Gaia Coltorti | Le affinità alchemiche

Avete presente quando fate qualcosa di sbagliato e poi vi dite «Diamine! È sbagliato! Devi smetterla!», ma poi continuate lo stesso a commettere lo stesso identico errore, perché non riuscite proprio a farne a meno?

Tipo mangiarsi le unghie – no, le unghie no!

Tipo andare da McDonald – no, McDonald no!

Tipo ubriacarsi fino a star male e dirsi che sarà l'ultima volta – basta, sto troppo male. Non berrò mai più.

 

E invece.

 

Le-affinita-alchemiche_smallEcco. Leggere Le affinità alchemiche, il romanzo d'esordio di Gaia Coltorti, è un po' la stessa cosa. E il libro stesso è un po' la stessa cosa, perché tutto ruota attorno ad un relazione veramente veramente indecente. Una cosa che non si dovrebbe fare, ma i due giovani protagonisti (18 anni – giovane è pure l'autrice, appena ventenne) non riescono proprio a farne a meno. Giovanni e Selvaggia si innamorano, ma c'è un problemino: sono fratello e sorella.

 

Ma tralasciamo questo particolare. Prendiamo la storia d'amore. Ho letto Le affinità alchemiche non tanto come un romanzo, ma come una sorta di trattato etnoantropologico sull'amore nel 2013 o giù di lì e sull'amore giovane, dei diciottenni di ogni epoca. Davvero, è illuminante: ragazze con le palle, ragazzi che non sanno più corteggiare, poi scopri che le palle della ragazza sono solo una reazione alla sua insicurezza, e di nuovo l'amore, la ribellione contro gli adulti, l'incoscienza e frasi così caramellose che lasciamo stare. Ma l'amore a 18 anni è dolcissimo. E fa male. È uno strazio, un melodramma, «se non mi vuoi mi ammazzo» e cose così.

 

Le affinità alchemiche è un romanzo strano e anacronistico. Gaia Coltorti unisce – come se stesse giocando al piccolo chimico – la vicenda di due ragazzi modernissimi a quella di una coppia di giovani di qualche secolo fa e di Shakespeariana memoria: Romeo e Giulietta. E il composto che ne risulta non è per niente instabile.

 

Mi prenderete per pazzo, ma è un libro che consiglierei a tutti gli adolescenti, specie a quelli con un po' di sale in zucca: leggetelo come monito. Vedete quello che succede qui? Ecco, così non si fa. È sbagliato, cadrete in tentazione, ma resistete! L'amore non è questo. L'amore è un'altra cosa.

E già che ci sono lo consiglio anche ai grandicelli che vogliono fare un tuffo in sensazioni vissute 10 o più anni fa. Mi sono sentito ragazzino per un momento, giuro.

 

E per finire una domanda all'autrice (chissà se legge Finzioni). Ok il grande amore romantico e il citazionismo classicissimo, ma perché questa totale assenza di cellulari, sms, smartphone, whatsapp e stalkeraggi via facebook? Un po' ne ho sentito la mancaza.

 

Gaia Coltorti, Le affinità alchemiche, Mondadori

Michele Marcon

Mi piace leggere, per questo leggo di tutto: le scritte sui muri, i foglietti illustrativi delle medicine, gli ingredienti sulle scatole di biscotti, le espressioni sui volti delle persone e sì, anche i libri.

93 Commenti
  1. Gentile Michele,
    Lei è uno dei pochissimi – lei è il SOLO! – che abbia operato nei confronti di questo romanzo così (evidentemente) difficile da inquadrare, le manovre d’ascolto necessarie e le uniche in grado di far parlare “Le affinità” secondo le strategie che realmente lo abitano.

    Grazie a Dio, qualcuno c’è!

    Così, intanto, questo romanzo è certamente (e prima di qualunque altra cosa) “una sorta di trattato etnoantropologico sull’amore” e, specialmente, “sull’amore giovane”.
    Se poi al posto della parola “amore” scegliamo il nome ancor più preciso che è qui pertinente, e parliamo di “desiderio”, e guardiamo a come Gaia ne interroghi (e magistralmente, e con incantevole perizia ne ridica) le tremende dinamiche, solo se ci si rifiuta di ragionare non arriveremo alle sue adatte conclusioni. Poiché è proprio vero, infine: “il composto che ne risulta non è per niente instabile”! E svela, e dice – è chiaro: “Così non si fa”!
    Certo. Ci mancherebbe, fosse diversamente!

    Ma che non si dovesse fare di questo romanzo una lettura “romantica”, io ho però avuto il vantaggio di saperlo da subito e direttamente dalla stessa Gaia, con la quale ho condiviso la partecipazione a un progetto di monitoraggio sulla scrittura giovanile delle Marche chiamato “Pagine Nuove” (è infatti da tale scrupolosissimo monitoraggio, che esce il romanzo).

    La questione “sms, smartphone, whatsapp e stalkeraggi via facebook” è stata fin da subito suscitata anche dalla redazione di Segrate, e pure qui conosco gli argomenti di Gaia, perché il discorso è venuto fuori, a un bel momento, anche fra noi: “Nel 2008, quando per circa nove mesi ho lavorato alle “Affinità”, l’idea di Facebook appariva meno onnipresente di quanto non avvenga ora”. Unisca a questo, il fatto che Gaia ha persino chiuso il suo, di Facebook, molti mesi fa, e il quadro apparirà, credo, un po’ meno onirico e inspiegabile.

    Nelle mie attese – e forse in quelle dell’editore, certo – di sicuro non c’era questa marea montante di proteste e “scandalo auoprocurato” da parte dei lettori più giovani.
    I fraintendimenti fioccano, e l’errore è stato – credo io – non provare a passare PRIMA per il PUBBLICO ADULTO – che era il principale destinatario del romanzo – e solo dopo, magari, tramite la mediazione degli adulti, provare a raggiungere quello tardoadolescenziale.
    Poi, “Le affinità alchemiche” è un romanzo anche molto sapido, anche molto ghignante, con due protagonisti dalla stronzaggine difficilmente superabile, e certi ne fanno una questione “personale” e ne protestano con l’autrice! Se la prendono con lei! Ma allora quando ti viene incontro una “stronza indomabile” come madame Bovary cosa fai, apri un contenzioso con Flaubert? Ne protesti senza causa col più grande di tutti?
    Siamo nell’assurdo totale, con blogger che pretendono del realismo ingenuo da una cover “elisabettiana”, o delle plausibilità francamente da due lire, invece di apprezzare la contemporaneità sopraffina dell’architettura interna tutta nuova del romanzo di Gaia, il suo sbeffeggiamento delle puttanate romantiche e la messa a nudo delle horrende dinamiche amorose, oggi più di ieri e meno di domani, stradominanti.

    Lei ha svolto una lettura egregia, gentile Michele, nei confronti della quale mi rallegro come si trattasse di qualcosa che mi riguarda personalmente, depressa come mi sento dal veder cocciutamente smoncata ogni possibilità di ragionamento un po’ serio a proposito di questo straordinario esordio del tutto mal compreso (in primis da coloro che ne cantano l’elogio e ti dicono “Alla fine ho pianto tanto!” e “Questo è il vero amore (sic!) che ho sempre sognato di vivere!”
    Comunque – e con ogni evidenza – non puoi dare per scontato che un lettore apportunamente attrezzato arrivi alle conclusioni fluide e nitide a cui Lei sembra essere giunto con naturalezza e facilità, poiché, temo, i lettori attrezzati sono in vertiginosa sparizione ovunque.

    In ogni caso, dopo averci girato intorno per mesi, credo di aver compreso sempre meglio cos’ha, di tanto strano, “Le affinità alchemiche”, e perché sembra così difficile da afferrare. Se Le interessa, con il titolo “Gesù, fate postmoderna luce!”, ne parlo qui:
    http://www.facebook.com/leAffinitaAlchemiche

    Grazie. E complimenti per la “perspicacia mimetica”. E complimenti per la sua sensibilità e intelligenza.

  2. Ho appena finito di leggere un libro vecchissimo ma sempre attuale di Roberto Calasso sull’editoria – un’avventura che il nostro deve aver iniziato nel 1962, a ventun anni (sic!), ascoltando Bazlen parlare di libri unici, all’origine della fondazione di una casa editrice rivoluzionario-conservatrice qual è Adelphi. L’aspetto “conservatrice” mi appare autoevidente, e quello eventualmente “rivoluzionario“ mi interessa meno. Il titolo di questo libro vecchissimo è, (suona ai miei orecchi disabituati), jüngeriano: “L’impronta dell’editore”. La pazienza ironico-tenace di questa presa di parola volutamente (consapevolmente) presente e fossile, mi apre un vuoto in mezzo al petto: Hats Off to (Roberto) Calasso!

  3. Scusate se rispondo in ritardo ma, wow, grazie per i complimenti!
    Chiara, hai scritto un commento lunghissimo e mi pare di capire che tu sia vicina all’autrice, quindi un’interlocutrice ideale per discuterne le scelte tematiche e stilistiche (ma dammi del tu!).
    Come sempre non ho fatto altro che trascrivere le idee che mi vengono in mente quando leggo un libro e vi dico che, nel bene e nel male, Le affinità alchemiche mi ha riportato quasi fisicamente al periodo in cui avevo 18 anni (e forse anche un po’ più tardi) ed è stata una sensazione strana.

    PS. Hats off per Calasso, indeed!

  4. Ma perché noi lettori dovremmo scandalizzarci di un amore nato tra fratello e sorella? E’ vero che è un amore impossibile da vivere, ma non perché l’amore non può esserci (alchemicamente impossibile, chi l’ha dimostrato?), ma è la gente che non ci permette di amare così. Inoltre, se guardiamo indietro nella storia, quanti reali si sposavano con consanguinei? Ce lo siamo dimenticati solo perchè i libri di storia non menzionano tale particolare, ma in realtà se approfondiamo la vita di parecchi uomini e donne di gloriosa fama, possiamo notare che essi hanno contratto matrimonio e si sono uniti incestuosamente ai loro amati, allor sono, quando altro risultava scandaloso, ma non l’incesto.

  5. Cara Michela, secondo me la copula tra fratello e sorella è la cosa meno scandalosa di questo libro. Lo scandalo senza precedenti di Affinità Alchemiche è:
    1. la bruttezza; 2. l’amica del cuore dell’autrice che imperversa su tutti i blog con poemi epici laudanti e insultanti chi non la pensa come lei; 3. il fatto che, nonostante la bruttezza, il libro si configuri come una “costola” estrapolata maldestramente da un vecchio romanzo di consumo senza gloria, scritto da un gran scopiazzatore di Ford, di Romeo e Giulietta, Dumas, ecc ecc ecc ecc, tenuto accuratamente “nascosto”. Se poi mi sbaglio e la Coltorti ha invece detto chiaro e tondo di essersi ispirata a “Colei che non si deve amare” di Guido Da Verona, Vi prego di correggermi.

