Domitilla Ferrari | Due gradi e mezzo di separazione

È venuto il momento di raccontare una storia del 2011, di quando mi trovavo a Londra. Se qualcuno, tra di voi, se ne intende di diritto internazionale, finga che questa sia tutta una storia finta. Altrimenti fidatevi se vi dico che è una storia vera.

Nell'estate del 2011 (tra maggio e ottobre, a voler esser precisi) mi trovavo a Londra per uno stage non retribuito. Ho avuto modo di conoscere molte persone, vedere bei posti e assaporare un sacco di birre interessanti, per così dire. Ho conosciuto un finzionico che al momento si trova in Malaysia, per dire, e che anni dopo avrebbe scritto un libro niente male sui pirati. Ma non è di questo che voglio parlare (come non parlerò di quella volta che mi sono risvegliato su di un divano sfondato all'interno di un condomio occupato durante i London Riots, almeno per il momento vi basti sapere che ero lì).

http://www.claudiogagliardini.it/wp-content/uploads/2014/03/due-gradi-e-mezzo-di-separazione.jpgLavoravo con un giornalista inglese, le cui iniziali sono THG. Capite che insieme ad AHS, le mie iniziali, eravamo una coppia da urlo. Lui pelato, con un cappello da cowboy, di Brighton, era inseritissimo in tutto il circuito underground della capitale e non c'era festa o evento musicale a cui non fosse invitato. Aveva amici in ogni locale e bastava presentarsi con lui al bancone di un locale per farsi offrire da bere. Dico davvero, non ho mai beccato nessuno più ammanicato di THG.

A pensarci non saprei neanche dire perché avessimo legato così tanto, ma così era.

Evento a casa dell'ambasciatore norvegese a Londra, Kim Traavik. Suona un dj amico di THG e ci fa mettere in lista. L'evento è per qualcosa di legato al design del mobile in legno, campo in cui l'indistria norvegese è… non lo so, a dire il vero, ma alla festa erano tutti molto fieri di quel campo dell'industria norvegese. Un sacco di giovani ragazze norvegesi, un sacco di industriali del legno.

All'ingresso il mio nome è su una lista. Subito dopo l'ingresso un cameriere indiano di taglia "S" mi porge un calice di champagne e si dilegua sotto i miei occhi. Ogni volta che il mio bicchiere si svuota, magicamente compare un indianino che lo rimepie. Altri indiani portano vassoi con fettine di pane nero, burro e salmone o caviale come non ci fosse un domani.

Salutiamo il dj amico di THG e continiamo a ondeggiare per la casa. Una bella tana, non c'era che dire. Immaginatevi quella del signor Banks di Mary Poppins, perché non ho voglia di descriverla… stringo molte mani, principalmente a magnati del mobile e del legno norvegese. E alle loro mogli. Mi presento come uno scrittore-giornalista italiano. Il mio amico, THG, che invece lavora per il Guardian, dice di scrivere per il Guardian.

Gran scambio di biglietti da visita. Solo che io non li avevo, quindi con le giovani designer norvegesi fingevo di averli appena finiti. Oppure rifilavo quelli che mi erano appena stati dati. "Ma questo è il biglietto da visita di mio padre" "Ops". (È successo).

Mentre sono fuori a fumare un sigaro con i magnati del mobile e stavamo parlando della bellezza delle nostre barbe (ve lo possono assicurare su quanto è vero il mondo) ho chiesto congedo all'allegra combriccola per andare in bagno. Al piano terra della villa dell'ambasciatore, nella parte che ci era riservata, diciamo, c'era un solo bagno con un po' di coda. Principalmente ragazze, un classico. Così inizio a fare conversazione con le giovani designer che sono in fila davanti a me.

Niente biglietti da visita, ma molte amicizie (aggiunte su facebook) e inviti per la sera dopo. Solo più tardi, durante quella sera, ho scoperto che la ragazza con cui stavo parlando era la nipote dell'ambasciatore. Ecco come l'ho scoperto: in un'angolo della casa c'era una foto dell'ambasciatore con la moglie, insieme alla Regina Elisabetta e suo marito. Solo che nella foto la famiglia dell'ambasciatore c'era anche la signorina con cui stavo parlando.

Ora, com'è finita la serata forse devo risparmiaverlo (una questione tra me e il Metropolitan Police Service), però quella foto e quella coda in bagno mi sono tornate in mente mentre leggevo il libro di Domitilla Ferrari. Visti tutti i dati a vostra disposizione, riuscireste a dimostrarmi che non mi sono trovato nella situazione di essere a 2 o 3 strette di mano di distanza dalla Regina Elisabetta?

Probabilmente tutta questa premessa non serve a spiegarvi il libro. Se dunque avete ancora dei dubbi sul fatto che con i giusti contatti si può arrivare ovunque, allora leggete Due gradi e mezzo di separazione.

Spesso quando ci si trova a fare i socialmedia-qualcosa (parlo dal punto di vista della mia piccola esperienza individuale) ci si trova a dover dire cose come "il tasto share serve per condividere, il tasto tweet per twittare" (banalizzo, ma ci siamo capiti) che è un po' come dire che l'acqua è bagnata, per chi già lo sa. Tuttavia rimane il fatto che queste cose vanno dette e il grande lavoro di Domitilla sta proprio in questo, formalizzare in maniera non accademica tutta una serie di riscontri che, se per alcuni di noi possono essere il pane quotiano, per altri sono un utile e importante approfondimento.

A scanso di equivoci, anche chi sa già che il tasto tweet serve per twittare trova degli argomenti interessanti che, anche qui parlo dopo aver tastato con mano, possono tornare utili ogni ogni giorno. E, guarda un po', anche nella vita offline. Se ogni volta che vedete uno status acchiappa-clic (per intenderci, quelli tipo "INCREDIBILE, L'HA RIFATTO non potete credere a cosa abbiamo scoperto –> clicca qui" e scopri una notizia di due giorni prima) vi sentite a disagio, insomma, siete sulla strada giusta.

Due gradi e mezzo di separazione consiglia cosa fare e cosa evitare per acquisire un peso e connessioni online, smonta falsi miti e dona punti di vista (ed esempi) interessanti. È importante leggerlo, se si vuole rimanere aggiornati su un luogo, la rete, dove le connessioni con gli altri sono più semplici da instaurare; ma anche più difficili da gestire.

Domitilla Ferrari, Due gradi e mezzo di separazione, Sperling and Kupfer, 192 pagine, 17 lemuri

Andrea Sesta

Vi parlo del mio mondo perfetto: una biblioteca grande come una casa, una donna adorabile al mio fianco, del cibo delizioso e storie di pirati fino a morire. Mi piace leggere, e quando ho tempo faccio anche il resto.

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