Enrico Mazzardi | Soggetti smarriti

Alcune librerie espongono dei cartelli con famose citazioni sulla lettura. Una delle più famose è di Salinger:

Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira. (*)

Leggere un bel libro non mi ha mai fatto questo effetto (DFW a parte). Piuttosto vorrei telefonare ai personaggi: come sta Pickwick nella sua casa di campagna? E la bella Mardou Fox? Frederic Henry? Ci sono migliaia e migliaia di personaggi dei quali vorrei avere notizie. Quando si legge un bel libro è con loro che si fa amicizia, non con l’autore. (**)

Che fine hanno fatto Don Abbondio, Renzo, Lucia e tutti gli altri? Enrico Mazzardi ha raccolto informazioni sulla loro vita – I promessi sposi è un libro che, volenti o nolenti, molti italiani hanno letto – e il risultato è tra le pagine di Soggetti smarriti. Ma non c’è solo Manzoni: ci sono Stevenson, Melville, Pirandello, Süskind, Kafka, Joyce, … Mazzardi ha riscritto le vite dei loro personaggi.

In alcune storie i personaggi sembrano quasi attori al soldo dell’autore, in altre sono più simili al proseguimento dei romanzi dai quali sono tratti, e altri, infine, si distanziano maggiormente. Ce n’è per tutti i gusti, insomma, ma la cosa più bella è che in questo gioco di riscritture (vecchio quanto la prima narrazione) si crea una rete fitta attraverso la quale i personaggi sono liberi di muoversi, di vivere ancora una volta e di incontrare nuovi personaggi. La riscrittura rompe le catene del primo autore.

Così, finito Soggetti smarriti, è impossibile non spegnere la luce e immaginare le vite di tutti i personaggi che abbiamo amato e che nessun – ancora – ha liberato.

 

Soggetti smarriti di Enrico Mazzardi, Il Foglio, 2011

 

(*) La pronuncia Holden Caulfield (Il giovane Holden) parlando di Karen Blixen.
(**) Ok, Holden pronuncia quella frase leggendo La mia Africa, quindi nel suo caso telefonare all’autrice è un po’ come telefonare al personaggio; ma chi di voi, leggendo la citazione in libreria, ricordava a chi si riferiva Holden?

Jacopo Donati

Scrive per Finzioni Magazine e lavora per Bottega Finzioni. Al terzo lavoro con un "Finzioni" da qualche parte avrà la certezza di essere in Matrix o in qualche Truman Show.

5 Commenti
  1. C’è così tanta gente da conoscere al mondo che limitarsi ai personaggi di un libro, esistenti pure quelli certo, ma impalpabili quando non protagonisti di libri hard, che limitarsi agli attori dei romanzi, dicevo, parrebbe un segno di debolezza caratteriale quasi patologica. In fondo non è per evitare questa follia che gli autori hanno escogitato l’epilogo “e vissero tutti felici e contenti”? 😀

  2. Non saprei dire, ma credo ci si possa sbizzarrire molto anche fantasticando attorno alle persone fisiche, dal momento che la gran parte di queste mente e dà modo, a chi se ne accorge, d’immaginarne le ragioni inconfessate… 😉