Franco Arminio | Geografia commossa dell’Italia interna

Photo Credit: Asimmetrie, Enzo Rea 

Concedetevi una vacanza, intorno a un filo d'erba.

Si apre con l'invito a fare una vacanza Geografia commossa dell’Italia interna (Bruno Mondadori, 2013), l'ultimo libro di un poeta prosatore, Franco Arminio. A proposito di poeti che scrivono prosa, io la penso come Borges (che a sua volta la pensava come Stevenson), il quale diceva che la prosa è la forma più difficile di poesia. Ed è tutto meravigliosamente poetico e difficile in questo libro di prosa. Infatti, come diavolo si fa una vacanza intorno a un filo d’erba? Facciamocelo spiegare da Arminio. A sentir lui è semplice, basta la paesologia ovvero l'applicazione della poesia al paesaggio:

la realtà più reale, il nesso più potente tra le parole e le cose. (p.4)

La nostra salvezza è la poesia che ancora c’è nelle nostre terre, è questa nuova religione che ci tiene insieme, quest’antica bellezza che vogliamo proteggere e accudire.

Arminio è un vero viaggiatore, di quelli che esplorano anche da fermi, mentre guarda il cielo sdraiato sulla panchina (una delle sue occupazioni preferite). Perché, dice Arminio, viaggiare vuol dire varcare confini e, trovato un confine, attraversarne subito un altro. La paesologia (di cui Arminio è il guru) è un esercizio spirituale che insegna a penetrare nel cuore delle cose. Arminio visita paesi all'apparenza ostili, nascosti nelle spina dorsale del Paese, chiusi  tra gli Appennini come frutti con la scorza dura. Non si aprono al primo sguardo e non esistono fino a quando il poeta non li illumina. La luce e il silenzio, dice Arminio, sanno raccontare il paesaggio meglio delle parole, perché le parole si sono consumate, e a volte:

 parlare ci fa sbiadire, ci consegna alla vaghezza, all’irreperibilità. (p.13)

In questo libro, che è costituito da una serie di appunti di viaggio e illuminazioni, non sono le parole a raccontare ma la luce, come in un quadro o una fotografia. Insegna questo la paesologia, a fotografare con il cuore. Ed è bene, dunque, portarselo sempre dietro, il cuore, come fa Arminio:

domani mattina, se vuoi, possiamo andare in un paese. Facciamo quello che abbiamo fatto sempre. Io guardo e tu se vuoi mi fai paura, mi fai credere che ti stai spaccando, lo hai fatto tante volte.

( p. 28)

Incontriamo tanti volti, tanti personaggi in questo libro, tutti memorabili e commoventi. Ma il fedele compagno di viaggi di Arminio è quel cuore storto che sa ascoltare alberi e cose:

Una strada fatta di curve e pale eoliche. Non si incontra traffico. E’ una giornata di settembre né calda, né fredda, la luce non è né bella e neppure brutta, il vento è debole, le nuvole sono lontane, il mio cuore è ancora storto.

copertina3Spingersi all'interno di piccoli paesi sperduti è come un viaggio in un corpo umano. Alla fine si avverte il battito di un cuore, ma prima di entrare nella bellezza commovente dell'Italia interna, si devono attraversare barriere montuose che sembrano ossa. Immaginate un frutto strano e antico: la melagrana. Se non ce lo avete presente ve lo descrivo: una bacca carnosa dalla buccia spessa e pergamenacea, all’esterno ha un colore giallo con le sfumature rosso arancio. Sembra una pietra e non te lo immagini che dentro le  numerosissime cavità, separate da membrane, custodisca qualcosa di squisito che disseta. Il Sud che Arminio offre ai suoi assetati lettori è una melagrana aperta: i minuscoli paesi, raccontati da lui, sono semi porpora, prismi ricoperti da una polpa trasparente, succosa e aspra. Geografia commossa dell'Italia interna è un libro succoso e aspro; le parole di Arminio sanno essere un prisma che mostra la faccia nascosta della luce:

 

Orlo, bordo, confine, selve, monti, mare, alberi, zolla, cane, vigna, nuvole, vacca, Lucani, San Fele, Latronico, panchina, sole, alba, tramonto, e vento, neve, pioggia, e altro vento, e altra neve, e aprile, e il verde di maggio, e il nero di settembre, silenzio senza opinioni, luce senza commenti … (p.7)

Il Sud ha dentro una infinita varietà di forme e colori, basta camminare verso di loro e poi fermarsi ad osservare le facce, i sassi, le porte, gli infissi, i cani, le chiese. Questo libro mi ricorda Camminare di Thoreau. Arminio ci invita a uscire di casa, a mettersi in viaggio, a trascorrere la vita all'aperto:

E' arrivato il momento di rimettersi in cammino, ma senza aloni misticheggianti. Camminare per guardare, camminare perché percepire è più importante che giudicare. (…). E' tempo di uscire, di sciamare nell'esterno per vedere per vedere come ogni giorno qualcosa si disfa e qualcosa si forma.  (p.35)

E così, come d'incanto, appaiono:

il bosco di Faeto (…), una collina come un seno bellissimo verso Biccari (…), l’effetto seppia della piazza di Lucera (…), la cattedrale parcheggiata sul mare di Trani. (p. 80)

Non esistono libri utili o inutili, lo diceva pure Oscar Wilde, solo libri belli o brutti. Arminio ha scritto un libro bello, che inneggia alla bellezza ed è portavoce di un sentimento estetico che riscopre la purezza del paesaggio. Il primo passo verso il cambiamento è proprio questo: andare incontro alla bellezza, cercare i frutti rossi dentro alle scorze dure delle incombenze quotidiane:

sentire il lirismo che c’è in esse: il miracolo di alzarsi e sedersi su una panchina, qualcuno ci manda una parola da lontano, il vento che annuncia la primavera. (p.101)

Arminio invita a scoprire una geografia commossa perché, oggi più che mai

 è la bellezza, la pura bellezza, a commuovere fino alle lacrime (Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray)

 

Franco Arminio, Geografia commossa dell'Italia interna (Bruno Mondadori, 2013).

 

Giovanna Iorio

“Avere la libertà di parola non è abbastanza. Bisogna imparare a parlare liberamente.”
C. Hitchens

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