Geologia di un padre | Valerio Magrelli

Geologia di un padre di Valerio Magrelli si apre con una prefazione intitolata L'uomo di Pofi, il nome dei resti umani emersi dal sottosuolo dopo un lungo lavoro di scavi nel comune di Pofi. Subito dopo troviamo non parole ma i disegni di Giacinto Magrelli, il padre: angoli retti, edifici, tetti, statue, tratti tormentati di matita su fogli di carta.

magrelliComincia così la lettura di Geologia di un padre, 83 brevi capitoli che mi sono divertita a intitolare. Non è necessario dare un titolo a ciascun frammento; si tratta di reperti geologici, un lavoro di scavo nella memoria; per farne l'inventario e ricostruire l'uomo di Pofi è sufficiente una serie di numeri. Tuttavia ogni titolo può trasformarsi in un'epifania, in una luminosa rivelazione.

Frammento dopo frammento il padre emerge dagli strati profondi del tessuto verbale. Magrelli riempie per dieci anni un mucchio di fogli sparsi. Il libro, prima della ricomposizione dei reperti, è una Cesta pigolante di pulcini (cap. 53): i ricordi sono creature vive, bocche spalancate del tempo:

ho trascritto i miei appunti per quasi dieci anni, sembra una cesta piena di  pulcini: che pigolìo sale da quel paniere, in cui ho raccolto e conservato tanti foglietti! Sapevo che ogni voce era una gola che domandava cibo. Sapevo che ogni richiamo era come un filo, il bandolo canoro di un'infinita matassa di storie. 

Lentamente ritornano a vivere le rondini della Casa delle rondini (cap.55), il cielo de Il terrazzo condominiale (cap. 56). Si riaccendono antichi profumi: L'aroma del caffé (cap.1); il sapore di sepoltura e tenerezza de I Funghi porcini (cap. 39); l'inconfondibile, miracolosa e metallica Vegetallumina (cap.41).

In ogni frammento si ritrovano le lacrime e il riso. Ho riso forte (e svegliato il gatto che mi dormiva accanto) davanti alla furia indomabile del padre afflitto dalla Noia bubbonica (cap.23). E mi sono commossa di fronte alla fragile ira del Padre metamorfico (cap. 18): 

avvelenato dal Tempo, ma più che avvelenato, posseduto dall'ira e dalla noia. 

D'ora in poi non riuscirò più a guardare un neo senza ricordarmi del neo verde, segno indelebile di un Padre marziano (cap.45):

fantastica apparizione, agli occhi di un bambino.  (…) Quel tratto tornava a far baluginare il dubbio di una sua orgine aliena (per lo meno rispetto alla mia natura). E con quanta disinvoltura portava quel sigillo marziano sul labbro superiore! Morale: avevo un padre venuto dallo Spazio.

Torna  così, dunque, in una serie di epifanie, L'uomo di Pofi; meravigliosamente vivo il padre torna ad abbracciare il figlio dopo il lungo viaggio. Questo abbraccio ricorda, per intensità, il tentativo di Enea di abbracciare l'ombra del vecchio padre Anchise (cap. 41). Nonostante i mancati incontri e le lunghe attese (il figlio attende il padre nello studio, come il tenente Drogo attende i tartari che non arrivano mai – cap. 76), padre e figlio qui si ritrovano; il loro è un tenerissimo abbraccio di disegni e parole:

Che pianure accecanti si aprivano sui tetti! E' stato proprio lì, sul vasto altopiano deserto delle terrazze condominiali, che ho imparato ad andare in bicicletta, fra i panni stesi, spinto da mio padre ai confini del cielo. 

Commuove e sorprende l'immagine epica di un amorevole Ulisse che lotta, al fianco del giovane figlio Telemaco, contro una schiera di kafkiani Gregor Samsa. Nel capitolo 56, Luccicante Mantello Notturno Animale, padre e figlio sono uniti contro un esercito di scarafaggi:

un'unica distesa di dorsi cheratinici, immobili, nerissimi, pietrificati dalla luce. Fu un attimo e la strage ebbe inizio. Prima che quella schiera cominciasse ad ondeggiare, centinaia di esseri cadevano scricchiolando sotto i colpi, fra le urla con cui inutilmente cercavamo schifati, di tenere distante il raccapriccio. Tutto finì con un cumulo di spoglie, un sacco croccante di orrori ridicoli. Sedemmo, stanchi e felici, che albeggiava, la Regina era salva, i Proci uccisi, e il piccolo Telemaco poteva finalmente ritornare a dormire. 

E le donne dell'Uomo di Pofi? Sono due: madri, silenziose, sacre. La madre di Valerio Magrelli è un punto interrogativo (cap. 72). Si nasconde nelle citazioni di Gadda, di Montaigne, in una ninna nanna. Il resto è silenzio, l'Alzheimer da accarezzare come un talismano. La nonna paterna, invece, è una creatura arcaica, simile a un ragno immobile in mezzo a una ragnatela di capelli bianchi, leggera e robusta come un sigaro (cap. 48). Ed è proprio la Nonna-sigarillo a custodire nel ventre misterioso, sotto strati di veli inviolati, il segreto della geologia di un padre, di Giacinto Magrelli, dell'Uomo di Pofi.

Valerio Magrelli, Geologia di un padre (Einaudi, 2013)

Vincitore Premio Mondello 2013

Vincitore Premio SuperMondello 2013

 

Giovanna Iorio

“Avere la libertà di parola non è abbastanza. Bisogna imparare a parlare liberamente.” C. Hitchens

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