consegnarci una meravigliosa notte d'amore.

Clelia Farris, Chirurgia creativa, Future Fiction 2015

 

Mareva Zoli

Pretende di essere sopra la media delle persone ma, in realtà, è una cialtrona.
Parla poco. Scrive molto. Legge ovunque. Fa cose e non vede gente.

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