David Foenkinos | Mi è passato il mal di schiena

Si sa sempre quando una storia comincia. Io ho capito subito che stava accadendo qualcosa, anche se, naturalmente, non potevo immaginare gli sconvolgimenti che ne sarebbero seguiti. 

mi è passato il mal di schienaImmaginate un tale qualunque: compleanni una quarantina, quartiere residenziale in capitale francese, impiego in studio di architetti di quelli giusti, figli grandicelli, moglie devota. Uno così, io me lo immagino placido la domenica mattina bere succo di frutta mentre legge il giornale. Uno che il tempo è tutto pieno di roba e se gli chiedi come sta sa di poter contare su casa, famiglia e macchina come obiettivi centrati. Nessuna cena con vecchi compagni di scuola che non vede da vent’anni lo coglierebbe impreparato mai. Ecco quel tipo lì.

Adesso immaginate uno che scrive libri tradotti in quindici lingue, fa film, abita anche lui nello stesso posto, forse a qualche isolato di distanza forse no. Dicono sia anche belloccio e che autografi per lettori/trici disegnando faccine ricciolute, ma non importa, in questa sede. Io, uno così, non me lo immaginavo costruire un libro intero su un sintomo. E invece.

Prendiamo il primo uomo. Sulla carta ha la vita perfetta. Peccato il fatto che la vita non lo sia, ogni tanto. Perciò a uno perfetto come lui, in un libro così, gli può solo arrivare un disturbo. Che non si aspetta. Tipo un mal di schiena. Brutto ma di quelli brutti. Infatti, gli viene. Prendiamo il secondo uomo, quello che scrive. Colpa sua, gliel’ha procurato lui il disturbo. Ha fatto un libro intero su un sintomo, appunto. Detta così perplime. 
Eppure.

Lo stress è la prima causa del mal di schiena. È la parte del corpo in cui si accumulano le preoccupazioni.

I sintomi, a pensarci filosoficamente intendo, sono meravigliosi. Un ottimo esercizio per allenare percezioni… punti di vista… cervello. Vanno “letti” e interpretati, non si può che si dice a caso e poi non se ne esce. Per capirci:

1. sintomo: alterazione della normale percezione di sé e del proprio corpo in relazione ad uno stato patologico. (Wikipedia)

Domenica. Pranzo a casa con amici. Arriva il benedetto mal di schiena. Prima opzione per il nostro eroe è la malattia mortale. La considera per alcune pagine. Ma non ha niente. Un filo di ipocondria per la verità sì. [Per chi non ne fosse affetto, in estrema sintesi figurata, l’ipocondria è quella cosa che mentre un medico ti dice che non hai assolutamente niente, tu sei concentrato sulla differenza tonale tra la prima sillaba e la terz’ultima della diagnosi, sicuro per certo di aver percepito una lieve inflessione nella voce, una crepa nascosta che naturalmente è un maldestro tentativo per nascondere la verità più cruda e cioè che stai morendo. Di un male tra l’altro che non sai e che la medicina si ostina a definire assolutamente niente]. 

2. a. (med.) fenomeno con cui si manifesta una malattia : sintomi soggettivi, avvertiti dal paziente; sintomi oggettivi, rilevabili all’esame clinico da parte del medico b. indizio, segno. Etimologia: ← dal gr. sýmptōma -atos ‘avvenimento fortuito’, poi ‘sintomo’, deriv. di sympíptein ‘accadere’, comp. di sýn- ‘sin-’ e píptein ‘cadere’. (Garzanti)

Ma aspettate, che con i tipi dalla vita perfetta ci vuole della gran pazienza. Potrebbe non piacerci, lo so, ma le cose che la testa non si tiene a bada da qualche parte devono pur finire. I pensieri, le sottovalutazioni, i fatti che ci si nasconde ma rimossi restano lì. Cose così. Ad alcuni finiscono nella schiena. Loro fan finta di non arrivarci. Non se ne esce, pare. Ma dato che di sintomo oggettivo non c’è l’ombra in questo caso…

Mi sentivo come il protagonista del film di Harold Ramis Ricomincio da capo. Ero la versione “mal di schiena” di Bill Murray. 

La cosa meravigliosa dei sintomi è che non è che siano sempre così chiari. È affascinante come ci possano essere molteplici significati. Lungi da me dire che sia il senso del libro, diciamo che è la parte che mi ha affascinato di più: la ricerca. Il tentativo di interpretazione da parte di uno che non ha l’abitudine di fare molto i conti. Un eroe quotidiano che riesce a nuotare indisturbato nella sua esistenza, con le soluzioni davanti, senza accorgersene. Finché non cade. 

Dovevo fare una lista di tutti i conflitti che avevo vissuto, di tutto ciò che mi aveva contrariato, frustrato, bloccato, pensando soprattutto alle cose che non mi sembravano decisive. La soluzione si trovava forse nella minuzia […]

Un taglio di capelli atrocemente sbagliato nel 1985.
Non riuscire mai a parlare male di un film quando a tutti è piaciuto.
L’agonia di Albert, il criceto che avevo da piccolo, morto davanti ai miei occhi nel 1979.

E niente. Storia affascinante di un tale qualunque che pranza la domenica e tutte le cose che ha fatto finta di arrivano insieme. Storia affascinante di come attorno ai sintomi si possano costruire storie di storie di storie. Infine, storia del bel casino che accade quando si danno il cambio le cose che se ne vanno con quelle che arrivano. A volte anche migliori. Succede. Praticamente quasi sempre. 

David Foenkinos, Mi è passato il mal di schiena, edizioni e/o, 2014.

Licia Ambu

Pensa che avere una sola personalità sia uno spreco di spazio. In fase di definizione a ciclo continuo, ama in ordine sparso nonché intercambiabile un sacco di cose.

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