Don Winslow | Missing. New York

Mi chiamo Frank Decker. Ritrovo persone scomparse.

Io, a Don Winslow, ci voglio molto bene. Ma mi sta anche un po' sulle palle. Vi spiego: lui scrive dei gran bei libri e, fin qui, non ci sarebbe nulla di male, anzi. In un mondo popolato da Fabio Volo anche la lista della spesa di mia nonna sarebbe da considerarsi alta letteratura. Però, questi gran bei libri hanno un difetto: sono troppo belli e io non riesco a staccarmi dalle loro pagine e quindi mi dimentico un sacco di cose rischiando, così, di diventare incontinente pur di non smettere di leggere per andare in bagno.

Ho letto Missing. New York mentre ero in treno e, se non fosse stato per quel disgraziato del mio vicino di posto che mi ha riportata alla realtà starnutendomi addosso, ora, probabilmente, avrei missing la mia fermata e sarei sperduta in qualche stazione. Senza nemmeno un bagno pubblico a disposizione.
Leggere Missing. New York in viaggio è stata la scelta migliore che potessi fare. Io sono una che pensa tanto, di continuo, una over thinker o che si fa le seghe mentali, come preferite, e il muovermi spinge questa mia abilità al massimo livello. Mi dimentico del mondo e divento un personaggio.
Leggere Missing. New York per me che, da quando ero adolescente, clicco sul sito dell'FBI per perlustrare la sezione “missing” e mi ossessiono con le storie di sparizioni e rapimenti, è stato come trovare il (mio) posto giusto. Le parole giuste. La storia giusta.
Leggere Missing. New York è un'esperienza. Ma un'esperienza quasi reale e fisica. Anche se in realtà sei con le chiappe sul divano invece che per le strade che dal Nebraska vanno a New York.
Leggere Missing. New York ti sbatte in faccia la brutalità e ti toglie la speranza.

Perché conosco la brutale verità: quasi il cinquanta per cento dei bambini sequestrati e uccisi viene ammazzato entro un’ora dal rapimento.

Leggere Missing. New York ti farà innamorare, anche se sei un uomo, del detective Decker. Un uomo arrabbiato – e io ho un debole per gli arrabbiati – che non rinuncia, che si batte, che corre, che ha paura, che perde e non vince. Perché in una società che prende di mira i bambini nessuno vince.
In Missing. New York tu, poi, rinuncerai, ti batterai, correrai, avrai paura, perderai insieme a lui. E inizierai a guardarti attorno con occhi nuovi. Chiedendoti se. E un po' ti ossessionerai.

Per questo io, a Don Winslow, ci voglio bene ma gli darei, anche, due schiaffoni.

Perché con Missing. New York, nonostante la non originalità del tema – e qui siamo tutti d'accordo, immagino – sforna un'altra opera che, mannaggia i pupazzi, io non mi scorderò. Siamo lontani dalle vette assolute de Il potere del cane ma io nemmeno pretendo che ci torni.
Mi basta questo. Mi basta sentirmi così totalmente coinvolta in una storia da dimenticarmi perfino come mi chiamo. Mi basta non aver bisogno d'altro che di quelle pagine. Mi basta emozionarmi e agitarmi e arrabbiarmi. Mi basta sapere che, in qualche modo, c'è davvero un uomo come Decker da qualche parte in grado di rimettere i tasselli a posto.

Alcuni scompaiono perché vogliono scomparire. Altri si perdono. Altri vengono rapiti. Ma tutti loro hanno bisogno di qualcuno che vada a cercarli. E quello sono io, credo.

Mi basta sapere che, come fanno intuire le righe qui sopra, il signor Don Winslow vuole un po' bene a Frank Decker e che io potrò continuare a provare tutto quel mucchio di roba insieme a loro.

Don Winslow, Missing. New York, Einaudi, 2014

Mareva Zoli

Pretende di essere sopra la media delle persone ma, in realtà, è una cialtrona. Parla poco. Scrive molto. Legge ovunque. Fa cose e non vede gente.

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