Ella Frances Sanders | Lost in Translation

La sensazione è nota a tutti: voler esprimere un concetto e non trovare le parole giuste per farlo. Ebbene, è da poco uscito un libro pensato per tutti noi lessicalmente svantaggiati; si tratta del meraviglioso Lost in Translation, opera scritta e illustrata dalla britannica Ella Frances Sanders pubblicata in Italia da Marcos y Marcos nella bella traduzione di Ilaria Piperno.

Lost-in-translationL'intento di Lost in Translation è chiaro fin dal titolo: si tratta di una raccolta di 50 vocaboli provenienti da lingue di tutto il mondo che indicano un concetto, una condizione o una sensazione molto specifica e vengono per questo definite «intraducibili». La lettura del volume, lo potete ben immaginare, è illuminante, e non solo perché si imparano nuove parole; il vero valore di Lost in Translation, infatti, è quello di mostrare il modo di percepire e affrontare la realtà di una determinata cultura.

Leggere o anche solo semplicemente sfogliare, leggiucchiando qua e là, Lost in Translation è stato molto divertente e appassionante, soprattutto per me che con le lingue straniere ci lavoro e convivo ogni giorno. In un libro del genere a farla da padrone è, ovviamente, il tedesco, ma devo dire che anche giapponese e svedese si difendono alla grande.

Ma veniamo a cosa mi ha lasciato davvero questo libro, e cioè le parole che ho scoperto e subito aggiunto al mio lessico quotidiano:

  • Pisan zapra (malese): il tempo necessario per mangiare una banana. Davvero mi chiedo come ho fatto a arrivare alla mia veneranda età senza questa parola.
  • Jayus (indonesiano): barzelletta talmente brutta che non si può fare a meno di ridere. Ecco, almeno a Natale saprò dare un nome alla sensazione che provo davanti alle battute infelici che contraddistinguono ogni riunione di famiglia degna di questo nome. Sapete cosa intendo, giusto?
  • Sgrìob (scozzese): il pizzicore al labbro superiore prima di bere un sorso di whiskey. Ovvero la naturale conseguenza della sensazione descritta al punto precedente (ma quanto la sanno lunga gli scozzesi?).
  • Cafuné (portoghese brasiliano): l'atto di passare teneramente le dita fra i capelli della persona amata. Beh, direi che anche i brasiliani non scherzano in fatto di saperlalunghismo.
  • Kabelsalat (tedesco): groviglio di cavi elettrici, letteralmente "insalata di cavi". Ebbene sì, c'è una parola tedesca per descrivere la nostra maggiore pena quotidiana. Ovvio.
  • Tretår (svedese): tris di caffè. Gli svedesi sì che hanno il senso delle priorità. Tanto di cappello!
  • Gezellig (olandese): il senso di rassicurante intimità, non necessariamente fisica, che si prova stando con chi amiamo. Amore, amicizia, abbracci, famiglia, accoglienza e convivialià: le cose che rendono bella la vita riassunte in una sola parola.

E per finire, una parola che tutti noi amanti della lettura dobbiamo adottare al più presto:

  • Tsundoku (giapponese): un libro comprato ma non ancora letto, di solito impilato con altri libri mai letti. Una scena che dovrebbe essere familiare per tutti, o sbaglio?

Ella Frances Sanders, Lost in Translation, Marcos y Marcos, 2015.

Alessandra Ribolini

Traduttrice e teacher, ma soprattutto wannabe finta bionda senza averne l'aria

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