Deborah Willis | Svanire

LA GENTE SEMPLICEMENTE SCOMPARE.
Mia moglie se n’è andata.
Mia madre ha raggiunto una vecchiaia robusta.
E mia figlia la vedo solo raramente.

 

Io  per lo meno in gioventù i canadesi li ho sempre immaginati blateranti e calvi, con uno strano senso dell’umorismo e la bocca divisa in due, proprio come quelli di South Park. Forse guardavo troppa tv.

Il passo successivo è la musica, quella proveniente da remote lande desolate, e i GY!BE che nel 2001 non erano esattamente quelli di oggi, osannati perfino dal Guardian. Facile adesso dire agli aperitivi che 'Allelujah! Don't Bend! Ascend! è il disco dell’anno, quando Pichfork gli ha dato 9.3, eh?

Non mi dilungherò su Arcade Fire, Broken Social Scene, Wolf Parade, Fucked Up e il chitarrista conosciuto in un pub a Londra che come puoi suonare nei Fucked Up e andare in giro con la camicia nei pantaloni e la giacca appena stirata non si sa.

Ma arriviamo alla narrativa.
Siamo onesti, non sono mai andata troppo oltre Mordecai Richler e Alice Munro, ma sembra che questo paese abbia perle da sfornare che altro che Celine Dion e Avril Lavigne. 
Il trucco sta nello scavare.

Deborah Willis è canadese e ha un anno in più di me, ossia la stessa età di tutti i miei compagni di scuola, e l’idea che lei, con pressoché i miei stessi anni scolastici, abbia tirato fuori questa raccolta di racconti, dovrebbe indurmi – e probabilmente indurre anche voi – a non uscire mai più di casa.

Evitiamo un trattamento così duro e limitiamoci a leggere questo libro, che raccontarlo non è facile.

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Esattamente come un album di uno dei sopracitati gruppi tanto osannati, il libro è composto da quattordici tracce – e Tracce è il nome di uno dei racconti – tematicamente collegate, che danno forma a volume unico e compatto.

Quattordici storie di persone, canadesi per l’esattezza, che si intrecciano in molteplici combinazioni, variazioni su un tema, lo scomparire, l’allontanarsi, il ritornare a volte, lo svanire appunto.

Assenze così forti da essere presenze costanti, legami che nascono da desideri condivisi, dalla nostalgia di qualcosa che non c’è più, di qualcuno che se ne è andato, del dolore di ciò che non si può ammettere.

Racconti eredi di Cheever, Carver, A.M. Homes, capaci di trasmettere con semplicità il dramma della quotidianità, far pesare le forme dell’abbandono, del lasciare e dell’essere lasciati e del dolore silenzioso di chi resta.

Narrazioni che prendono vita da un cambiamento, talvolta in forma fisica – giovani amiche dei figli che mettono in subbuglio vite adulte, gelataie dalla divisa gialla che cospargono riviste per tutta la casa – ma che finiranno per dissolversi. 

Tre amici inseparabili che vivono in perfetta sintonia e il cui equilibrio viene distrutto dalla partenza della più esuberante dei tre, due sorelle alle prese con la separazione dei genitori e quasi entusiaste della novità, amanti intraviste e mogli che lottano per riprendersi ciò che credono gli spetti, ragazze perfette stroncate da incidenti paralizzanti.

Quattordici racconti di persone, sensazioni, situazioni che, semplicemente, svaniscono.
Poi, a volte, la gente torna.

 

IL FATTO È che tavolta la gente torna.
Tornano proprio quando pensavi che se erano andati per sempre, quando hai perfino smesso di sentire la loro mancanza.

 

Deborah Willis, Svanire, 2012, Del Vecchio Editore

Elena Biagi

Elena Biagi dopo aver cambiato quattro volte colore di capelli, undici case e cinque città, adesso è biondiccia e vive a Milano, dove lavora in una casa editrice.

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