Eric-Emmanuel Schmitt | Veleno d’amore

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Adagio e con saggezza. 
Chi troppo corre rischia di inciampare

Con Veleno d’amore ho capito di essere una normalissima adolescente col segreto professionale. 
Poi è venuto il colpo di scena.
Ma è stato dopo.
E comunque non ve lo dico.

È vero, in questo libro c’entrano Romeo e Giulietta, l’amore, l’amicizia, Shakespeare… Poi ne parliamo. Ma in verità, secondo me, Veleno d’amore è una narrazione sulla distinzione tra ruolo e persona (o chi ne fa le veci). Soprattutto. Una specie di sociologia in campo pratica.

Il termine ruolo etimologicamente deriva dal francese rôle, contrazione di rôtle a sua volta dal latino ròtulus o rùtula, diminutivo di ròta che vuol dire ruota, disco, giro. In sociologia si tratta dell’insieme dei modelli di comportamento, obblighi, aspettative individuali in base alla posizione.

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Trasliamo: da un genitore ci si aspetta un modello, da un consorte rispetto per l’eterno giuramento, dalla natura una metamorfosi fisica al passo con  le età. Questo sul piano, diciamo così, filosofico. Poi esiste la pratica: il genitore è una donna disorientata, il marito è un uomo che soffre, la natura ha i suoi tempi e qualche anello mancante. Dunque, i ruoli sono cornici, tipo. Che poi girano. Come le ruote. 

​Anouchka, Raphaelle, Colombe e Julie sono, qui in ordine di simpatia per quel che mi riguarda, quattro adolescenti. Adolescente è una variabile complessa in modo trasversale per tutti i ruoli: figlie, amiche, studentesse, studentesse che partecipano alla recita, innamorate, anello mancante nel binomio bambina/donna, portatrici sane di corpo pieno di ormoni agitati, pensatrici compulsive di questioni esistenziali, compensatrici di risposte mancate dalla vita. A parlare con noi sono i loro diari, la loro parte più intima, le versioni personali di tutti i fatti. Ci raccontano come si vedono, dove, cosa provano e l’eccitazione per l’evento dell’anno: l’allestimento di Romeo e Giulietta di cui si fa un gran parlare. Più che una tragedia romantica,

è in realtà una cartella clinica.

In effetti è così. Una questione di veleni, battibecchi e di Giuliette che si inventano i Romeo. Tale la vita adolescente, in parte. E, aggiungo, una questione di interpretazioni. Veleno d’amore, appunto.

Il termine ruolo deriva dal teatro, anticamente gli attori, sul palco, leggevano le proprie battute da un foglio di carta arrotolato denominato rotulus, in latino. Il termine rende bene l'idea della parte che ciascuno recita sulla scena della società, conformandosi alle aspettative ed alle regole stabilite. Nella maggior parte delle situazioni possiamo prevedere il comportamento degli altri e dare alle nostre azioni una forma conseguente. 

È singolare, ma posso affermare che questo libro può essere recensito in parte con un’etimologia. Questa. Quando le azioni in qualche modo deviano è un problema di definizioni. E di conseguenze. Dei ruoli a cui siamo affezionati va riscritta la costellazione. La figlia che si sente spodestata dal ruolo perché al padre capitano le lacrime, un Romeo che scopriamo di esserci solo disegnati in testa, le amiche su cui monitorare i cambiamenti verso l’adultità guadagnata con la perdita della verginità, 

La mia diagnosi? Fondamentalmente non è cambiata. Nel suo corpo niente sottolinea la donna, né i suoi pensieri si rivolgono ad argomenti diversi. Non so se esserne contenta o esasperata. Mi aspettavo modifiche più profonde. 

Sapere che Julia è diventata donna mi ha traumatizzato. È la fine, non sono più al sicuro.

Ma appunto, esistono le persone. E poi le rappresentazioni. Ci sono adolescenti, qui dentro, molto più sagge di tante persone adulte. Ci sono adolescenti, qui dentro, capaci di cose che voi non potete nemmeno immaginare. Ci sono ruoli, qui dentro, che sfuggono alle persone che li abitano. Ci sono ruoli maschili interpretati sulla scena da personaggi femminili, 

I miei amici sono stati d’accordo, si sono messi perfino a scandire il mio nome con le loro voci cavernose, sembrava un coro di cessi rotti. Carino ma atroce.

La migliore letteratura non dà mai le risposte, racconta e basta. Nessuno risolve Romeo e Giulietta. E qui non si risolve  l’adolescenza, ve lo anticipo. Dopo aver letto questo libro, l’unica cosa che vi posso anticipare è che molte afflizioni adolescenziali certi adulti le hanno ancora. Solo che c’è meno spazio di manovra per via dei ruoli. Bisogna impegnarsi nell’interpretazione, in pratica. 

Un distillato ironico e amaro che ha scelto le voci migliori (tanto di cappello Signor Schmitt) per spiegare cose che, nel tempo, in senso sincronico ma pure diacronico, non cambiano di essenza. Si impara che certe interpretazioni sono imprevedibili, che c’è sempre una frase di Shakespeare adatta ad ogni occasione e che spesso accade quello che non ti aspetti. Ma proprio per niente eh…

Ci sono solo due verbi che posso coniugare al futuro con certezza: amerò e morirò. E quindi lo annuncio: prima di morire avrò molto amato!

Dovrò aggiustare la mia maniera di vederla.

O forse no.

Eric-Emmanuel Schmitt, Veleno d'amore, edizioni e/o, 2015.

Licia Ambu

Pensa che avere una sola personalità sia uno spreco di spazio. In fase di definizione a ciclo continuo, ama in ordine sparso nonché intercambiabile un sacco di cose.

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