Fabio Napoli | Dimmi che c’entra l’uovo

Il sesso è settanta per cento tecnica e trenta per cento istinto,
ma il pompino mio caro è tutta un'altra cosa

Roberto abita a Roma. In Italia. Ai giorni nostri. Basta questo per definire un campo semantico in linea con precariato, più lavori insieme, soldi carenti, come pago l'affitto. Nel suo caso aggiungiamo che si dà da fare e di lavori, nello specifico, ne ha quattro tutti insieme: comparsa in capolavori del calibro di Filomena la gatta che scotta, impartisce ripetizioni di italiano, consegna pizze a domicilio e si destreggia dietro il bancone di un bar. Fin qui la stanchezza, subito dietro la sfiga: perde i primi tre. Come non ve lo dico, ma ecco è una questione di dimensioni, canne e cose così. Se avete avuto l'ardire di considerare pesante la vostra giornata, sappiate che tutto questo avviene in pratica in 48 ore circa. Tanto per.

Così di buona lena, si infiocchetta per le selezioni di un mega fast food. Colloquio scritto e orale. Tempestiva la domanda stronza da test attitudinale di un certo livello: qui si tratta di un uovo. Ve la farei anche a voi, ma sarebbe uno spoiler crudele per un passaggio narrativo spassoso, dopo il quale potrete solo sentirvi integrati a tutti coloro che come voi, Roberto e Marianna, si sono prestati al colloquio collettivo e per tutto il tempo si sono chiesti che accidenti ci facevano lì. E anche che accidenti ci faceva la domanda sull'uovo, lì con loro.

E così è. Ci trovate dentro né più né meno la vostra vita, presente o passata o futura. Con le menate del tanti lavori, magari quattro di cui nemmeno uno degno dei vostri sogni e meno ancora dei vostri studi. I più fortunati a marciare in uno stesso posto da secoli, fottuti dalla scadenza trimestrale e sempre sull'orlo dell'incertezza da rinnovo.

Ma se è per questo ci sono costanti nella vita di tutti, Roberto, per esempio, ha una bicicletta e la psoriasi ansiogena. La sua vita procede con quelle telefonate di mamma a chiedere le tre cose che ogni figlio fuori casa si sente chiedere: come stai? che è successo? quando vieni? E giù a sensi di colpa perché il momento magico in cui volevi davvero chiamare per dire qualcosa è scomparso di nuovo e non ti resta che mettere giù.

A questo punto, un'idea per così dire illuminante, in tempi di crisi, non può che essere la rapina in un fast food. Una roba un po' stile pulp fiction ma con una scelta look un po' diversa. Naturalmente dopo qualche esercizio di riscaldamento precedente, si capisce. Ed ecco La banda dei precari. Intrepidi eroi del nostro millennio, esasperati dalla carenza costante di tutto: soldi, tempo, silenzio. Il nostro, la carina incontrata al collettivo, Marianna per l'appunto, e il coinquilino di lei che accetta, lui e il suo bagaglio di cultura semiserio nerd, rincalzato dall'ipotesi che forse si può tentare di fottere il male anche fuori da Second life.

Scorre veloce che è un attimo. E la cosa dell'uovo che muori dalla voglia di sapere come va a finire… Inoltre, fa sembrare facile girare per Roma in bicicletta, in cambio solo di molto sudore. Questo è già di per sé un miracolo. Per un attimo viene voglia di fare le prove alla Taxi driver davanti allo specchio ed entrare nel primo localino di zona a replicare. Tanto per provare. Io gli appunti li ho presi. Voi?

Fabio Napoli, Dimmi che c'entra l'uovo, Del Vecchio Editore, 2012

Licia Ambu

Pensa che avere una sola personalità sia uno spreco di spazio. In fase di definizione a ciclo continuo, ama in ordine sparso nonché intercambiabile un sacco di cose.

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