Comunque anche Leopardi diceva le parolacce | Giuseppe Antonelli

Non so com'era la vostra, ma la mia maestra di italiano era un bel tipo. Per noi giovani studenti delle elementari c'erano regole linguistiche molto rigide. Dovevi abituarti, ma se le seguivi andava tutto bene. Ecco alcuni esempi. Mia mamma non si diceva, era meglio mia madre. Si arrabbiano i cani, le persone si inquietano. E non si dice andare in bagno, si dice usufruire del servizio. Un giorno entrò la bidella in classe e vide che la maestra non c'era. Ci chiese dov'era andata e noi in coro le rispondemmo: È andata a usufruire del servizio! La bidella ci guardò male, e già lì ebbi il sospetto che qualcosa non andava. In realtà lo ebbi anche quando mi notificarono che Cuore di De Amicis lo davano da leggere anche ai miei coetanei di novant'anni prima.

Qualche anno più tardi, all'università, una ricercatrice sostituì il professore per una lezione del corso di storia della lingua. Era giovane, anche piuttosto carina, e parlò dei puristi e dei neopuristi ironizzando sulla loro rigidità. Disse che per quelli della sua e della nostra generazione imporre egliella soggetto al posto di luilei era semplicemente assurdo. Quando alzai la mano per dirle che la mia maestra delle elementari non la pensava allo stesso modo mi guardò come ci guardò la bidella quella volta.

Lontano dalla mia maestra, alla quale devo comunque molto, ho cominciato a farmi una mia idea sulla lingua, soprattutto su come dovrebbe essere. I discorsi sull'italiano sono in genere molto noiosi. Per me è noiosa la linguistica, perché complica una cosa semplice, sono noiosi i grammar nazi e sono noiosi quelli che ti guardano male quando parli in dialetto spinto in contesti informali. Eravamo un popolo di analfabeti dialettofoni, ora siamo un popolo di rompiscatole che litigano sotto i video di YouTube se scrivi camice anziché camicieCosì quando ho visto il libro di Giuseppe Antonelli, Comunque anche Leopardi diceva le parolacce, mi sono subito incuriosito. Il titolo (davvero molto brutto) e la copertina (bruttina anche lei) suggeriscono un taglio fresco, pop, che forse fa al caso mio. La tesi di Antonelli, che insegna linguistica italiana all'università, mi trova subito d'accordo:

Se si ama la propria lingua, non c'è peggior delitto di volerla seppelire viva. Di imbalsamarla con norme e precetti considerati astrattamente eterni. Di ibernarla in nome di una mai esistita èra glaciale della perfezione. Di questo passo, si rischia di far la fine di quel professore di lingue morte che – diceva perfidamente Leo Longanesi –, per poter finalmente parlare le lingue che conosceva, si suicidò.

Ogni capitolo del libro si concentra su un presunto problema in particolare: la punteggiatura, il congiuntivo che è morto, un pò anziché un po', i dialetti, le troppe parole inglesi, la lingua degli sms, delle chat, dei social network. Probabilmente neanche lo stesso Bembo avrebbe potuto sperare di meglio e cioè, che dopo cinquecento anni, qualcuno ancora si stia preoccupando di queste cose. Dico io, è davvero così difficile per voi accettare a me mi piace? Se lo diciamo vorremmo sottorrarci, se lo sentiamo dire ci viene la pelle d'oca. "Ci sei più uscita con quello?" "Con chi?" "Dai, quello della festa" "Ma che sei matta? Ti dico solo che ci parlavo su Whatsapp e mi ha scritto se sarei" "Noooo, pessimo." Fate i seri. Una volta si diceva parla come mangia.

Tornando ad Antonelli, nel complesso, malgrado il sopra citato aspetto pop, Comunque anche Leopardi diceva le parolacce non è un libro per tutti, non come il tandem titolo-copertina lascerebbe supporre. Cioè, devi essere un appassionato dell'argomento, non necessariamente un linguista ma comunque uno che non si annoia troppo a leggere pagine e pagine di esempi in cui si analizzano e confrontano le attitudini di parlanti e scriventi italiani di ieri e oggi. Talvolta proprio questi elenchi rischiano di diventare un po' asfissianti ma per fortuna permettono alle buone idee dell'autore di venire comunque a galla, svecchiando un po' la discussione sull'italiano che è morto ammazzato dalla lobby dei cellulari e da Zuckerberg. Certo, se lo leggesse la mia maestra probabilmente si inquieterebbe un po', ma può consolarsi con il fatto che il suo vecchio alunno, a distanza di anni, mia mamma ancora non riesce a scriverlo. 

Giuseppe Antonelli, Comunque anche Leopardi diceva le parolacce, Mondadori, 184 pagine, 12 euro

 

 

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

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