  6. A Michele: vedo che ti sei lasciato incantare dalle parole sublimi della signorina Malerba! Sta sbocciando un idillio? Attenzione, qui si deve recensire obiettivamente, senza lasciarsi trascinare dal fascino delle scrittrici in Erba! La signorina scrive così bene che ha il potere di ammaliare con le sue parole, infatti si è già fatta acclamare da tutti i più importanti blog italiani…..prova a fare un girettino…

  7. Gentili amici,
    che mi sia spinta un po’ ovunque, in rete, nel tentativo di far presenti (segnalare e difendere) determinate istanze “positive” di sicuro in essere nel libro d’esordio di Gaia (e ultra fraintese), è indiscutibile.
    In alcuni casi, all’inizio, sono intervenuta “in tandem” con l’amica Evita Greco, ma ben presto, valutando che certe letture critiche “in rete” fossero troppo senza appello, a tratti sbeffeggianti e poco o nulla argomentate, a far data dalla metà di marzo ho raddoppiato i miei sforzi e, certo, mi sono meritata determinate proteste e l’appellativo di – edulcoriamo – “rompiscatole”.
    I primi botta e risposta “prolungati” risalgono a trenta giorni fa, con giovani (credo) blogger quali Malitia, Ossimoro, e dopo ancora Michela, e Nasreen, rispettivanmente in dustypagesinwonderland.blogspot.it, http://www.diariodipensieripersi.com, monica-booksland.blogspot.it, sognandoleggendo.net.
    Si trattava di stroncature – Malitia, Ossimoro, Michela; altre, esprimevano riserve e delusione (Nasreen); altre ancora – Elisa, fiumidiparoleblog.blogspot.it – consideriamola “una parte per il tutto”, diceva:

    “Gli scrittori italiani sono così notoriamente… seri. Nel senso negativo del termine. Le commedie non sono il loro pane quotidiano: persino i più scarsi preferiscono cimentarsi in drammoni di epiche proporzioni, che in ogni caso non garantiscono la qualità di un romanzo. Basti pensare all’ultimo ‘caso editoriale’ edito da Mondadori, su cui mi soffermerò soltanto per pochi secondi perché un’infinità di blogger hanno già sufficientemente gettato addosso alla sua autrice tanta di quella m***a che credo ne rimarrà sommersa per il resto della sua (discutibile) carriera. Sì, sto parlando delle ‘Affinità alchemiche’, libro di una bruttezza rara, scritto da una ventenne che forse farebbe meglio a cambiare mestiere”.

    L’elenco dei no, con varianti minime, potrebbe proseguire attraverso ulteriori pareri riportati in altri blog e giudizi (sic!) apodittici e più o meno smitragliati via senza uno straccio di fondamento o con motivazioni del tutto errate, quali wordsinprogress.it, stravagaria.wordpress.com, senzasperanza90.blogspot.it, eccetera.
    Le persone adulte – qualcuna c’è – sono a mio avviso più responsabili delle giovanissime, quanto alla naivete dei loro punti di vista, e comunque, a tutte costoro ho inteso rispondere, argomentando. Di qui, anche, la lunghezza fastidiosa (ma non del tutto evitabile) delle mie repliche.

    La questione “Da Verona” e del suo “Colei che non si deve amare” (1911).
    Gaia lo conosce? Non lo so. Sul Facebook delle “Affinità” ho segnalato “per intero” l’ipotesi in questione, che a me interessa in prima persona. Di sicuro la mappa dei crediti, Gaia l’ha pubblicata alla fine del romanzo, nella paginetta dei ringraziamenti. Vi figurano Nadia Fusini “lettrice” di Shakespeare e John Ford, Girard, de Rougemont, ma non Guido Da Verona. E nel testo, “La signora delle camelie” è citato esplicitamente, ma Guido Da Verona non risulta.

    L’ottimo Michele, ora: con sapidità e ironia – senza le quali, è noto, non si dovrebbe mai congedare neppure un semplice biglietto – unite a sopraffina perspicacia mimetica e intelligenza, Michele Marcon ha centrato un’accoppiata di questioni “decisive” – inerenti l’esordio di Gaia, di cui nessuno, nel corso di centinaia (?) di interventi scritti in proprosito, aveva saputo anche solo lontanamente fare cenno (o presagire) – svelando che:

    1) “Le affinità” andrebbe certamente (e prima di qualunque altra cosa) inteso come “una sorta di trattato etnoantropologico sull’amore” e, specialmente, “sull’amore giovane”;

    2) andrebbe segnalato “a tutti gli adolescenti, specie a quelli con un po’ di sale in zucca: leggetelo come monito. Vedete quello che succede qui? Ecco, così non si fa. È sbagliato, cadrete in tentazione, ma resistete! L’amore non è questo. L’amore è un’altra cosa”.

    A nome della riservatissima Gaia – della quale continuo a non avere notizie dai primi di gennaio (sic!) – e mio sicuramente, daccapo un sentito grazie a Michele.
    Anche per la sorridente pazienza, certo. E l’ospitalità.

  8. Ma alla fine della fiera: tu cara Malerba, cosa dici della straordinaria somiglianza del libro Coltorti a quello del Da Verona? Secondo te cos’è: plagio, piaggio, remake, affinità incestuosa? Io non lo so, so solo che leggendo l’articolo della Deabate mi è venuto un prolasso e mi sono sentita ingannata. Tu che sei istruita e laureata in Lettere che ne dici? SE riesci a rassicurarmi mi fai un favore, perchè non ho voglia di rodermi il fegato per 15 euro spesi in epoca di carestia….

  9. Care Elena e Chiara, interessante trovare un dibattito così acceso in cui entrambe le parti portano argomenti validi e stuzzicanti. Non credo però che andrò a leggere le recensioni negative segnalate da Chiara, ché le recensioni negative in genere mi annoiano. Non credo che leggerò neppure il Da Verona, per ora sto bene così. Però leggerò La signora delle camelie, che mi manca.
    La mia recensione non è un’apologia delle affinità alchemiche, sia ben chiaro, ma nondimeno è un libro che mi ha fatto ragionare, e questo è quello che mi piace nei libri, belli o brutti che siano (se poi il libro che mi fa ragionare è, che so, un lunar park a caso… tanto meglio!).

    Che l’italiano sia portato al melodramma, è cosa risaputa.
    Che il libro della Coltorti sia un plagio non mi importa più di tanto.
    Che le lusinghe delle giovani lettrici possano farmi perdere la bussola, bè, ogni tanto abbasso le difese… 🙂

  10. Cari Elena e Michele, non più tardi di ieri, dopo tre mesi e mezzo ho sentito Gaia al telefono. La prima cosa che le ho chiesto riguardava il Da Verona, e lei mi ha detto che questo autore non l’ha mai letto. Siccome è una persona che sul serio si farebbe tagliare un braccio invece di mentire, io le credo assolutamente. Resta il fatto che “Colei che non si deve amare” rappresenta un interessante “antecedente”, capace d’un suo magnetismo e persino piuttosto leggibile anche adesso.
    La buona stagione pare arrivata, infine, e porterà un po’ di serenità per tutti.
    Un caro saluto. A presto.

  11. Io invece ieri presa da una smodata curiosità ho letto tutto il mattone del Da Verona, rilevando impressionanti coincidenze, di cui ne riporto qui 3 esempi. Ovvio che possono benissimo essere solo delle coincidenze, e d’altronde il repertorio dei romanzi rosa si rifà alla stessa fraseologia vecchia di secoli…

    FISICO DELLA SORELLA:
    Selvaggia era snodabile (p. 100).
    …nelle caviglie, nei polsi, nel collo, in tutte le giunture, [Loretta] aveva una straordinaria pieghevolezza. (p.188)
    ________________
    DELITTO:
    Giovanni: Poi ti eri detto che alla fin fine non avresti mica commesso un delitto, no? Se ti fossi fatto avanti e avessi risposto al suo invito. (p.53)
    Giovanni: “Mica abbiamo ammazzato nessuno, no?” (p.115)
    Arrigo e Loretta:
    La mattina dopo si guardarono in faccia, lividi, come se avessero commesso un delitto (p.362).
    ____________
    VOCE: (le parole “intimo” e “piacere” ricorrono):
    Giovanni:
    non appena avevi sentito pronunciare il tuo nome dalla sua voce, un intimo senso di piacere ti aveva colto. (p.19)
    Anche ad Arrigo piace la voce della sorella:
    Gli piaceva udirla parlare; quella voce […] gli entrava sin nell’intimo del cuore prodigandogli quasi una lenta ed effaticante carezza (p. 257)
    …la sua voce stessa gli prodigava gioia, correva per entro le sue vene, scendeva in lui come una musica divenuta piacere (p.339)

  12. Ma perchè le coppie incestuose, in entrambi i libri (Da Verona e Coltorti) la PRIMA sera che escono da soli escono per iniziativa della SORELLA, che vuole a tutti i costi andare in un posto, mentre lui l’accompagna per farle piacere? E quella sera finiscono abbracciati, anzi, finiscono uno addosso all’altra: Selvaggia ha freddo, mentre invece il corpo di Loretta è percorso da brividi….
    E perchè in entrambi i libri, la SECONDA volta che escono insieme (di sera) vanno entrambe le coppie in un ristorante ai bordi della città quasi in campagna? In quell’occasione, la famiglia informa il fratello del fatto che la sorella è tutto il giorno ch’è NERVOSA (stessa parola usata in entrambi i libri).
    Sia in Da Verona che in Coltorti, all’inizio della storia incestuosa, è la sorella ad andare incontro al fratello per buttargli le braccia al collo, davanti ai loro genitori. Il ricorrere delle coincidenze è spossante. E in questa sede, di certo non esaustivo. Mi sento depressa, anzi mi sta venendo l’esaurimento nervoso. Segnalo tutto a Patrizia Deabate, e quando tornerà, se ne occuperà lei, ch’è stata la prima a sollevare la questione. Non mi resta che piangere.

  13. In effetti le coincidenze sono parecchie, Elena (tra l’altro, sei una specie di Sherlock Holmes letteraria, eh!)
    Una parte di me, quella meno seria, direbbe: magari tutte le coppie incestuose si comportano così…
    L’altra, quella più seria, ribatte: indagheremo.

  14. Grazie Michele del sostegno! Insieme verremo a capo del mistero! Comunque avevi proprio ragione tu al 100% nella recensione: questo libro è la summa delle cose da NON FARE!!! L’estrema giovinezza può essere una giustificazione per alcune follie, ma non per tutte. Certi limiti non andrebbero MAI superati.

  15. Secondo me ed io sono solo un misero lettore vi fate delle seghe mentali da paura. Critici/che letterarie e scrittrici da salotto… valore zero su zero.

  16. Ma chi è adesso questo maleducato????
    Se hai qualcosa da ridire, discuti sui fatti concreti invece di lanciare insulti!!!
    Ma perchè tutte le recensioni delle Affinità Alchemiche devono essere seguite da commenti maleducati e insulti ai blogger?????? E’ una persecuzione

  17. Ciao Michele, Elena V. mi ha riferito tutto. Sono io la colpevole di aver pubblicato l’articolo che l’ha fatta scatenare. Hai ragione a dire che occorre indagare.
    Teniamoci aggiornati. Buona serata!
    Patrizia

  18. Suvvia, come la fate grossa!! La soluzione all’enigma sta nella canzone di Renato Zero: il triangolo no/non l’avevo considerato/ LA GEOMETRIA NON E’ UN REATO…
    La geometria è mica un reato?? Quindi ecco delinearsi il mitico Triangolo d’Oro degli Incesti: Parma (J. Ford, 1600 ca.), Milano (G. Da Verona, 1910) e Verona (Coltorti, 2013). Un triangolo perfetto!!!! Si potrebbero organizzare delle gite letterarie triangolari….Che idea….m’è venuta leggendo Affinità, nel punto in cui c’è scritto “Sardone Tour 2012”. Idea geniale!! (Ma forse non del tutto mia…forse la C. ce l’aveva già in mente lei, per quello che ha lasciato sto “messaggio in codice”?). Bo.

