La crisi economica attuale e la Grande Depressione hanno parecchie analogie in comune. Ad alcuni vengono facili i parallelismi con le cause che hanno scatenato le due crisi, per altri sono più importanti gli effetti. Per un romanziere, sono gli effetti hanno davvero senso.
La Grande Depressione fa venire in mente Un mucchio di quattrini di John Dos Passos, e Furore (e Uomini e topi) di John Steinbeck, ma la lista sarebbe lunghissima. Un autore che in Italia è pressoché sconosciuto è Erskine Caldwell.
In Libero chi legge Fernanda Pivano lo inserisce nella lista dei must read e racconta la reazione che suscitò in America e in Italia. Negli Stati Uniti passò inosservato fino a quando non ne fecero una riduzione teatrale; da quel momento, il finimondo: cause, indignazione, altre cause, lettere di protesta e minacce di sequestro delle opere dalle librerie. In Italia ebbe un trascorso simile: fu ignorato fino al 1945, quando Luchino Visconti curò la regia della commedia. Non ci furono le cause e l’indignazione, ma ci fu un fenomeno che capita spesso in Italia: l’appropriazione. Caldwell, dicevano i critici, di sicuro si era ispirato a Verga; in realtà, Caldwell era uno scarso lettore (alla faccia di Stephen King et al.), e pur avendo il proposito di leggere un libro all’anno (ogni anno un paese diverso), dichiarò alla Pivano che «questo Verga non lo conosco proprio.»
In Italia quasi tutte le edizioni reperibili sono traduzioni risalenti agli anni ’50. L’edizione pubblicata da Fazi, invece, ha una traduzione nuova, una prefazione di Joe Lansdale, e un progetto grafico (ché anche quello conta), che ricorda le scatole di sigari.
Chi ama Steinbeck amerà Caldwell. La via del tabacco è un libro molto diverso da – per esempio – Furore, ma la differenza è epidermica. In fondo in fondo c’è lo stesso nucleo e la stessa sensibilità ed empatia per il dramma del povero. E si legge ancora meglio, scorrevole come un film.
E se ancora non vi ho convinti, ascoltate William Faulkner: «La via del tabacco: è quanto un uomo, qualsiasi uomo, dovrebbe chiedere alla vita di leggere. Non ha bisogno d’altro».







