Ginevra Lamberti | La questione più che altro

La questione più che altro sembra un romanzo scanzonato, ma è profondamente emotivo. Mi ha colpito intimamente, dalle parti del muscolo cardiaco. Ed è anche un libro divertente e gioviale, che scherza con i suoi personaggi e anche con la lingua italiana. Per tutta una serie di motivi mi ha ricordato una vecchia barzelletta sporca: una ragazza chiede al suo moroso "come mi sta questo vestito?" e lui le dice "cara, posso dirti la verità?". Lei fa di sì con la testa allora lui risponde "la verità è che vado a letto con tua sorella".

Lamberti_Questione_finzioniQuello che dobbiamo domandarci, come lettori, è innanzitutto quanta verità siamo disposti ad accettare. Non parlo di verosimiglianza della storia (ne parlo dopo) ma di quanta realtà possiamo assorbire senza accusare il colpo. La protagonista de La questione più che altro si chiama Gaia e come lettori ci troviamo a conoscerla in quel limbo della sua vita che va dagli ultimi esami universitari alla ricerca del lavoro dopo una laurea. E mentre lei cerca di capire cosa (vuole) fare, c'è il resto della sua vita che va un po' per conto suo: il padre non sta bene, i ricordi nemmeno, l'ansia, le case in affitto… per arrivare fino al Veneto.

L'autrice di questo romanzo, Ginevra Lamberti, è trevigiana, almeno in parte. E ha studiato a Venezia come Gaia, la sua protagonista. E io credo che almeno in parte quella zona di terra e monti e fiumi e canali sia uno degli altri protagonisti del romanzo. E non solo perché il romanzo comicia così:

Oggi mi sono alzata dal letto, ho aperto la porta di casa, sono uscita di casa, fuori di casa c'era la valle dove vivo. La valle dove vivo ha dei difetti oggettivi, tipo quello di essere permeata dalla morte civile, ma a parte questo è un posto esteticamente pregevole. (pag 13).

Ma anche perché molte pagine dopo ecco che il Veneto rispunta:

La stada per arrivare al centro commerciale, che fatalità vuole si chiami come la mia genitrice, è come accennato la Statale Postumia, una linea dritta priva di qualsiasi forma di fascino, puntellata ai lati, oltre che dai cubi di cartongesso e da fabbriche secernenti le cose tipiche delle fabbriche, anche da un paio di ville venete decontestualizzate, segno imbarazzato che anche lì forse la bellezza una volta… (…)
Il genitore indica i parcheggi esteriori e interiori con ampio gesto della mano troppo gonfia e mi fa, un giorno tutto questo non sarà tuo. Poi dice, ho un tumore. (pag 57-58).

E così via fino ai canali di Venezia e all'ultimo canale, quello che scompare nell'orizzonte. Come avrete avuto modo di notare dall'ultima citazione, il libro di Ginevra è come la barzelletta dell'inizio di questa recensione, prima chiede se può essere sincero su una cosa, il Veneto, e poi con la scusa della sincerità e delle difese abbassate colpisce, con il tumore del padre. E tutto questo per quanto riguarda i contenuti.

Poi c'è la questione della lingua, ovvero del modo e del tono con cui il narratore racconta la storia. La quarta copertina suggerisce che è lo stesso tono delle favole (ripetizioni, cantilene, i ruoli attanziali -genitore, genitrice come "il principe e la principessa- che non hanno bisogno di un nome vero e proprio e così via). Che è una lettura plausibile. Però perferisco credere che anche questa sia una strategia dell'autrice per farci abbassare la guardia e sbatterci in faccia la verità. Praticamente Ginevra utilizza lo stratagemma dello straniamento per favoleggiare di cose molto comuni. Ma, proprio grazie allo straniamento, ecco che la realtà appare in tutta la sua cruda nudità. Potrei trovare molti esempi per giusticare questa mia tesi, ve ne lascio uno solo e voi, amici lettori, trovate gli altri.

Vino tagliato con spremuta di cocciniglia. (pag. ho perso il segno)

Sta parlando dello spritz. Che vi piace in tutta italia e non sono qui in Veneto (da dove anch'io vi scrivo). Anche il romanzo vi piacerà, ne sono certo. Ci lascerete anche una lacrima, ma sorriderete molto. Dunque, che aspettare?

Ginevra Lamberti, La questione più che altro, Edizioni Nottetempo, 2015

Andrea Sesta

Vi parlo del mio mondo perfetto: una biblioteca grande come una casa, una donna adorabile al mio fianco, del cibo delizioso e storie di pirati fino a morire. Mi piace leggere, e quando ho tempo faccio anche il resto.

2 Commenti
  1. libro piacevole-voce nuova e fresca—non lascia grandi segni a chi,come me, ama leggere qualcosa che ti rimane dentro a lungo….ma la stoffa c’è..aspettiamo e sicuamente cucirà in seguito qualcosa di più sostanzioso…auguri!