Dana Spiotta | Versioni di me

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Informandomi sul terzo libro della scrittrice americana Dana Spiotta, il nome che ho riscontrato più frequentemente è quello di Don DeLillo, e, nello specifico, quello del suo romanzo "rock" (chissà cosa vorrà mai dire) Great Jones Street. Così, dopo aver terminato Versioni di me (edito da minimum fax, Stone Arabia il titolo originale, traduzione del convincente Francesco Pacifico), ho iniziato – lo sto leggendo tutt'ora – il volume dell'autore di Underworld. In tutta sincerità, trovo esclusivamente un'intelaiatura comune, ma uno spirito profondamente diverso.

Versioni-di-me-di-Dana-Spiotta-220x300 Come acutamente scritto da Cristiano De Majo su Repubblica, non è più la paranoia a delimitare il percorso dei protagonisti (in questo caso fratello e sorella di mezza età, Nik e Denise, incastrati, da lustri, in quello spazio che impedisce il movimento: tra il fallimento e la necessità di emergere, in pratica, la sopravvivenza occidentale), ma una schiacciante nostalgia di fondo. Nostalgia che Nik, rocker riconosciuto solo da se stesso e dalle sue Cronache (diario personale lungo decenni in cui raccoglie le sue avventure, inventate, da star) rappresenta per intero, ma ancora di più lo fa la sorella protagonista, che nel passare degli anni trova solo un decadimento, nel lavoro una maledizione, nelle relazioni con l'altro sesso un hobby, nella cronaca nera, paradossalmente, un lampo di vita.

Versioni di me è un romanzo sulla memoria – cruccio di Denise e mantello magico di Nik – che va sparendo, sostituita dalla fantasia per qualcosa di diverso, una realtà che va oltre la rete, oltre il rapporto tra madri e figlie, vicino al sogno, assestandosi, nelle pagine di Dana Spiotta in una «meditazione quasi onirica sulla fama e il successo, la tecnologia e l'immaginazione», come perfettamente suggerito dalla "gemella" Jennifer Egan.

 

 

Stefano Fanti

Stefano Fanti è fuggito da Milano e ora vive nella bucolica provincia alessandrina. Scribacchino per varie testate online e non, si occupa principalmente di musica e letteratura. Soffre di una grave dipendenza da serie tv che lo porta a confondere Randy Hickey con Randy Marsh. Ama, tra le altre cose, fantascienza, horror e la psichedelia in ogni sua veste.

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