  19. Guardate che chicca ho trovato: in entrambi i libri incestuosi viene invocato Dio, quando si dice che alla sorella il fratello non pare un fratello:
    Selvaggia dice: Non ti ci vedo come fratello p. 44
    Selvaggia aveva avuto ragione, Dio solo sapeva quanta, quando ti aveva detto di non riuscire a vederti come fratello (p. 75)
    Loretta dice: Oh, Dio!….Tu sei così poco mio fratello! (p.207)
    …non sento affatto che tu sia mio fratello…Non mi ricordo nemmeno più com’eri, quand’eri mio fratello, cioè quand’eravamo bambini.(p. 264).
    CHE NE DITE??? Proprio vero che “i libri si parlano tra loro”!!!
    Serena.

  20. A me invece piace discutere di sesso. Ste due sorelle incestuose sono proprio due baga……… : leggetete qui:
    COLTORTI: Tu, Giovanni, eri solo uno dei tanti! Nella tua enorme rabbia, ti eri detto che doveva essere una sua abitudine aprire le gambe col primo che passava! (p. 149)
    DA VERONA: Arrigo dice:
    – Dunque- fece, con amarezza e con scherno- avevi semplicemente bisogno di uno che ti coricasse, forte…Chi fosse costui, poco importava… (p.455)

  21. Ancora domenica scorsa sul Facebook delle “Affinità” comparivano – le ho lette! – un paio di righe realmente spiritose di un amico che si chiama Matteo Pascoletti, interessato all’ottimo buon romanzo di Gaia utile, a suo dire, specialmente come carta per il camino. Con mio stupore, lo “speech act” dell’amico Matteo Pascoletti è scomparso. Ed è un peccato, accidenti.
    Per converso: “Cosa ottieni”, si chiede Joost Houtman sulle pagine dedicate ai libri dell’olandese “De Morgen”, “quando Giulietta è la sorella di Romeo?”
    “Un romanzo d’esordio di una diciassettenne” – traduco io dall’olandese molto stretto di Houtman – “che ti afferra per la gola?”
    “LE AFFINITÀ ALCHEMICHE” dell’italiana Gaia Coltorti è
    “UN ROMANZO INCREDIBILMENTE POTENTE SU UN AMORE IMPOSSIBILE”.
    “Coltorti weet de spanning donders goed op te bouwen… De Bard heeft zijn opvolger gevonden”.
    “Coltorti è abilissima nel tenere in quota la tensione… Il Bardo ha trovato il suo successore”.
    JOOST HOUTMAN, “DE MORGEN”, MERCOLEDÌ 10 APRILE 2013
    http://www.pressdisplay.com/pressdisplay/viewer.asp...

  22. Risposta a Cristiano: sei troppo severo con le due sorelle incestuose!!
    Selvaggia ha avuto una madre “impulsiva, che intraprende iniziative senza fondamenti”, nonchè “libertina” , che cambiava un uomo al mese, facendolo pure sopportare alla figlia!!!
    Loretta invece, la sorella incestuosa del Da Verona, aveva avuto una madre “capricciosa, bizzarra e priva d’ogni senso morale” (pp.386-7 ediz. Pellegrini, Cosenza, 2009), che andava a letto con tutti:
    “ella era già grandicella quando la madre ancora si concedeva gli ultimi spassi, e così aveva imparato a compatirne gli errori con una specie di disprezzo indulgente…(p. 387).
    CERCA DI ANDARE ALLE ORIGINI DEL MALE, CRISTIANO! Cerca di CAPIRE IL PERCHE’ CERTI PERSONAGGI SONO IN UN CERTO MODO!! UNA MADRE COSI’ non c’è da augurarla a nessuno!! Certo che poi le figlie, specie se bellissime, vengono su senza principii morali!!

  23. PS: dico senza principi morali perchè entrambe, Loretta nel 1910 e Selvaggia nel 2013, NON giustificano il sesso incestuoso con la scusa dell’amore sublime.
    Entrambe vogliono andare a letto col fratello, saltandogli addosso, per pura lussuria che passa sopra a tutto, calpestando il tabù. Poi però Selvaggia, al contrario di Loretta, si converte all’Amore, divenendo una sorta di “Giulietta” by Sheakespeare, mentre Loretta, TRADITRICE, resta saldamente ispirata a Annabella dello “sheakespeariano” John Ford.
    Da Verona ha preso da Ford il nome della protagonista femminile. Coltorti ha invece preso il nome del maschio fordiano: Giovanni. Se non è zuppa è pan bagnato, il Triangolo degli Incesti PARMA-MILANO-VERONA è davvero un circuito chiusissimo!!!

  24. Scusate ma: anche nel libro del 1910 il fratello incestuoso era chiamato “sardone sott’olio”??

  25. No, però di fatto pure lui era un “sardone” cioè succube della sorella, incapace di dominare la situazione. Infatti poi hanno fatto la stessa fine i due babbei Arrigo e Govanni!
    Però c’è da riconoscere alla Coltorti l’originalità del conio dell’espressione “sardone sott’olio”: non mi risulta che altri l’abbiano mai usata. Lo stesso dicasi per le “labbra salmonate”.

  26. No, no!!!! Basta!! Elena sta impazzendo a rileggere quel mattone del 1910!!!
    Adesso mi ha telefonato per dirmi che, oltre al fatto che Selvaggia è “snodabile” mentre Loretta è “pieghevole” c’è pure un’altra questione ( assurda!!): Dice che a pag. 102 Giovanni apprezza la SIMMETRIA delle tette di Selvaggia, mentre a p. 340 di Colei c’è Arrigo che apprezza la SIMMETRIA delle caviglie di Loretta. Ma che è sta simmetria???? Ma io quando guardo due poppe secondo voi penso alla geometria?
    A me sta geometria non mi piace….il triangolo incestuoso Parma-Milano-Verona mi fa accapponare la pelle…mi sembra che qui sotto ci sono dei misteri esoterici…qui a forza di scavare finisce che si risvegliano gli spiriti di Ford e Da Verona! e io ho paura!!!

  27. PAURA. Che cosa? Hai scritto che hai paura???
    Guarda io cosa ho trovato, a proposito della paura:
    p. 322 di Affinità:
    “Hai paura?” ti aveva chiesto [Selvaggia] invitandoti a sederti con te sul letto.
    Avevi paura, mio povero buon Giovanni? Da morire.
    p. 249 di Colei:
    – Non avrai più paura, dimmi? … Non avrai più paura stanotte, che c’è tanto profumo? – gli mormorò sottovoce [Loretta] con un brivido che la impallidì.
    …..- Dimmi, dimmi, perchè non vuoi rispondere?-
    – Ho più paura che mai!- rispose [Arrigo] e tremò.
    (Povero sardone stagionato, dico io!)
    MA AD ONORE DEL VERO, occorre precisare che le situazioni sono diverse: nel 1910 il maschio, incalzato dalla (odiosa) sorella, è intimorito all’idea del mostruoso accoppiamento. Invece nel 2013 siamo andati molto oltre: il maschio incalzato dalla (odiosa) sorella con cui s’è già accoppiato, è intimorito all’idea di compiere qualcosa di ben più temerario: il coming out pubblico davanti a circa 300 persone!!
    Il recente libro rispetta rigorosamente il collaudato canovaccio: idillio incestuoso-scandalo pubblico-distruzione vita sociale-ripudio della famiglia-suicidio. E la colpa dei disastri è sempre al 100% della femmina!!! In Da Verona la colpa dello scandalo era di Loretta che fuggiva con un altro per fare la mantenuta (al giorno d’oggi non sarebbe affatto uno scandalo). Qui, invece, l’autrice poteva mettere che i due venivano scoperti da qualcuno e quindi il disastro era causato da entrambi fifty-fifty. INVECE no: ::: Selvaggia conduce, induce Giovanni a fare l’assurdissimo coming out, quindi riescco che lo scandalo con annessa distruzione della vita sociale è ancora causato al 100% dalla femmina, vera burattinaia di sardoni!!! (Il fratello in entrambi i casi subisce tutto) Posso capire il maschilismo d’antan del Da Verona, ma trovo che Coltorti, in quanto scrittrice donna, giovanissima e contemporanea, avrebbe dovuto aggiornare questa concezione pseudo-dannunziana e negativa della donna! Soprattutto in un periodo come questo, di violenze sulle donne, in cui c’è un uxoricidio al giorno.

  28. «Le labbra salmonate» sono un must di Andrea De Carlo, più o meno quando Fiodor Barna bacia Malaidina per la prima volta nella sua (di lui) nuova casa milanese semi vuota. “Uccelli da gabbia e da voliera”, Einaudi, Torino, 1982. «I sardoni sott’olio» ne sono, credo io, un po’ il contraltare parodico. Perché si ghigna, anche, nelle “Affinità”. Così come accade in quelle “elettive” di Goethe, nella meraviglia Bovary dell’inarrivabile Flaubert e in tanto Shakespeare, certo. Tre esempi giganti di scrittura antiromantica, non per caso.

  29. NOOOO!! NON POSSO CREDERCI!!!!
    Le labbra salmonate , in realtà, NON sono un’invenzione della Coltorti??
    Già un altro celebre romanziere (a me poco noto, lo ammetto) aveva coniato questa espressione?????
    Ma mi crolla un mito!!!!
    Allora, stando a quanto dici, l’originalità de “Le Affinità Alchemiche” si ridurrebbe ai sardoni sott’olio, che però a loro volta non sarebbero un’invenzione originale bensì una parodia delle labbra salmonate di Andrea De Carlo??
    MA ALLORA NON C’E’ PIU’ NULLA DI ORIGINALE IN QUESTO LIBRO?? Se non è DA Verona è DE Carlo, se non è Sheakespeare è Ford…. Proprio da te, cara Malerba, non mi aspettavo il definitivo colpo di grazia!
    Eppure intuivo che, con la tua cultura ben più solida e approfondita della nostra, il tuo contributo sarebbe stato fondamentale. Anzi, tu che sei così acculturata, diccelo tu: secondo te, dopo la disamina daveroniana, COSA c’è rimasto di originale in questo libro classificato primo al concorso “Pagine Nuove(!!!)” ?

