Ernest van der Kwast | L’ombelico di Giovanna

Certi amori in letteratura sono possibili. Forse è anche per questo che i libri ci piacciono tanto, perché quando leggi alcune storie ti sembrano reali, anche se non credevi potessero succedere davvero.

Per questo quando Ezio riceve una lettera da Giovanna, l’amore della giovinezza mai dimenticato, custodito, nascosto, soppresso, curato, una lettera che arriva dopo sessant’anni di silenzio e che dice “Tiamo” (certi "Ti amo" possono essere solo tuttiattaccati), la prima reazione è quella di alzare il sopracciglio come nell’emoticon di Skype e pensare “questa mi prende in giro”. Ma come lo ami? Dopo sessant’anni di silenzio può essere affetto, idealizzazione, malinconia, ma amore? Ed è questa la magia. Giovanna scrive “Tiamo” ad Ezio e sai che lo ama davvero. E sai che a Ezio manca il fiato, perché quella lettera la aspettava da tutta la vita e adesso è arrivata.

l'ombelico di giovannaL’ombelico di Giovanna, il nuovo romanzo di Ernest van der Kwast, uscito in libreria giovedì scorso per i tipi di ISBN e tradotto da Alessandra Liberati, è una storia d’amore. Nasce davanti al mare pugliese quando Ezio vede – indovina? – l’ombelico di Giovanna, appena uscita dall’acqua con quel costume due pezzi mai visto sulle spiagge leccesi di allora. Davanti a quel mare sboccia quell’amore che cresce annaffiato dall’entusiasmo della giovinezza, lo stupore e il desiderio, tutte quelle cose che quando le senti per la prima volta sei convinto che solo tu le puoi davvero sentire così. 

Quando quell’amore si interrompe il dolore è così grande, così totale, che Ezio parte per Bolzano, dove imparerà a seminare, curare e raccogliere le mele, che sembrano ricevere le attenzioni che Ezio non può dare alla ragazza che l’ha rifiutato, come fossero un surrogato, ma positivo. Chissà se Ezio lo sapeva, che non era abbastanza raggiungere il capo opposto dell’Italia per fare andare via tutto quello che gli aveva riempito la vita anche solo per un po’.

Sessant’anni sono lunghi e piano piano l’autore ce li racconta tutti: quelli di Ezio, quelli di Giovanna, anche se le pagine sono poche. Sembra di vederli passare, gli anni, e sembra di vedere le vite dei protagonisti che camminano da sole, molto lontane e un po’ amare. E quando arriva quella lettera tutto quello che puoi fare è smettere di fare quel che stai facendo, incrociare le gambe sotto una coperta e vedere che succede.

L’ombelico di Giovanna è la storia di un amore che sa aspettare e che ci dimostra che quello che conta, alla fine, è essere sinceri con se stessi, mettersi in tasca l’orgoglio e avere il coraggio di essere felici davvero.

 

Ernest van der Kwast, L'ombelico di Giovanna, Isbn Edizioni, 2013.

 

Silvia Cardinale Pelizzari

Vorrebbe saper scrivere come Rulfo, avere la fantasia di Cortázar e andare a cena con Franzen. Di Finzioni è un po’ ufficio stampa, un po’ co-direttore editoriale.

2 Commenti
  1. Mi hai letteralmente convito con ll’iltima frase: ” …avere il coraggio di essere felici”