Costanza Jesurum | Guida portatile alla psicopatologia della vita quotidiana

Quando per la prima volta, incuriosita da ciò che avevo letto sul web, sono andata alla ricerca del libro della Jesurum, ho fatto l’errore di cedere al caldo e alla comodità e di recarmi presso la libreria di catena più vicina. In seguito a svariati minuti di vana ricerca, sono stata spedita al reparto Psicologia (con scarsi risultati in ogni caso). Solitamente non bazzico “settori” che non siano quello della narrativa pura, e il ritrovarmi improvvisamente sommersa da Jung, Freud, Erikson e simili mi ha spiazzata al punto da farmi chiedere cosa dovessi realmente aspettarmi da questo volumetto dai colori sgargianti e l’apparenza allegrotta. 

jesurumDomanda superflua, in quanto dopo poche righe mi è stato subito chiaro che, al contrario, dall’altra parte della pagina Costanza Jesurum sapeva benissimo a cosa puntare: a un lettore come me. Ovvero, un individuo qualsiasi affetto dalle nevrosi borghesi marchio distintivo della società occidentale moderna, ma lucido quel tanto che basta per agognare una legittimazione teorica alle proprie turbe – cadendo, come un topolino con un pezzo di formaggio, nell’astuta trappola dell’autrice. 

Il tono del testo non lascia scampo: sventolando un romanaccissimo indice ammonitore – con linguaggio che tanto bene si sposa allo humor sagace – in faccia ai suoi adepti in cerca di certezze ma anche di sollievo (binomio all’apparenza impossibile), la Jesurum sciorina, in barba a ogni intellettualismo sterile e con ironica decisione, il suo sapere: attraversa così secoli di speculazioni ed evoluzione delle conoscenze sui meccanismi dell’inconscio per affrontare una casistica talmente rappresentativa della condizione attuale del genere umano che risulta impossibile non identificarsi in almeno tre-quattro delle patologie descritte.
A cominciare dall’ansia, regina delle nevrosi, 

Gli ansiosi di solito hanno questa consapevolezza di incongruenza che li rende piacevolissimi e amabili, al punto da perdonargli lo scassamento ultroneo che incontrovertibilmente procureranno ai loro congiunti. Inoltre, sono strutturalmente delle brave persone, oneste anche per un’incompatibilità quasi biologica alla malavita – in effetti, quanti ansiosi c’erano nei Soprano? Nessuno!

per passare a mammoni, servi della gleba di elioelestorietesiana memoria, pedofobi e mandrilli e soprattutto, grande protagonista, proprio lui, il sabotatore interno, «una sorta di personalità secondaria che sonnecchia per buona parte della vita quotidiana del portatore sano, per poi farsi vivo in certi momenti topici e importanti per sabotarne, appunto, i progetti e le occasioni».
Ma non solo: gli spunti riflessione si aprono anche all’analisi del processo di dipendenza legato alla riproduzione della realtà (il rapporto con internet e i social); all’adolescenza interpretata come categoria socioeconomica e nuovo “tempo psicologico” (frutto dell’accesso a un livello medio-alto di istruzione) e non più intergenerazionale; al dramma dell’anoressia al di là dei luoghi comuni che la imputano esclusivamente a fattori e modelli estetici.

Si ride tanto con la Jesurum, ma non senza la giusta dose di coscienza critica: ci si ferma proprio su quella linea di confine tra divulgazione e vero e proprio saggio scientifico, varcata la quale il suggerimento finale rimane quello di ricorrere a un supporto psicoterapeutico qualora le problematiche affrontate dovessero compromettere seriamente la qualità dell’esistenza.
E non è un caso che l’ultimo capitolo metta in guardia proprio sull’ironia, sull’umorismo destruens come meccanismo di difesa che in dosi eccessive rischia di schermare la vita stessa.

Guida portatile alla psicopatologia della vita quotidiana mantiene le promesse – e i limiti, nel senso buono del termine – del suo titolo: lontano dal trattato accademico così come da ogni piglio narrativo, diverte e stimola nel suo essere quello che è, manuale agli antipodi del pedagogismo da self-help e alla portata di ogni nevrotico che si rispetti.
Perché, in fondo, «sapere queste cose può rendere la convivenza con il catastrofismo imminente più tollerabile».

 

Costanza Jesurum, Guida portatile alla psicopatologia della vita quotidiana, minimum fax, 2015, 146 pp.

Oriana Mascali

Abusa come se non ci fosse un domani dell'espressione "come se non ci fosse un domani". Specializzata in letteratura francese per aver scoperto troppo tardi gli americani, ha una sola certezza nella vita: avrebbe voluto essere Francis Scott Fitzgerald, ma non lo è. Peccato. Comunque le sarebbe andata più che bene anche Sylvia Plath.

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