  30. In attesa del responso, Vi propino questa originale espressione d’amore: il “VIVO PER LEI/DI LEI” che caratterizza il fratello incestuoso in concomitanza con la permanenza al LAGO: un habitat particolarmente vocato alla coltivazione di amori incestuosi, come appare, in singolare coincidenza, sia nel libro Da Verona (probab. L. di Como) sia in Coltorti (L. Garda):
    Giovanni:
    D’ora in avanti, era stabilito, avresti vissuto per lei e soltanto di lei (p. 78).
    (Subito dopo la prima gita lacustre)
    Arrigo:
    Egli non viveva di sé, ma di lei sola viveva … (p.339)
    (Durante la gita lacustre)

  31. Gentile Cristina,
    ci verrà un colpo, così. Intendo dire: secondo il mio modesto punto di vista, dovremmo incalzare meno. Sì. Forse, dovremmo prenderla un po’ meno a incalzare. Anche proprio a partire dall’uso dei cosiddetti segni d’interpunzione. Super espressivi, certo, ma anche tanto “rumorosi” – se mai ci si potrà esprimere in questo modo: ne ho contati forse venticinque, in diciassette righe (tue). E poi, crolli di miti, agnizioni in certo qual modo tremende a ogni angolo di strada, e colpi di grazia, e nodi alla gola per delle interterstualità, infine, piccinine…
    È vero, personalmente dispongo di una cultura gigantesca, ma non me ne va, (sic!) di abusarne.
    Scherzo.
    Se c’è una laureata in Lettere che non sa niente, eccomi.
    Ma gli elementi di originalità del romanzo d’esordio di Gaia sono tanti e tali, da impressionarmi ogni volta daccapo. Non si chiudono in poche settimane contratti di traduzione coi maggiori editori europei, altrimenti, non credi?
    Non sopravvaluto questo fatto delle traduzioni – non credo – ma nemmeno posso considerarlo alla stregua d’un demerito, no?
    Comunque, la disamina dell’escalation del desiderio mimetico è posta con una tale capacità d’attenzione, da parte dell’autrice, da farti trepidare. E personalmente non trepido “per qualunque cosa” ogni nanosecondo che Dio manda in Terra.
    Non sono una “forte lettrice”. Leggo poco, in realtà. E tuttavia, “Le affinità” si lascerebbe misurare meglio, se posto a confronto con dei modelli, con altri romanzi e con le traiettorie di altri libri. Confrontato con differenti biblioteche e segmenti di biblioteche. Kafka, per esempio, è pertinenete, qui? Carver? No. Non penso affatto. L’intonazione complessiva delle “Affinità” contiene, per converso, cospicue partizioni del tutto nuove e originali. Non da ultimo, dovute al fatto che Gaia scrive dopo Girard, per esempio, e la sua teoria dei desideri mimetici. Non voglio abusare della pazienza di nessuno, adesso, ma se vorrai, riprenderemo questo piccolo discorso.

  32. Guardate che la scommessa la vinco io: sono in testa con l’individuazione delle somiglianze (se contiamo tutti i blog)): guardate come sono simili le personalità di Selvaggia e Loretta: tutte e due spregiudicate con il sesso; figlie di madri libertine; venali, calpestanti il tabù…
    Adesso ho trovato questa: la FRAGILITA’ DI SPIRITO/ANIMA:
    Selvaggia: ti eri abitato a osservare la sua ingannevole fragilità esteriore….Poi avevi capito che lei era forte nel corpo, e, forse meno, nello spirito. (p.10)
    Loretta: Nella sua fragile anima succedeva una grande cosa. Tutto il giorno stava pensando a lui…. (p. 231)
    PRATICAMENTE SELVAGGIA E’ UGUALE A LORETTA!!

  33. I furbi (non i fessi come noi) sono capaci di ottenere il massimo risultato col minimo sforzo. Di mimetico io vedo solo un vek romanziere mimetizzato e più andiamo avanti a grattare il make up e più viene fuori la stravekkia mummia.

  34. Sto seguendo il dibattito con molta attenzione, e, insieme ai miei amici, stiamo iniziando a leggere “Colei che non si deve amare” dall’ebook gratuito che si trova su internet. Le questioni sono due: o le citazioni fatte dalle due opere sono false (ma non credo proprio) oppure… Mi sto incazzando come una iena!

  35. Come volevasi dimostrare. L’enumerazione malerbiana delle pretese “originalità” di Affinità Alchemiche è del tutto insufficiente.
    L’enumerazione dei difetti della mia prosa è esatta ma non pertinente in quanto non interessa a nessuno ed anzi allontana dal nocciolo del problema.
    La sapienza alla “Don Ferrante” non ci interessa perchè qui stiamo usando il BUONSENSO e l’EVIDENZA EMPIRICA per scoprire la VERITA’.

  36. Non capisco: “Ferrante” è il cognome dei milanesi fratelli incestuosi del Da Verona. Che significa “sapienza alla Ferrante”?

  37. Don Ferrante è un personaggio milanese dei “Promessi Sposi”. Un sapientone dalla cultura enciclopedica, che sapeva a memoria interi volumi. Disquisiva con raffinati e capziosi sillogismi aristotelici, tirava in ballo i Massimi Sistemi, aveva una dialettica interminabile e logorroica e aveva sempre ragione lui.
    Quando Milano fu colpita dalla peste, costruì un complicato e dottissimo ragionamento in base al quale, a suo dire, aveva dimostrato che la peste non esisteva. Mentre la gente moriva a centinaia e perfino ai contadini analfabeti era chiaro che bisognava fuggire dalla città, lui continuava a sostenere, con ineccepibili argomentazioni, (lui era istruito, mica come i contadini!) che la peste non esisteva. Perfino nel letto della malattia continuava coi suoi sproloqui, finchè la peste non l’ha messo a tacere. Quindi non era in malafede, non era un imbroglione, lui ci credeva veramente alle sue baggianate, al punto di rimetterci in prima persona. Un vero kamikaze. Molto fesso. Il Manzoni è micidiale nel tratteggiare alcuni tipici “tipi italiani”. Quel ramo del Lago di Como….favorevole agli incesti…..

  38. Ah! Ah! Ah! Antifona azzeccatissima. Tantopiù che Malerba, oltre ad aver fatto figuracce con mezzo mondo (perfino da Anobi la vogliono cacciare) non si rende conto dei danni d’immagine che sta facendo proprio a chi crede di difendere.
    Quanto alla coincidenza “Ferrante”, è una prova in più del maniacale “citazionismo” del Da Verona. Ma mi pare che pure i fratelli incestuosi del 2013 hanno un cognome celebre dei secoli passati: Mantegna.

  39. CHE FANNO 2 (O 4) INCESTUOSI IN ALBERGO? ORIGLIANO…..(o pensano di farlo)
    In stanze attigue:
    Affinità, p. 303:
    ….ACCOSTARE l’orecchio a quella parete così muta e indifferente. Ti era parso di distinguere la vibrazione dei suoi passi leggeri, un trapestio sommesso o qualcosa, unito a un’idea di lei intenta a disfare in fretta il bagaglio. Non SENTIVI proprio niente, in realtà. Stavi per venir via da quella ridicola postura da paggio agente segreto, quando ti eri reso conto dei suoi passi che, ora, si avvicinavano alla parete.
    Colei, p. 359:
    Trascorse un tempo che a lui parve infinito, poi gli sembrò di comprendere ch’ell’avesse cominciato a svestirsi. Non più intese per il pavimento il rumore de’ suoi tacchi sottili, ma il camminar soffice di due pianelle che andassero frettolose; allora ebbe la tentazione d’ACCOSTARSI all’uscio interno, che li divideva, e mettersi ad ASCOLTARE. Ma subitamente invece la porta verso il corridoio s’aperse, ed ella entrò.

  40. IL LAGO E’ IL RIFUGIO PER GLI INCESTUOSI CHE LI’ SI SENTONO LIBERI DI AMARSI:
    Giovanni, al Lago:
    “Questo è il nostro paradiso” avevi sussurrato “Qui non c’è niente che possa impedire il nostro amore. Qui siamo noi stessi e qui tu sei solo mia…” ( Affinità, p. 213)
    Mentre Arrigo, al Lago:
    La città era lontana, quasi dimenticata; nessuno li conosceva in quel sereno golfo lacustre….Egli non aveva più il terrore che alcuno sorprendesse il suo segreto… (Colei, p. 338).

  41. Io non c’entro nulla con la vostra scommessa, ma mi permetto di intromettermi. Io e la mia ragazza Stefania ci siamo regalati a vicenda “Le Affinità Alchemiche” a San Valentino e quindi l’abbiamo letto entrambi. Ho seguito passo dopo passo lo svolgersi di questa polemica sul Da Verona che m’interessa molto, essendo un “consumatore”. Oggi ero a letto con l’influenza e la mia ragazza mi ha tenuto compagnia tutto il giorno, e abbiamo letto a turno “Colei che non si deve amare” (solo la seconda parte) tenendo sott’occhio il libro della Coltorti. Trovo molto strano che la Coltorti sostenga di non avere mai letto il Da Verona, come c’è scritto in questo blog, in un commento lasciato da Chiara Malerba che dice di averglielo chiesto espressamente per telefono. Non mi addentro a formulare giudizi per i quali penso che ci siano delle autorità preposte che dovranno giudicare. Mi limito a lasciarvi questa “perlina” di somiglianze che non era stata ancora individuata:
    PREOCCUPAZIONI DEL FRATELLO PER IL FUTURO:
    Giovanni (Affinità Alchemiche” (p. 190):
    Sapevi bene che quel suo ex che oggi s’era intromesso fra voi altro non era che il preludio di ciò che sarebbe venuto dopo. Un GIORNO vi sarebbe stato un ALTRO, poi un altro ancora, e ogni volta lei te l’avrebbe presentato come il suo nuovo fidanzato…
    Arrigo (p. 353):
    Verrebbe inevitabilmente un GIORNO, e forse non troppo lontano, nel quale diresti a tuo fratello: “Rendimi ora la mia vita perch’essa è mia e voglio viverla”. Ma pensi allora che io potrei cederti ad un ALTRO?

  42. RIMPROVERI AL FRATELLO:
    Osservate con quale ammirevole simmetria, nei due romanzi incestuosi, la famiglia RIMPROVERA il FRATELLO per come si comporta con la sorella:
    A Giovanni in “Affinità Alchemiche” viene detto:
    “….influenzi tua sorella per il peggio!” (p.267)
    Ad Arrigo in “Colei che non si deve amare” (1910) dicono:
    -Tu le dai troppi vizi!- (p. 211)

  43. Ragazzi, mi state portando a credere che ci sia veramente l’inghippo… ma provo a fare l’ingenuo. Secondo voi non è possibile che in due epoche diverse due autori diversi scrivano due libri praticamente uguali? (senza copiare, ovviamente)

    In ogni caso, per non sbagliare, stiamo raccogliendo tutte le vostre segnalazioni. C’è talmente tanto materiale da fare un vero e proprio reportage sul triangolo Ford-DaVerona-Coltorti

  44. Tutto può essere. Io ho letto il Da Verona a 13 anni in un’edizione che aveva in casa mia nonna. Il romanzo mi ha sempre inquietato, come pure l’autore stesso, che si suicidò allo stesso modo del suo personaggio incestuoso Arrigo. Ebbene, secondo me lo spirito errabondo del Da Verona non ha pace e continua a dare tormento alle giovani fanciulle: non c’è da stupirsi che il vecchio sporcaccione le “possieda” di notte mentre dormono. Tutti sanno che gli spiriti possono entrare nel corpo dei medium e parlare con la loro voce attraverso di essi. Avete presente Whoopi Goldberg che in Ghost parlava con un vocione che non era il suo?? Forse possono entrare nella mente di chiunque! Sono terrorizzata da questa escalation di citazioni incrociate. Non so se scoprire lo “scheletro nell’armadio” sia una buona idea: a me gli spiriti mi mettono una paura tremenda!!! Pare proprio di essere dentro ad uno Scary Movie!!!!!!

  45. Anche se uno copiasse, non mi darebbe il minimo fastidio. Nella letteratura contemporanea, anche solo cambiando una virgola si crea un’opera nuova. Pensiamo anche solo alla traduzioni dei vari autori russi in italiano, ogni traduttore cambia (di poco o di tanto poco importa) il testo originale, riproponendo una versione nuova e di fatto un libro libro nuovo. Oppure Michele Danesi (e altri finzionici) stanno leggendo l’Ulisse di Joyce ritradotto da Celati. C’era bisogno di una nuova traduzione? Sì, ma solo se la nuova traduzione dona qualcosa di nuovo e unico al testo originale e, inoltre, dona qualcosa di nuovo ai lettori. Come la traduzione, anche il plagio letterario è la riproposizione di vecchi contenuti aggiornati alla luce del tempo. Bene per chi se ne accorge, ma non c’è nessun dramma. Anzi, tutto di guadagnato per i lettori creativi, ovvero i lettori moderni.

