Elena Čižova | Il tempo delle donne

Benvenuti a "Brioches", la rubrica di quelli che, oltre ai classici e ai saggi da nerd, vanno anche in libreria per leggersi i libri appena sfornati.

Quando, in Russia, ci si addentra in un qualsiasi negozio di souvenir, si rimane abbagliati dai bellissimi gioielli in ambra baltica, di un arancio così limpido e caldo che sembra quasi siano stati fatti apposta per scaldarsi le mani durante il rigido inverno locale. Il tempo delle donne è proprio questo: un piccolo gioiello d’ambra. Vivido, denso e intriso di storia.

Antonina è una giovane donna, trasferitasi a Leningrado per lavoro. Nessun uomo nella sua vita, ma in grembo una bambina, Susanna. Lo Stato Sovietico le viene in soccorso dandole una stanza nella kommunalka in cui vivono Ariadna, Glikerija e Evdokija, tre anziane donne che si prenderanno cura di madre e figlia. La bimba è sveglia e vivace, ma non parla. E, per paura che lo Stato se la porti via mettendola in istituto, Antonina decide di crescere la piccola in casa. In silenzio, lo stesso silenzio che sonnecchia sulle labbra di Susanna, le tre anziane inquiline alleveranno la bimba come in una fiaba d’altri tempi.

Qui, però, non si tratta di fiabe, bensì di storia e passato. E anche le protagoniste, come la resina,  trattengono il passato dentro di sé; Ariadna, Glikerija e Evdokija – tre nonne, tre donne, perché gli uomini li ha portati via la guerra. Ma arriva Susanna, regalo di Dio, regalo dello Stato. Le vecchie fate madrine riscoprono la gioia; la vestono, la lavano e raccontano, raccontano: favole e ricordi, Biancaneve e il bolscevismo, la guerra, l’assedio. E Susanna cresce, impara il disegno e il francese, ma anche il coraggio e la dignità di chi, la Storia, la porta sulla pelle, viva e brillante come un gioiello d’ambra.

Se Susanna parlerà, e come andrà a finire, lo lasciamo scoprire a voi. E vale davvero la pena di addentrarsi tra le mura della kommunalka, di sedere a sbucciar patate e bere té e ascoltare le tre nonne che raccontano, raccontano.

Il tempo delle donne di Elena Čižova, Mondadori 2011

Silvia Dell'Amore

Silvia Dell'Amore

Dostoevskij diceva che la bellezza salverà il mondo; io dico che lo farà il cioccolato.

6 Commenti
  1. Ahahahaha, il primo commento non vale in quanto per nulla imparziale! Comunque grazie, mamma 😀
    @ Agata: a me “Il tempo delle donne” è piaciuto davvero tanto. Lo consiglio caldamente! E non sembra male nemmeno questo della Torregrossa. Di solito non amo leggere donne che parlano di donne. La Čižova è una felicissima eccezione, parla di donne perché non può, semplicemente, parlare di uomini.

  2. Complimenti per la bella recensione! Come te studio russo, e ho apprezzato molto questo libro proprio per la sua densità di colori, ricordi e profumi… Credo che anche la traduttrice italiana sia stata molto brava nel trasmettere certe immagini. E poi ho adorato la spiritualità delle nonne mista al loro pragmatismo, è una cosa così russa…
    Grazie! 😉

  3. Ciao Elena! Grazie mille a te, sono contentissima di ricevere il parere di una “collega” :). Anche a me è piaciuta molto la traduzione italiana, credo sia riuscita davvero bene. Le nonne sono dei personaggi meravigliosi, e quando vai in Russia capisci quanto sia vero quel che riporta la Čižova: nei produkty, nei musei, alle fermate della metropolitana è pieno zeppo di “babushke” che lavorano nonostante la vecchiaia che incombe. La stessa signora che ha ospitato me a Pietroburgo per qualche settimana, vedova e di 70 anni circa, andava tutti i giorni a lavorare in fabbrica pur di sbarcare il lunario. Ma mai una volta che non mi abbia preparato a dovere la colazione e, ovviamente, l’immancabile the.

  4. Grazie per la recensione: molto bella. E felicissima di leggere il commento di Elena D. sul mio lavoro 🙂 Solo un piccolo appunto: faccio parte di una comunità di traduttori che si battono per la maggior visibilità della nostra figura professionale, troppo spesso trascurata nel mondo editoriale (insieme a tanti altri addetti ai lavori poco rispettati). Sarebbe più corretto (anche perché esisterebbe una legge sul diritto d’autore che lo impone) segnalare sempre il nome del traduttore in recensioni e citazioni. Quindi oltre a titolo dell’opera, autore, casa editrice, anno di edizione, bisognerebbe indicare “traduzione di…”. Non lo segnalo per me, sia chiaro, ma per l’intera categoria professionale. Grazie in anticipo. 😉