Dario Fo | La figlia del papa

Se avessi una macchina del tempo vorrei incontrare Lucrezia Borgiala figlia del papa. Il papa in questione è Alessandro VI, uno smaccato libertino con il senso del pudore e della famiglia. La vita di Lucrezia è a dir poco avventurosa: si sposa tre volte e conosce i più grandi artisti e letterati del nostro Rinascimento. La figlia del papa (Chiarelettere editore, 2014) è il primo romanzo di Dario Fo e quando lo leggi sembra proprio di entrare in una macchina del tempo. Fin dal Prologo, infatti, si viene risucchiati in un magico vortice temporale: duecento otto pagine fitte fitte di dialoghi accompagnate da preziose illustrazioni, opera dello stesso Dario Fo. Insomma, uno scenaro ricco di personaggi e comparse, il tutto "messo in scena" per ritrovare una delle donne più affascinanti del Rinascimento. La narrazione si snoda come su un palcoscenico sapientemente allestito dalla pirotecnica scrittura di Dario Fo. La figlia del papa si muove tra le pagine con un fruscio di vestiti e occhi così luminosi da sembrare vivi. La vediamo bambina, mentre 

con facilità inaudita dall'infanzia alla pubertà apprende latino e greco, riportando a memoria in breve tempo frammenti di poemi e liriche dei più noti autori di lettere e scienze. In quel tempo Lucrezia ha solo sei anni. (p. 20)

E poi improvvisamente donna quando il Cardinale Rodrigo rivelerà ai suoi figli

Sono il padre, il vero padre di tutti voi, non solo spirituale ma soprattutto carnale, che vi ha generato con vostra madre, l'unica persona reale. (p.21)

lafigliadelpapa1Il primo matrimonio di Lucrezia, a soli tredici anni, viene celebrato  il 12 giugno 1493, con Giovanni Sforza, nipote di Ascanio, potente cardinale che aveva favorito l'elezione di Alessandro VI Borgia. L'unione viene annullata per ragioni "di stato" e presunta impotenza del marito, quindi Lucrezia passa nelle mani di Alfonso d'Aragona, assassinato poi da Cesare Borgia, fratello amatissimo di Lucrezia. Terzo ed ultimo matrimonio, quello con Alfonso d'Este. Sono tanti i momenti di vero stupore che questo romanzo ci offre. Un esempio? Il viaggio che conduce Lucrezia da Roma a Ferrara dopo le nozze ad verba. Una distesa di neve avvolge il paesaggio come un manto, è il 6 gennaio 1502. In questo candore avviene, inaspettato, il primo incontro tra Lucrezia e lo sposo. La carovana si ferma a riposare presso il Castello di Bentivoglio:

Lucrezia è appena salita nell’appartamento che le è stato offerto per trascorrere la notte quando sente un gran frastuono provenire dall’ingesso del castello. Un cavaliere, spronato il cavallo, si è lanciato per il ponte levatoio nel momento in cui questo veniva sollevato, rischiando di precipitare nel fossato. (p. 105)

Il misterioso cavaliere è Alfonso d'Este, venuto a conoscere la sua sposa:

Vorrei sapere che ti è successo. A che debbo questa straordinaria metamorfosi. (…) Mi era stato detto da tuo padre che eri inorridito dall'idea di prenderti per moglie una donna di mala fama come me. E ora come se d'incanto io mi fossi sostituita a quella indegna persona che tutti avevano presentato a te come la figlia del demonio! (p.106)

Sembra di essere in quella stanza e si trattiene il respiro per sentire la risposta di Alfonso:

Non t'illudere, io penso ancora che tu sia la figlia di Lucifero, ma ho scoperto di avere una predilezione fortissima per tutto quello che proviene dall'inferno. (p.106)

A questo punto il viaggio continua su una piccola imbarcazione, un "bragozzo da fiume" che collega Bologna al Po. Vengo letteralmente rapita dalla magia del paesaggio bianco di neve. Lucrezia lo contempla con stupore mentre avanza verso la sua nuova vita. Indimenticabile è l'arrivo a Ferrara, dove l'attendono i più grandi personaggi della storia, della scienza e dell'arte universale Raffaello, Ercole d'Este, l'Ariosto, Leonardo, Bembo, Copernico, Michelangelo:

Giunsero a cavallo nel Castello Vecchio ed entrarono nell’immenso quadriportico ornato da file di colonne monumentali: «Dio, che sbarbagliata di luce emanano i tuoi occhi!» esclamò Alfonso. «Da che ti viene questo incantamento?»
E lei di rimando: «Oh! È un vecchio trucco che noi streghe abbiamo in dono, avete fatto bene a non ripulire della imbiancatura tutto il cortile, così posso continuare coi miei effetti!». 

E finalmente la camera da letto:

Giunti dinnanzi al portale che dava nella grande sala da letto, la signora non riuscì a trattenere un Oh! di meraviglia. Nel centro della stanza si levava un’enorme magione in legno dipinto con figure a smalto. Alfonso fece un gesto ampio verso quattro domestici che all’unisono tirarono a sé alcune corde ed ecco che l’intera costruzione si spalancò su tutti i lati mostrando un letto addobbato con veli che a loro volta sparirono come fondali di teatro. (p.108)

Io mi fermo qui. Lasciamo Lucrezia in compagnia di Alfonso, a godere di qualche momento di intimità. Sarà breve e intensa la sua vita. Lucrezia muore a soli trentanove anni. Riuscirà, però, a diffondere una nuova idea di amore, non solo verso Dio ma verso ogni creatura che ne abbisogni. La sua bellezza verrà celebrata da Ariosto, Bembo e altri scrittori di grande fama.  A questa lunga lista si aggiunge la penna di Dario Fo, capace di riportarla in vita come in un teatro (presto vedremo La figlia del papa sul palcoscenico). Nessun dubbio: vivrà in eterno La figlia del papa di Dario Fo.

Dario Fo, La figlia del papa (Chiarelettere edizioni, 2014)

Giovanna Iorio

“Avere la libertà di parola non è abbastanza. Bisogna imparare a parlare liberamente.” C. Hitchens

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