  46. Ah, quindi tu non ti scandalizzi nè per scopiazzature nè per plagi!
    Anch’io non avrei avuto nulla da eccepire, se avessi trovato sulle Affinità Alchemiche una fascetta con su scritto “Arrigo & Loretta oggi”, anzichè “Romeo & Giulietta oggi”. Vero però che il romanzo è stato da subito presentato come uno “Scary Movie” (proprio!) cioè un collage di CITAZIONI letterarie cucite insieme …. Ma comunque la colpa secondo me è tutta dello spirito di Da Verona. Strano però che lo spirito volesse mantenere l’anonimato….

  47. Gli autori passano, i lettori restano. Leggere Da Verona alla luce di Coltorti sarebbe interessante, a questo punto…

  48. La questione della mummia. Ecco un accenno realmente ben posto. Se prestando ascolto all’atto linguistico che lo supporta e lo lascia essere, potessimo compiere un piccolo sforzo ulteriore così da intraudire l’appello che l’accenno ci rivolge in quanto lettori, nel provare a rispondergli correttamente, (con stupore) già ci troveremmo bene al centro delle “Affinità alchemiche”.
    Fra parentesi, ed è un certo tempo che lo faccio presente, ma nel 2013 i libri andrebbero difesi (anche) dagli autori; e se non proprio “difesi”, almeno “illustrati”, “commentati” – QUALUNQUE COSA, meno questo silenzio senza costrutto dell’Autrice, la quale non risponde neppure alle domande di lettori che nei confronti del suo libro si mostrano ultra benevoli…
    Comunque, il presente blog, illuminato dalle felici (fluide) intuizioni di Michele Marcon (di cui nel mio piccolo ho già detto), ha il merito di produrre degli scambi non del tutto inerti, fra quanti, in questo momento, lo animano.

    Dunque: “Più andiamo avanti a grattare, e più viene fuori la stravecchia mummia”.
    Se prendo sul serio questo enunciato di cui sono innegabili le curvature spiritose – il sentimento della battuta che (sorridendo) sbotta “Ma non vedi?, più ci vai dentro e più ti ritrovi davanti al “sempreuguale” vecchio come il cucco!” – se prendo sul serio l’enunciato, insisto, vedo che al suo centro brilla, risuona, insieme alla frustrazione per una scoperta che invece di sorprenderci, delude – brilla e risuona, è innegabile, la parola “mummia”. Qui, in particolare, accompagnata da nessuna vibrazione di raccapriccio (come viceversa t’aspetteresti a causa del macabro ritrovamento), bensì subito sgonfiata – la “cosa mummiesca” – dall’idea di “solita” implicata dalla nozione di “stravecchia” – dall’idea di “solita-vecchia-mummia”: “Qui, amici cari, più andiamo avanti a scavare, e più viene fuori la solita vecchia mummia!”

    La mummia.
    Questo reperto che di per sé potrebbe forse risultare preziosissma in qualche campo del sapere ben specifico, ma che di certo non suscita nessun “Eureka!” e nessun “Urka!” di contentezza o sorpresa, simili a quelli che produrrebbe il ritrovamento di un antico forziere contenente un tesoro.
    Qui, infatti, al posto di gemme preziose e favolosi monili ritroveremmo, scava scava, solo dei “resti” persino “tristi”: in sostanza, un cadavere (più o meno ben) “conservato”, una spoglia, un “resto” a cui si sarebbe data sepoltura e che all’inizio nemmeno vedevi, ma che dopo un adatto “scavare”, si mostra: “Eccola, che ti dicevo? Vedi? È la solita vecchia mummia!”
    Intendendosi, all’incirca, i resti (il lascito d’una lezione romanzesca?) d’uno scrittore ebreo di narrazioni di consumo scomparso alla vigilia della seconda guerra mondiale e certamente chiamatosi, in vita, Guido (da) Verona…
    Ma a parte ogni altra considerazione, attestandoci in modo saldo di fronte alle nozione di “solita vecchia mummia”: non è vertiginoso, che il linguaggio riesca a intercettarne la “presenza” (e sappia ridirla) COMUNQUE? Indipendentemente dal parlante e da colui che, direbbe forse il primo Foucault, “prendendo la parola”, anche e soprattutto si lasciasse “avvolgere da essa”?
    “Più andiamo avanti a grattare il make up, e più viene fuori la stravecchia mummia”.

    Ebbene, anche la nozione di “make up” – che all’inizio ho lasciato indietro, si lascia “intraudire” come una straordinaria produzione di senso.
    “Make up”, in quanto sostantivo, è innanzitutto un “trucco”, come ognun vede.
    Ma in quanto forma verbale, “make up” significa “costituire”, “inventare” e “tramare”; ma anche “perdonare”, “fornire ciò che manca”, “procedere all’azione di truccarsi” e, persino, “recuperare qualcosa”.
    Se uno scrittore non prende un po’ sul serio tutto questo – una gamma talmente formidabile di “oscillazioni” e “accenni” irradianti da una “semplice” parola – allora, credo io, è uno scrittore “da poco”. E anche il lettore, com’è ovvio, e un lettore “da poco”. E il critico, anche. E l’editore, certo…
    Nel mentre eventualmente mi cacciano da Anobii o non mi cacciano – sai che paura – mi rendo comunque conto che non posso tediarvi impunemente con l’ascolto dell’enunciato che dice: “Più andiamo avanti a grattare il make up, e più viene fuori la solita vecchia mummia”…
    Esso infatti dice: “Più andiamo avanti a grattare ‘il trucco’, e più viene fuori la solita vecchia mummia”; e dice anche: “Più andiamo avanti a grattare ‘ciò che fornisce quel che manca’, e più viene fuori la solita vecchia mummia”; e nel contempo dice: “Più andiamo avanti a grattare ‘ciò che recupera qualcosa’, e più viene fuori la solita vecchia mummia”… E infine dice: “Più andiamo avanti a grattare ‘cos’è perdonare’, e più viene fuori la solita vecchia mummia”…
    Grattare “il trucco”; grattare “ciò che fornisce quel che manca”; grattare “ciò che recupera qualcosa”; grattare “cos’è perdonare”: più proviamo a grattare via tutto questo, “e più viene fuori la solita vecchia mummia”.

    Molto bene. A costo di mostrarmi “apodittica”, lasciatemi dire in via breve che “LA SOLITA VECCHIA MUMMIA” è, nelle “Affinità”, il DESIDERIO.
    Per citare Hitchcock: la vicenda incestuosa fra Giovanni e Selvaggia è il “MACGUFFIN”, mentre completando l’enunciato dell’amico Cristiano (aprile 20), il DESIDERIO SVELATO “GRATTANDO VIA” si lascia riconosce e svelare proprio come “LA SOLITA VECCHIA MUMMIA”.

    Ne “L’amore e l’Occidente”, Denis De Rougemont analizza in prospettiva storico-cronologica il concetto occidentale dell’amore, e lo fa a partire dal mito di Tristano e Isotta, individuando in questo “antecedente” del “Romeo e Giulietta” “non già un amore per l’altra persona coinvolta nel rapporto amoroso, bensì un amore per l’amore” – un amore “narcisistico” in cui “l’enfasi risulta posta sull’autoesaltazione dell’amante, piuttosto che non sulla relazione con la persona amata”. Ora, l’amore che si sviluppa nei romanzi medioevali e nella poesia trobadorica è esattamente questo: un AMORE ATTRAVERSO GLI OSTACOLI e, anzi, un vero e proprio amore PER gli ostacoli, così che infine non vi sarebbe alcun AMORE se non questo – davvero stranissimo – SOLO PER GLI OSTACOLI.
    Guardare al mito di “Tristano e Isotta” (e al loro amore ostacolatissimo narrato nel primo romanzo occidentale) per ridire, con de Rougemont, come sia proprio da tale contesto che, sia pure senza saperne più nulla, i nostri attuali “modelli amorosi” derivano – fatti propri dai letterati romantici e, oggi, ovunque ripresi da Hollywood e da tanta romanzeria sentimentale per lettori senza pretese.
    Detto diversamente: un conto è scrivere storie d’amore commerciali per un pubblico YA (penso, per esempio, all’anodino e larmoyante “Proibito”di Tabitha Suzuma), e un conto è fare di tutta questa romanzeria tipo “harmony” (anche) una parodia consapevole – per esempio nello stesso modo in cui “L’abbazia di Northanger” di Jane Austen è una parodia del romanzo sentimentale e del romanzo gotico – ma in più utilizzando dispositivi conoscitivi contemporanei come quelli messi a nostra disposizione dagli studi di de Rougemont (e insisto René Girard), il tutto a partire da una “cover” che guarda a Shakespeare e John Ford.
    Tornando alla solita, vecchia “mummia”: de Rougemont e Girard l’hanno scovata, all’interno del romanzesco occidentale, una volta per tutte: il sarcofago è scoperchiato, e noi sappiamo perfettamente cosa cercare e dove guardare.
    AMORE ATTRAVERSO GLI OSTACOLI e AMORE, infine, SOLO PER GLI OSTACOLI: Gaia Coltorti ha il merito di prenderne uno realmente poco sormontabile – il divieto dell’incesto – e tramite “Le affinità”, che come ha perfettamente compreso Michele Marcon è innanzitutto “una sorta di trattato etnoantropologico sull’amore”, “sull’amore giovane (per-gli-ostacoli)”, e per ciò stesso sul desiderio tout court e le sue escalation rivalitarie, svelarci quel che la narrativa di consumo (il buon mestierante da Verona incluso), non può che occultare: la verità romanzesca del desiderio triangolare, a fronte della menzogna romantica sull’amore ancora adesso (ovunque) imperante.

  49. Oh, no!! Scary Movie! Siamo dentro la parodia di un film dell’orrore!! Qualcuno ha nominato la MUMMIA ed ecco arrivare tra noi il redivivo Don Ferrante dei Promessi Sposi, con le sue dottissime prediche incomprensibili!

