Evgenij Zamjátin | A casa del diavolo

Dalle mie parti, quando si fa riferimento ai sobborghi più lontani del paese, o a quei paesini spersi tra campi e colli, si usa dire "in culo ai lupi".

Questo modo di dire porta con sé tutta una serie di significati, oltre a quello meramente geografico, tacitamente condivisi dalla popolazione che proviene dal "centro" (del mio/nostro piccolo mondo). Descrive terre di confine, se non addirittura oltre il confine, il cui limite è quello di una civiltà borghese e cittadina, oltre al quale si trovano la brutalità, la volgarità e tutta la bestialità di un mondo e dei suoi abitanti che vivono ancora ad uno stato brado.

È inutile che facciamo finta che non sia così. La vita contadina, agreste, provinciale, se da un lato ci lusinga con sogni bucolici stile nella vecchia fattoria ia-ia-oooh, dall'altro ci costringe a scendere a patti con il nostro terrore/timore per il diverso, il barbaro, l'uomo del monte che il sabato sera mette a repentaglio la pace di casa nostra in sella al suo motorino truccato.

Questa condizione, in Russia, dove sono molto più poetici di noi, si dice «a casa del diavolo». Il soldato Andrej Ivanyc finisce in una guarnigione lontana che più in lontana non si può, in un cittadina popolata da ufficiali che non hanno nulla del gentiluomo Richard Gere, ma sono macchiette, caricature, personaggi infernali (in chiave dantesca), impossibili e ingiustificabili, che vivono la tediosa quotidianità lontani (ancora una volta) da ogni obbligo morale e civile.

Questo è A casa del diavolo di Evgenij Zamjàtin.

È un libro difficile da leggere, lo ammetto. Ci si può riconoscere un certo umorismo gogoliano, ma questo non ne facilita la lettura. Non c’è un dialogo uno che si concluda con un senso compiuto: frasi a smozzichi, puntini di sospensione, risposte strampalate. Come se fosse proprio il senso delle cose che laggiù, a casa del diavolo, s'inverte o perde (senso).

Ma se riesci venirne a galla da questa lettura a brani che ti immerge in brandelli di vita infernale, ti senti un po' come se fossi sfuggito incolume dalla giungla e avessi resistito all'insensato delirio del Colonnello Kurtz (se ci si può sentire davvero così…). E magari torni a casa, la tua, con una piccola verità in saccoccia (non a caso Zamjàtin era un gran "profetizzatore" e si divertiva a diffondere "la verità").

Io la mia l'ho trovata. Ha a che fare con la normalità e la prossimità. Ora prendo il motorino e vado a raccontarla ai miei amici. Voi trovate la vostra, poi magari ci confrontiamo a riguardo.

Evgenij Zamjàtin, A casa del diavolo, MUP Editore, 2012

Michele Marcon

Mi piace leggere, per questo leggo di tutto: le scritte sui muri, i foglietti illustrativi delle medicine, gli ingredienti sulle scatole di biscotti, le espressioni sui volti delle persone e sì, anche i libri.

5 Commenti
  1. Marcon, secondo lei, può mai essere che un bel giorno ci si sveglia, si va a fare colazione in un bar, si chiede <> e poi si paga sto caffè e ci si mette vicino pure un cioccolatino, perchè ci sta bene dopo il caffè…e qui vengo al punto…una grande Verità incartata in un piccolo cioccolatino che recita così:
    “Quando l’amore vuol parlare, la ragione deve tacere”
    Anonimo.
    Ho messo il resto nella saccoccia e anche questa bella Verità.
    Buona giornata
    R.

  2. Marcon, secondo lei, può mai essere che un bel giorno ci si sveglia, si va a fare colazione in un bar, si chiede <> e poi si paga sto caffè e ci si mette vicino pure un cioccolatino, perchè ci sta bene dopo il caffè…e qui vengo al punto…una grande Verità incartata in un piccolo cioccolatino che recita così:
    “Quando l’amore vuol parlare, la ragione deve tacere”
    Anonimo.
    Ho messo il resto nella saccoccia e anche questa bella Verità.
    Buona giornata
    R

  3. “un caffè per favore!” voleva essere la domanda!
    Vabbè piccole incomprensioni mattutine con la tastiera! Il quarto commento potrebbe essere imbarazzante…confido in questo invio! 😉

  4. Gentile Rubik, le dispiace se ci diamo del tu? 🙂
    Ho constatato, dopo numerose prove e verifiche, che le verità dei cioccolatini fanno bene a seconda del piede con cui si scende dal letto, la qualità del caffè e la dolcezza dell’eventuale guarnizione dell’eventuale brioche. A giorni alterni, insomma.
    Buona giornata a te!

  5. Dalle mie parti, quando un abile lettore ha ragione, ha ragione!
    …e buona serata direi questo punto 😉