Francesco Piccolo | Momenti di trascurabile infelicità

Siamo un popolo di (non) lettori meravigliosamente cattivi o maledettamente buoni. Una via di mezzo? Non esiste.

Alcuni libri, più di altri, scatenano una sorta di Guerra Santa: da una parte i paladini che li difendono a colpi di sciabola, dall'altra i saraceni che tentano di ridurli a brandelli. In questi casi non resta che approfittare di un momento di distrazione delle due fazioni per fuggire al galoppo (con il libro).

31tdwuHpC1L._SY344_BO1,204,203,200_Momenti di trascurabile infelicità (Einaudi, 2015) di Francesco Piccolo è uno di questi libri. Vi suggerisco di lasciar perdere la battaglia delle recensioni (anche la mia, tanto io non le so scrivere) e il fiume insanguinato di commenti sui social network. Appena riuscite a procurarvi il libro, cercate rifugio in un luogo ameno e solitario per ridere a crepapelle. 

Io ho fatto così e mi sono gustata, lontana dal frastuono della ferraglia, le esilaranti avventure di un Piccolo (anti)eroe del mio tempo (e della mia città). Voglio avvisarvi, però. Trascurabili momenti di infelicità fa veramente morire dal ridere. Per questo è assolutamente vietato leggerlo tutto d'un fiato. Certo, dipende anche dallo stato di salute generale del lettore. Più siete in forma, più pagine vi sono concesse al giorno. 

Io ho rischiato di morire di riso inarrestabile e convulso in moltissime occasioni. Per esempio di fronte alle indicibili sofferenze delle feste di compleanno. Solo chi ha provato queste dolorose esperienze  comprende il desiderio qui magistralmente espresso:

Piuttosto avremmo comprato una babysitter – ma comprato, però, che fosse di nostra proprietà per sempre – per fare tutto questo. Poi abbiamo scoperto che babysitter non ne vendono facilmente […] (p.127)

E ho rischiato di farmi la pipì addosso per eccesso di riso dopo aver seguito con troppa empatia lo sfiancamento delle pareti vasali del plesso emorroidario del povero Piccolo (anti)eroe:

Mentre io sono carponi, la faccia schiacciata sul lettino, i pantaloni e le mutande abbassate e qualcosa infilato nel culo, le due donne commentano con calma e con termini scientifici alcune caratteristiche e possibili soluzioni. Ad un certo punto la donna anziana dice che c'è un punto preciso che è il più compromesso, e poi dice all'assistente: ecco tocca tu, vieni. E toglie il dito per far posto al dito dell'assistente. Che dice tra le altre cose: sì, sì, è vero. (p. 109)

Ah ridere, quanto fa bene! E quante vite salva. Penso a quelli che avrei picchiato o aggredito verbalmente e invece, dopo un libro così, riuscirò a guardarli con un sorriso! 

Mi chiedo, però,  se permettete la digressione, perché, ancora oggi, molti si sentano minacciati da un libro esilarante. Non so. Forse la risposta si trova nel saggio di Henri Bergson Il riso (Feltrinelli, 2011).

La tesi di Bergson è che il comico sia un fenomeno con una sua precisa utilità: 

correggere tutte quelle forme di irrigidimento contro la vita sociale che minacciano il suo pieno sviluppo. Fluidità, elasticità, agilità sono insomma le necessarie condizioni della socievolezza umana, e anzi della vita stessa (Raffaele Ariano). 

E così scrive Bergson: 

Ciò che la vita e la società esigono da ciascuno di noi, è un’attenzione costantemente sveglia, che discerna i contorni della situazione presente, e anche una certa elasticità del corpo e dello spirito che ci metta in grado di adattarci ad essa. Tensione ed elasticità: ecco due forze complementari l’una all’altra che la vita mette in ballo. Ne è privo il corpo? Si hanno gli accidenti di ogni genere, le infermità, la malattia. Ne è privo lo spirito? Si hanno tutti i gradi della povertà psicologica, tutte le varietà della follia. Ne è privo il carattere? Si hanno i profondi inadattamenti alla vita sociale, sorgenti di miseria, a volte occasioni di delitto. 

Questa goffaggine nei comportamenti, questa rigidità, questo automatismo nel vivere e nel rapportarsi ai propri simili sono il comico. Libri come Momenti di trascurabile infelicità di Francesco Piccolo  sono come una specie di pilates dell'anima: ora i miei muscoli sociali sono più rilassati. Ho occhi indulgenti per i miei simili mentre il fragore delle Guerra Santa imperversa intorno a questo "piccolo" libro, alimentando pericolosissime (e inutili) rigidità. 

Francesco Piccolo, Momenti di trascurabile infelicità, Einaudi, 2015

Giovanna Iorio

“Avere la libertà di parola non è abbastanza. Bisogna imparare a parlare liberamente.” C. Hitchens

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