  50. Scusa Malerba, è lapalissiano il fatto che quella gran rogna che è l’amore sia uguale da secoli, con tutto il suo armamentario di gelosie-egoismi-pazzie-triangoli-perversioni-infelicità-morte. La letteratura NON può non tenerne conto, però questo NON PUO’ servire come giustificazione per tutto, ma proprio tutto…tutto tutto tutto…
    E poi tu veramente, essendo stata concorrente a Pagine Nuove, a rigor di logica (se la logica esiste) dovresti adottare un atteggiamento affatto opposto dinanzi a questa sfilata di perle gemelle, che, ti avverto, non è ancora finita…

  51. A PROPOSITO DI NOMI E SESSO SELVAGGIO
    Io sono innamorato di Selvaggia. Anche di Loretta. Mi eccitano ma mi suscitano un incontrollabile sadismo, proprio per il dominio che hanno sui sardoni. Ma non tutti i maschi sono sardoni! E stasera io ve lo dimostrerò!
    I nomi. Perchè Giovanni e Selvaggia? Da dove arrivano questi nomi? Giovanni lo sappiamo: era il protagonista della parmigiana tragedia incestuosa di John Ford. E Selvaggia? Oggi ho capito che il suo nome arriva da Guido Da Verona, preso in blocco insieme al personaggio femminile.
    Entrambe le sorelle incestuose sono selvagge:
    COLTORTI: …ti eri sorpreso a pensare che lei era SELVAGGIA non solo di nome…(p.34)
    DA VERONA: Qualcosa di aspro e di SELVAGGIO era pure in lei (in Loretta), nella sua bocca per solito così ridente. (p.359)
    Sapete da quale contesto è estrapolata questa frase? Loretta sta braccando Arrigo senza pietà, perchè vuole arrivare per forza alla “consumazione”! Come una bestia selvaggia, carnivora, che dà la caccia alla sua preda. Sembra SELVAGGIA by Coltorti quando strappa le mutande a Giovanni!
    (L’una aveva la bocca feroce, l’altra usa le unghie…)
    Comunque, ci saranno chissà quanti milioni di libri in cui una donna è definita “selvaggia”. MA grazie alla prefazione di Scappaticci a “Colei che non si deve amare” ho capito che la selvatichezza è l’essenza di Loretta e ragion d’essere dell’incesto:
    [Loretta] Incarna il topos della femminilità “naturale” e istintiva, che si abbandona senza pudore alle passioni e non ha i dubbi e le esitazioni del fratello. (p. 23)
    Vedete? Loretta è SELVAGGIA: se così non fosse, se avesse educazione, principii, regole, e non solo istintività, non si offrirebbe al fratello e quindi niente storia incestuosa.
    A proposito di Selvaggia by Coltorti, l’istintività di cui scrive Scappaticci le calza a perfezione: è impressionante la logica con cui dice al fratello: “Se piace, è lecito”. (Affinità, p. 157).
    Il sardone Giovanni ha commesso un sacrilegio in nome dell’Amore. Lei invece soltanto per il piacere.
    Anche Loretta è selvaggia: vuole andare a letto col fratello solo perchè è un figo della Madonna! (EDONISMO DANNUNZIANO)
    A me queste donne dissennate, senza cervello, lussuriose al massimo, SELVAGGE, piacciono….da morire! No, non voglio morire! Non voglio far la fine dei sardoni!
    Per chiudere in bellezza Vi lascio un pensiero osceno del sardone stagionato:
    [Arrigo] concepì la gioia SELVAGGIA di poterla tramortire… (p.270)
    Vi lascio immaginare di quale tramortimento si tratta…..

  52. Caspita, i miei complimenti, Claudio! Non so chi tu sia ma dopo questo commento so per certo che hai un’acutezza notevole!
    Cogliere questo aspetto sotterraneo ma di primaria importanza non era così facile.
    Comunque, a proposito del tramortimento, il Da Verona riletto ai giorni nostri fa ridere, soprattutto quando vuol essere osè…..Ogni volta che stanno per arrivare al dunque succede sempre qualcosa… Il “dunque” lui lo chiama il “momento della dedizione”, mentre quella benedetta imene da rompere sembra una scatola di sardine che non si può aprire….Ops! Sardone, sardine…sono stata contagiata dallo slang coltortiano. In effetti la Coltorti è stata capace di estrarre l’essenza dei personaggi incestuosi: è innegabile che Arrigo sia un sardone (Scappaticci lo definiva “inetto”), mentre il nome perfetto per la sorella è proprio Selvaggia…

  53. @chiara malerba: che commento luuuuuuuunghissimo! 🙂 Io di solito rimando tutto lo scibile sul discorso amoroso ai frammenti barthesiani, per tutto ciò che riguarda il desiderio leggo La ragazza dagli occhi d’oro di Balzac. Anche Zadig di Voltaire è un bel colpo.
    @tutti: tanta stima, veramente. Non credo di avere la passione per mettermi a leggere in maniera comparatistica la Coltorti e il Da Verona.
    Anche perché, in fondo, la penso come Andrea Sesta. Il postmoderno ci ha fatto conoscere il citazionismo in tutte le sue salse e oggi la concezione stessa di autore – e quindi di opera – andrebbe considerata con una certa fluidità. Basti pensare al Tristano di Balestrini, romanzo mutiplo, romanzo in numerose varianti, tanti romanzi (e l’autore scompare).
    Ciononostante è innegabile: la bega Coltorti-Da Verona, come tutte le beghe, è stuzzicante e stimola la curiosità morbosa.

  54. Ciao Michele! Hai visto come sono bravi i ragazzi dell’Associazione Porto d’Arti?
    Sono un gruppo di studenti dai 16 ai 23 anni, che aiutano me e la presidente nell’organizzare gli eventi dell’associazione. Si fanno un mazzo così senza pretendere nulla in cambio, solo per amore disinterresato della Cultura, solo per la soddisfazione di fare un lavoro ben fatto. Come si dice, “lavorare per la gloria”. In questa storia si sono sentiti “toccati nel vivo” e si sono scatenati. Ma vedo che anche tu sei stato molto bravo ad attirare nuovi interlocutori che hanno portato contributi innovativi in questo dibattito. Ti faccio tanti complimenti per il blog, a presto!

  55. Scusa Michele ma non capisco. Io ho solo 17 anni e non conosco gli autori che citi. Vado a scuola (e infatti sono nell’aula d’informatica adesso) e a scuola ci dicono sempre che non dobbiamo copiare perchè è un imbroglio e poi se copiamo non diamo prova del nostro valore, nè agli altri nè a noi stessi e poi non riusciamo a “crescere”. Tu non la pensi così?

  56. Teresa, sul copiare provo a dire una cosa. Ovviamente al liceo (ma anche dopo e in generale della vita) copiare è sbagliato. Ma quando si parla di libri o film o dipinti, a volte il discorso cambia.

    Hai presente Quentin Tarantino? Guarda questo filmato https://www.youtube.com/watch?v=XuQtlrrWjCQ e vedrai che molte delle scene che ripropone in realtà sono “copiate” da altri film. Stessa cosa per alcune canzoni di Elio e le storie tese. Stessa cosa anche per i libri. Ad esempio, Lolita, il romanzo di Nabokov, era già stato scritto anni prima sotto forma di raccoto da un’altro autore.

    Quindi? Si può copiare senza citare la fonte?

    Sì, ma solo se stai facendo un’opera artistica e chi ti guarda sa (anche se non lo dici) che stai copiando. Altrimenti è come se scrivi una poesia per qualcuno e termini con “e m’illumino d’immenso”: non vale, stai barando! 🙂

  57. Sono pefettamente d’accordo. Ad es. Scary Movie è palesemente una scopiazzatura-parodia di altri film. Ad es. Duchamp fece la “Gioconda coi baffi” ma tutti sapevano benissimo che l’originale era di Leonardo, non di Duchamp. Le reminiscenze di altre opere ci sono in quasi tutti gli scrittori e i poeti. Perfino un’opera superba come Via col Vento è palesemente ispirata a Cime Tempestose, ma nessuno può negare a Via col Vento un’originalità assoluta, che trascende il modello. Dimmi: ho capito ciò che tu intendi dire?
    Ma qui, mi pare che il troppo stroppia. Il negazionismo puzza. Sono portata a pensare che questa situazione rientri nella casistica che tu hai etichettato con “stai barando”. O sbaglio?

  58. Dopo la vertigine del “Pierre Menard autore di Don Chischiotte” condotta in qua da Jacopo Donati; il “Tristano” (1966) di Balestrini ricordato da Michele – “il romanzo è un’altra cosa, non è più per niente conoscitivo e ne farebbe un uso improprio chi volesse con esso toccare la realtà… Cos’è allora? […] Un meccanismo costruito, inventato, riposto su un ingranaggio di azioni ” (sacrificali?, sarei tentata di domandare qui e ora senza l’ombra d’un rimorso) – e il “Tarantino” pedagogico e meraviglioso di Andrea Sesta, finalmente prendiamo quota. Con tutto che Gaia – credo io – magari non sarà una conoscitrice “filologa” di Borges (e Beckett), Balestrini, Burroughs, Tarantino eccetera, ma di Girard, viceversa, abbastanza sì. E giù il cappello, certo, per i giovani dell’Associazione Porto d’Arti: questo sì che significa darsi da fare a “leggere”, ragaz!

  59. Ci mancava la predica di Don Ferrante!! Abbiamo capito che ti piace riempirti la bocca di nomi altisonanti!! Ma hai letto bene il commento di Andrea Sesta? Lui ha scritto:
    “Si può copiare senza citare la fonte?
    Sì, ma solo se stai facendo un’opera artistica e chi ti guarda sa (anche se non lo dici) che stai copiando. Altrimenti è come se scrivi una poesia per qualcuno e termini con “e m’illumino d’immenso”: non vale, stai barando!”
    FACCIO LA PARAFRASI PERCHE’ EVIDENTEMENTE PER QUALCUNO E’ TROPPO COMPLICATO: QUI NESSUNO SAPEVA CHE IL ROMANZO COLTORTI ERA COSI’ SIMILE AL DA VERONA, NEPPURE L’AUTRICE, DATO CHE TU DICI CHE LEI NEGA D’AVERLO LETTO!!
    QUINDI QUI C’è QUALCUNO CHE STA BARANDO!!!!
    E POI LAVATI LE MANI PRIMA DI SCRIVERE “Porto d’Arti”, SPROLOQUITRICE CHE TUTTI TI CACCIANO dai blog! Noi siamo persone rispettabili!!!

  60. Per la giovanissima Teresa – quanto al “copiare”, ma io direi meglio all’“imitare” – vorrei riprendere questo scambio minimo (del 2009) fra Paolo Di Stefano del “Corriere della Sera” e il vecchio “mondadoriano” Ferruccio Parazzoli (classe 1935):
    Di Stefano – Qualcuno accusa le scuole di scrittura di produrre solo autori-intrattenitori, pronti per il mercato. Parazzoli ci crede, ai corsi creativi?
    Parazzoli – Se uno non ha talento, si può divertire, ma tutto finisce lì. Se il talento c’è, lo si può indirizzare e mettere a frutto: ma il compito di un corso di scrittura è far capire l’utilità della lettura e anche dell’IMITAZIONE (sic!), cogliere i trucchi del mestiere, far capire che anche uno scrittore di talento deve lavorare, lavorare, lavorare».

  61. Sì, dice che Coltorti ha imitato da Verona! Caspita, che imitazione riuscita!!
    Credeva forse di migliorare il Da Verona facendo aprire le gambe di continuo alla Selvaggia di turno? Ed eliminando il contorno della vita sociale e normale? Ed eliminando le crisi di coscienza del fratello? Caspita!!
    Il libro è anacronistico per ovvie ragioni. Non è neppure un “Arrigo e Loretta oggi”. No. Era più comodo imitare tutto, in blocco, pure le antichità, nonostante l’ambientazione contemporanea messa per far colpo sui giovani. E’ inutile fare tante ciance. E’ entrato nella classifica di vendite dei primi 20 della narrativa italiana solo la settimana di S. Valentino, per ovvie ragioni “fascetta Romeo e Giulietta”. Da lì, se partiva il passaparola tra i giovani, poteva davvero decollare. Invece è sparito del tutto dalla classifica. (Dati della Lettura del Corriere della Sera). E poi se siamo GIOVANI anzi GIOVANISSIMI, NON SIAMO MICA SCEMI!!!!!!

  62. Guarda Malerba che in Affinità si diventa maggiorenni a 18 anni!!! Non siamo nel 1910, che Loretta festeggiava la maggiore età a 21 anni!!
    La scena della dottoressa che visita la 18enne e maggiorenne Selvaggia e poi dice alla famiglia che lei è incinta, è del tutto assurda! E’ puro Ottocento! Al giorno d’oggi nessun medico, neppure amico di famiglia, farebbe una tale violazione della privacy. Giovani diciottenni che avete gravidanze indesiderate, non agitatevi! Il vostro stato interessante è in buone mani: i medici sono tenuti al segreto professionale! MA CHE COSA HA DETTO SELVAGGIA ALLA DOTT. MENTRE ERANO CHIUSE IN CAMERA? Forse le ha detto: “SPIFFERA TUTTO A TUTTI, CHE STO ROMANZO DEVE FINIRE E NON NE POSSO PIU’! E SE NON FACEVAMO STA GRAVIDANZA IN OMAGGIO A NONNO FORD, SI OFFENDEVA!” Ma per favore!!! Sto romanzo non si salva da nessun lato lo guardi!

  63. Su ragazzi, calmatevi! Pensate alla fatica che deve aver fatto Coltorti a scrivere questo romanzo! Una fatica nera! Introdurre lo yacht di Agnese, il gemellaggio (che semplifica di molto le dinamiche incestuose, mettendo i fratelli allo stesso livello) e poi le gare di ginnastica ritimica, di nuoto, l’infortunio. Tutti elementi innovativi fondamentali. L’ambientazione a Verona: chissà quanto si è documentata: la Verona che descrive lei sembra vera!

  64. Ciao Elena V,
    ho letto il tuo commento. A parte l’arroganza e il fatto che è facile muovere critiche, mi puoi indicare il passo del libro o dell’intervista in cui la scrittrice delle Affinità Alchemiche cita il nome di Guido Da verona?

    grazie, aspetto risposta

  65. ps: Cara Malerba,
    non prenderci in giro per la nostra giovanissima età. Dopotutto siamo il target di questo romanzo, no? Quindi il nostro parere conta molto. Inoltre abbiamo la stessa età che aveva la Coltorti quando l’ha scritto. Forse è per questo che siamo così severi. Sai, tu forse non te lo ricordi, ma quando hai 17 anni e a scuola ti beccano a copiare, sono guai!! A noi i prof ci umiliano davanti alla classe!

  66. Ciao Stefano.
    Posso rispondere io per Elena. Non ci risulta che la Coltorti abbia mai citato il Da Verona con nome e cognome.
    A quale commento ti riferisci?

  67. Cari ragazzi, non alteratevi! Non lasciate che tra di voi si insinui la zizzannia!
    Fate la pace, fate l’amore! (Ma non con vostro fratello/sorella!)
    Perchè strapparsi i capelli per le opposte opinioni, quando abbiamo a disposizione i dati oggettivi e incontrovertibili? Eccovi una chicca erotico-guardona per la serata:
    Mentre Selvaggia si cambia, in camera ( Affinità Alchemiche):
    E poi il tuo sguardo si era soffermato sulla porta socchiusa della camera di Selvaggia. Non c’era alcun reale motivo di farlo ma tu avevi deciso di alzarti e andarla a chiudere un po’ bene, nel caso lei non se ne fosse accorta. Però, arrivato a un passo dalla porta, avevi alzato lo sguardo…e l’avevi vista …. (p. 102)
    Mentre Loretta si cambia, in camera (Colei che non si deve amare):
    Un’idea tempestosa gli rabbuiava il cervello, gli contorceva i nervi, dolorosamente. Lo prendeva una voglia insensata d’affacciarsi all’uscio e guardare…(p. 216)

  68. Io ho iniziato a leggere il libro del Da Verona. Caspita è avvincente! Non mi stupisco che ai suoi tempi sia stato un bestseller.
    Comunque, checchè ne dicano gli intellettuali, a me tutte queste somiglianze mi puzzano molto.

  69. A Stefano: (sono sempre io, Elena =Elena V.)
    ripeto ciò che ti ha già risposto Cristina. Forse ho capito a quale commento alludi. Avevo scritto così: “”Se poi mi sbaglio e la Coltorti ha invece detto chiaro e tondo di essersi ispirata a “Colei che non si deve amare” di Guido Da Verona, Vi prego di correggermi””.
    Scusa ma non credo di essere stata arrogante. Ho fatto appello a tutti Voi affinchè mi correggeste se scrivevo cose errate. Ma poi dopo Chiara Malerba ha scritto chiaro e tondo, in questo blog, di avere telefonato alla Coltorti per chiederle del Da Verona e , a quanto riferisce la Malerba, la Coltorti le avrebbe dichiarato di non averlo mai letto.

  70. A Jacopo Donati. Acuta osservazione. Non sapevo nulla di questo Don Chisciotte e sono andata a documentarmi.
    Resta però, secondo me (e secondo Andrea Sesta) una basilare differenza tra citazionismo palese/dichiarato e citazionismo occulto.
    Oggi ho ricevuto mail dall’ottima Angie che studia Lingue e Letterature Straniere a Torino la quale mi dice che Annabella by Ford ha Amore Puro che giustifica il conseguente sesso incestuoso. Quindi siamo lontani anni luce dalla selvaggia AnnaLaura by Da Verona (Loretta) e dalla selvaggia Selvaggia-prima-maniera (la strappamutande, per intenderci), che son spinte dalla lussuria e tipicamente dannunziane. Buona notte.

  71. Scusate la frivolezza con cui sfregio i vostri alti discorsi intellettuali…
    Ma non posso resistere. Ho avuto una visione: il vecchissimo Ford, incavolato per aver scoperto le affinità tra Affinità e Colei, geloso del Da Verona perchè credeva d’essere l’unico pigmalione incestuoso della giovane pupilla, si mette a cantare:
    …Lui chi é? Come mai l’hai portato con te,?Il suo ruolo mi spieghi qual é?
    Io volevo incontrarti da sola semmai,
    mentre lui, lui chi é, lui chi é,
    giá é difficile farlo con te… Mollalo!
    Lui chi é?Si potrebbe vedere…si potrebbe inventare…si potrebbe rubare…Lui chi é, lui chi é, lui chi è giá é difficile farlo con te… Mollalo!
    Il triangolo no, non l’avevo considerato,
    d’accordo ci proveró, la geometria non é un reato,
    garantisci per lui, per questo amore un po’ articolato…
    EHI FORD, CHE PRETENDEVI? SEI TROPPO, TROPPO VECCHIO. NON BASTAVI DA SOLO!ECCO IL TRIANGOLO PARMA-MILANO-VERONA!

  72. Ciao Elena,
    il pezzo che hai citato te di un tuo commento è solo la fine di una affermazione un po’ più lungo:

    ” il fatto che, nonostante la bruttezza, il libro si configuri come una “costola” estrapolata maldestramente da un vecchio romanzo di consumo senza gloria, scritto da un gran scopiazzatore di Ford, di Romeo e Giulietta, Dumas, ecc ecc ecc ecc, tenuto accuratamente “nascosto”. Se poi mi sbaglio e la Coltorti ha invece detto chiaro e tondo di essersi ispirata a “Colei che non si deve amare” di Guido Da Verona, Vi prego di correggermi.”

    da come si legge, tu scrivi che la scrittrice marchigiana ha chiaramente copiato dal Da Verona, ma non sei sicura se lo ha dichiarato. Mi sembra un’accusa un po’ pesante.
    In un altro blog, ma anche qui, ho letto di altra gente, che senza prove e competenza di critico associa i due romanzi. Anche tu purtroppo lo hai fatto. Questa sicurezza di presunto plagio da dove ti viene??

  73. Ciao Elena,
    il pezzo che hai citato te di un tuo commento è solo la fine di una affermazione un po’ più lungo in cui affermi in sostanza una maldestra imitazione del Da Verona fatta in modo nascosto. (non ho potuto copiare le tue parole perché il blog non me le accettava ma ti invito a rileggerle)

    Mi sembra un’accusa un po’ pesante oltretutto perché sembra tutto sia avvenuto in modo nascosto
    In un altro blog, ma anche qui, ho letto di altra gente, che senza prove e competenza di critico associa i due romanzi. Anche tu purtroppo lo hai fatto. Questa sicurezza di presunto plagio da dove ti viene??

  74. Ciao Cristina,
    anche se è ad Elena che avevo scritto per avere una risposta da lei che poi mi ha dato,
    ci tenevo a precisare una cosa. Il target del romanzo in realtà non sono i giovani. é un romanzo per le persone un po’ più adulte viste le tematiche affrontate. Se poi è stato fatto passare così è perché chi ha fatto ciò forse non avevo bene compreso il vero messaggio del libro che non è narrare una storia di amore sdolcinata di due che si sentono incompresi.
    credimi il messaggio è più profondo. Non è che siccome i protagonisti sono giovani il messaggio è per i giovani.
    Non è che siccome hai la stessa età dei protagonisti delle Affinità o credi di essere un po’ vittima dei prof, hai le conoscenze e la competenza adeguata per sviscerare il contenuto di un libro così complesso.

  75. Assolutamente io NON ho detto che Gaia Coltorti abbia copiato. La “costola” si riferisce al fatto che il romanzo Coltorti risulta essere PARZIALMENTE simile a quello del Da Verona per quanto concerne la parte “incestuosa” del romanzo Da Verona (solo la seconda parte del Da Verona riguarda l’incesto).
    Mi pare che la somiglianza tra i due romanzi sia stata acclarata da citazioni puntuali.
    E’ forse un delitto “ispirarsi” ad altre opere? Non credo proprio, tanto più che il romanzo è stato subito dichiarato come ispirato a Dumas, Romeo e Giulietta ecc.
    Avrei anche potuto scrivere che che Via Col Vento nella sua sua struttura parentale ricalca l’ossatura della struttura parentale di Cime Tempestose. (Tanto per rimanere in termini di “ossa”). E’ un dato di fatto. I due quasi-amanti dell’inizio, in entrambi i romanzi, finiscono per sposare due persone che sono fratelli tra loro, e questo li unisce in modo strano per tutto il resto della narrazione.
    Io non accuso nessuno. Semplicemente, chiedevo se la Coltorti avesse dichiarato l’ispirazione al Da Verona perchè, se così fosse stato, tutte le parole fin qui scritte sarebbero state del tutto inutili e non avrebbero aggiunto nulla di nuovo alla conoscenza collettiva. Come faccio io a sapere come è nato questo romanzo? Non conosco l’Autrice. Anzi, la invito caldamente a raccontarci direttamente come sono andate le cose, per evitare malintesi ed illazioni.
    Purtroppo i toni di queste discussioni risultano troppo esacerbati dai toni provocatori di taluna persona che esagera in modo ossessivo nel magnificare il romanzo e nel manifestare disprezzo per chi non lo ama. Quindi sarebbe opportuno che l’Autrice mettesse le chiaro le cose in modo diretto.

  76. Mi auguro che non ci siano intellettuali in questa discussione, Dio ce ne scampi!
    In effetti, a ben vedere, il problema del “plagio” (o imitazione) è un problema di dichiarazione d’intenti, esplicita o implicita che sia. Dato che quella esplicita non pare confermata, quella implicita dovrebbe essere un dato di fatto compreso e condiviso con la comunità di riferimento (noi lettori).
    Dunque ai lettori l’ardua sentenza!
    Riservo qualche dubbio sulla risposta dell’autrice, anche se sarebbe sicuramente gradita. E sarebbe pure interessante!

  77. Ciao Stefano. Forse io e te non saremo d’accordo su alcune cose, ma sono stata favorevolmente colpita dal post che mi hai indirizzato. Si nota in te una profondità e sensibilità d’animo che trovo veramente rara, nei ragazzi.
    Io in effetti pensavo che il libro fosse rivolto a quelli della mia età. Tu quanti anni hai?
    E secondo te, quali letture/esperienze dovrei fare per maturare e poter cogliere i significati profondi dell’opera?

  78. Caro Michele, in attesa dell’ “ardua sentenza” come dici tu, mi pregio di sottoporvi due aspetti about le sorelle incestuose:
    LE COLLANE
    Selvaggia ha un’ossessione per le collane e se ne fa comprare a iosa dal fratello:
    Tu ti scusavi comprandole sontuose collane da cinquanta euro… (p.115)
    Loretta pure adora le collane (ma non riesce a farsele comprare!):
    – Vorrei essere molto ricca per avere un bel filo di perle- disse al fratello con gelosia, toccandosi la gola nuda, che portava la sua gioventù come una splendida collana. (p. 346)
    LA RAFFINATEZZA:
    Selvaggia:
    Per te una donna doveva avere raffinatezza nel vestire….[Selvaggia] aveva una FINEZZA impeccabile. (p. 192)
    Loretta:
    Loretta…ch’era in camicetta di seta, con i capelli a riccioli e l’unghie pulite, che sapeva di cipria FINA…(p. 183)
    …i suoi occhi, d’un colore nero splendente, parevano troppo grandi per il suo viso FINO. (p. 188)
    Anche qui..- fece la sorella, segnandosi l’alto del petto, su la mussola FINA, che lasciava traspirar la sua gola (p. 209).
    S’era messa la camicia più FINA…(p. 248)
    ….le sue FINE caviglie… (p. 340)

  79. E CHE DIRE DEL FRATELLO, CHE VUOLE FARE IL DURO MA POI E’ …?
    Giovanni:
    Prima davi a vedere d’esserti foderato di sarcasmo, e poi, non appena lei accennava ad allontanarsi, fuffescamente le correvi dietro (p.85).
    E Arrigo: Voleva esser aspro, e non gli riusciva che d’esser dolce (p.258).
    UN PO’ DI SADISMO? NIENTE DI MEGLIO CHE UNA BELLA CATENA…
    Affinità: Il vostro amore era una CATENA indistruttibile che insieme vi legava. (p. 225)
    Colei: Era un male che cominciava col desiderio d’un bacio e passava dall’uno all’altra, come una CATENA che stringesse le loro carni fraterne (p. 351)

  80. A proposito d’incesti e di plagi….

    Io oso dire che l’incesto, se ben trattato letterariamente, è uno degli aspetti umani più interessanti. Un po’ d’incesto c’è in ogni famiglia, non nel senso di sesso tra consanguinei, ma nel senso di rapporti morbosi.
    Ed è un fenomeno gemello del plagio, inteso come quel reato del codice penale (oggi abrogato) che definiva l’atto di plagiare come “fare il lavaggio del cervello a qualcuno” per dirla alla spiccia. Ad esempio, si sa che i padri hanno una predilezione per le figlie femmine e che le femmine sono orientate a cercarsi un uomo che somigli al padre. I casi di incesti padre-figlia sono dovuti in massima parte al plagio, perpetrato dal padre, teso a dirottare il rapporto su un binario estremo, che è proibito. Comunque, in generale, la manipolazione della mente umana da parte di persone che vogliono imbrogliare e sfruttare gli altri è all’ordine del giorno.
    I casi più gravi sono quelli in cui vengono manipolate le menti dei giovani (più impressionabili) e proprio da parte di quelle persone, dotate di autorità, che invece sarebbero preposte alla loro educazione e tutela: genitori incestuosi, preti pedofili, le dittature coi loro indottrinamenti dei giovani ecc ecc.
    Ma poi ci sarebbe anche da discutere su questo: al giorno d’oggi, i mass media e coloro i quali hanno il Potere della Comunicazione, ce la raccontano giusta?? Da questo punto di vista la democratizzazione e libertà dell’informazione tramite internet, anche tramite questo blog, è un passo avanti fondamentale.
    La legge vieta il riconoscimento dei figli incestuosi (ma il genitore è comunque tenuto al mantenimento). Comunque la nuova legge del novembre 2012 ha portato, oltre all’eliminazione della odiosa differenza tra figli legittimi e naturali, pure un cambiamento per il riconoscimento dei figli incestuosi.
    Ultima notazione: quando ci si sposa l’ufficiale dello stato civile deve acquisire agli atti l’atto integrale di nascita, anche per verificare che i promessi sposi non siano fratelli. Infatti se un bambino viene adottato, l’atto di nascita riporta sia i nomi dei genitori naturali (segreti) sia i nomi dei genitori adottivi. Qualche anno fa in Toscana si erano presentati due fidanzati per sposarsi e dagli atti di nascita l’ufficiale dellostato civile ha visto che erano due fratelli adottati da due famiglie diverse. Quindi non sapevano di esserlo, e lei era pure incinta. Fatto sta che non hanno potuto sposarsi e poi non so come sia andata a finire.
    E poi sapevo di un’altra famiglia in cui i genitori facevano dormire fratello e sorella nel letto insieme. Così, quand’erano appena adolescenti, complice la mancanza di cognizione, lei zac! è rimasta incinta. Per risolvere la questione i genitori hanno fatto finta che il bambino fosse loro figlio e se lo sono allevati loro. E gli altri due, appena sono stati grandi, sono andati a stare per i fatti loro (separatamente!)
    E comunque pure Marguerite Duras nel suo “L’amante della Cina del Nord” da cui hanno tratto anche un film, racconta che quando aveva 14 anni andava a letto col suo fratello ritardato. La sua era una famiglia disastrata con mille problemi.
    Altro incesto letterario (ma non vero, squisitamente letterario) quello di Talino che violenta sua sorella Gisella in “Paesi tuoi” di Cesare Pavese. Opera sublime.

  81. Il tuo intervento è molto interessante, Camilla.
    Soprattutto per il nesso che individui tra incesto e plagio della personalità.
    Infatti l’induzione ad un errore come l’incesto spesso sicuramente è indotto dall’abuso di potere di una personalità sull’altra. Ad esempio, in Affinità Alchemiche Giovanni, il “sardone” sembra proprio plagiato dalla sorella. Già il soprannome “sardone sott’olio” fa pensare ad una preda che è a disposione per essere spolpata a piacimento, senza fretta, quando se ne ha voglia. Mentre il nome Selvaggia pare proprio alludere ad una belva predatrice. Le tappe verso la perdizione sono scandite dalle scelte di Selvaggia, che si impone sempre. Prima lo induce al sesso quasi con violenza, strappandogli le mutande. Poi lo convince al sesso non protetto, lo porta alla gogna pubblica rivelando il loro legame in modo plateale e infine gestisce la gravidanza nel modo più assurdo e irrazionale possibile, forse spinta a ciò dalle crude necessità di una trama che esige una fine drammatica. Dulcis in fundo, convince Giovanni a suicidarsi e gli dice pure “grazie”. Se non è PLAGIO della personalità questo, allora cos’è?
    Nel romanzo di Guido da Verona Arrigo si fa corrompere a poco a poco dalla bellezza della giovane sorella, che lo colpisce anche per l’istintitvità con cui vuole abbandonarsi al piacere incestuoso: gli dice: “la cosa sbagliata è non avere il coraggio di essere felici” che somiglia molto al “se piace, è lecito” di Selvaggia.
    Quindi anche in Da Verona, seppure in misura minore (il fratello ha 10 anni in più ed ha un cervello autonomo, resiste strenuamente), si assiste al plagio del sardone, che viene “cotto a puntino” e poi “ucciso” cioè indotto al suicidio. Si sapeva già che i rapporti troppo stretti sono morbosi, ma vieppiù da queste tragiche esperienze letterarie si capisce che è importantissimo saper ragionare con la propria testa. Un messaggio ai miei colleghi maschi: non fatevi indurre a pensare che le ragazze siano tutte così!!
    Non fatevi “plagiare” da questa visione eccessivamente negativa della donna, da questo stereotipo stravecchio che certi energumeni usano come giustificazione per le violenze sulle donne!

  82. A proposito di violenze sulle donne, nessuno come Beppe Fenoglio riuscì a rendere la condizione delle donne nelle Langhe a inizio ‘900: nella “Malora” il mezzadro Tobia insegna così: “Ricordatevi, giovani, che le donne sono bestie. Se parlate non capiscono, ma se gli date un colpo in testa lo sentono”.
    In effetti, il personaggio della sorella incestuosa Loretta è negativo proprio per il suo essere “bestia”. Anche se è raffinatissima, è istinto puro, ha quella “femminilità naturale” e “istintività” individuate da Scappaticci nell’introduzione a “Colei che non si deve amare”. E poi è inesorabilmente cattiva, dispotica e insensibile col fratello. Tuttavia si può perdonare il vecchio stereotipo femminile in un romanzo di consumo scritto 100 anni fa da un gran maschilista.

  83. Ciao Michele! Davvero i miei massimi rispetti, perchè ospitare e dirigere un dibattito così scottante non è certo una cosa da tutti i giorni. Anzi, non ricordo che sia mai successa una cosa così.
    Ti lascio una ulteriore affinità:
    Quando vanno a cena fuori, la gente li prende per una coppia:
    In Affinità:
    No, decisamente non sembravate fratello e sorella. Sembravate due innamorati usciti per festeggiare l’anniversario del loro primo fidanzamento. (p.105)
    In Colei:
    Scommetto che mi prendono per chissà chi…- disse. – Veramente non ho l’aria d’essere tua sorella, né tua moglie- (p. 347)
    Ma anche la prima volta ch’erano usciti Arrigo e Loretta, c’era già quell’ambiguità:
    Quanta gente che si parla d’amore? …Non vedi?
    E’ l’ora- egli osservò- E poi è la primavera..
    Dunque, vedendoci, forse penseranno che anche noi…. (p. 220)

  84. LA LICEITA’ DEL TRIANGOLO
    Oggi 28 aprile la Lettura del Corsera offre un articolo molto interessante di Ranieri Polese: “La pazza idea di Patty: così inventò il toy boy”. Mette in rilievo come la canzone della Pravo sia in realtà un’apologia del triangolo amoroso, che, a conferma della scandalosità, fu censurata all’estero. Scrive Ranieri Polese: “Quattro anni dopo, con Pensiero Stupendo- su parole di Ivano Fossati- l’amore a tre non è più immaginario, è reale[…]Pochi mesi dopo(1978) Renato Zero avrebbe scritto e cantato Triangolo. Liberi tutti, la geometria non è più un reato”.
    Scrive ancora Polese: “Patty mette in atto una strategia erotica scabrosa usando il FANTASMA di lui come componente indispensabile del piacere che prova con l’altro”. Come non collegare tutto ciò al caso Coltorti?? Innanzitutto, la protagonista Selvaggia quasi subito è presentata come una disinibita che s’era già resa “vertice” di un triangolo sessuale. Inoltre l’autrice, nel momento dell’atto sessuale incestuoso, sembra evocare il FANTASMA di Guido Da Verona che aveva già sviscerato quella passione: “Il desiderio l’uno dell’altra dettava tutte le sue leggi obbligatorie e a ben guardare non scritte, o forse scritte solo in vecchi libri di antichi romanzieri se non proprio dimenticati certamente poco noti…” (p. 136). SIAMO IN PIENO TRIANGOLO INCESTUOSO PARMA-MILANO-VERONA (Ford-DaVerona-Coltorti).
    Tra 2 giorni Pazza idea compie 40 anni. Il romanzo di Da Verona ne ha compiuti 100 2 anni fa. Adesso mando una mail a Ranieri Polese.