Giovanni Greco | L’ultima madre

Questo libro l'ho portato con me, nella borsa, per tutto il tempo della lettura. E anche ora che ho letto l'ultima parola faccio fatica a lasciarlo. Non sono pronta a separarmi da L'ultima madre di Giovanni Greco e nel farlo provo: 

una fitta […] come la dolce nostalgia di una madre che non smette di volere i figli vicini (p. 192)

L'ultima madre è la seconda metamorfosi di un'inchiesta in cui l'autore racconta il dramma dei desaparecidos. Le ricerche sul campo, condotte a Buenos Aires, durano due anni. Il materiale raccolto diventa prima un testo teatrale, poi il romanzo di cui voglio parlarvi.
Nel Post Scriptum Giovanni Greco ringrazia tanti e tante, soprattutto gli angeli custodi che lo hanno guidato nei due viaggi in Argentina in cerca di:

facce, strade, testimonianze, conversazioni, emozioni […], intreccia la storia e le storie, ovvero la realtà e l'invenzione, senza che si possa davvero discernere l'una dall'altra (p.193)

La vicenda dei desaparecidos è trama sottile, tessitura invisibile di storie, di vite. I fili della narrazione si tessono 

come ragnatele o riccioli di polvere, nascondono animaletti senza nome (p.11)

L'ultima madreUn'impresa impossibile, ma necessaria, raccontare il dramma di un'intera nazione: il dolore delle madri, il vuoto delle culle, il silenzio di chi sapeva, la speranza di chi cerca la verità. Cresce, pagina dopo pagina, come in un grembo di carta, il figlio dell'ultima madre. Il coraggio del documentario muove e illumina la finzione.  Giovanni Greco, ancora nel Post Scriptum, parla del libro come di un vero proprio parto. Usa parole inequivocabili: prendere corpo, travaglio della scrittura

Aggrappata al grembo delle due madri, María e Mercedes, la verità è un embrione. Ma, mentre nel ventre freddo di Mercedes  l'embrione è come attaccato a una parete di ghiaccio, la pancia della vecchissima Marìa se ne sta tenace e piena di speranza attaccata ad un osso spolpato.  

Gli anni si mescolano, tutti i fili s'intrecciano. Ogni capitolo si apre con una data. Il tempo corre, avanti e indietro, disperato come una madre che cerca i suoi figli. Pance vuote, gravide, fredde, riscaldate; le attraversa un filo rosso di sangue, di Storia. Ritornano i gemelli di María e Mercedes: Pablo e Miguel, Nacho e Mari.  Le date si rincorrono, si ripetono.

Agosto, 1962 

María aveva una pancia enorme che le avevano detto si sentivano due cuori, che erano due gemelli […] una pancia così grande che pareva dovesse scoppiare (p.61)

Dicembre, 1978. La notte di Natale, mezzanotte, la nascita di due gemelli, strappati al grembo e alla madre come un:

Gesù Bambino diviso in due dal diavolo in persona (p.59)

Gennaio, 1978.  Estate. Mercedes non è mai stata così bella come quel giorno. Spera di concepire ma le parole di un dottore le mettono nell'utero un figlio di ghiaccio. Chiusa nella stanza

piange il suo freddo per ore, piange cha ha capito anche se non ha capito (p.19)

Gennaio, 2011. María, vecchietta incinta, è in attesa:

dio solo sa quanto è vecchia, tanto che se glielo si chiede neppure lei ci crede […] con quella pancia da giraffa che ci vorrebbe un veterinario (p.14)

Il romanzo inizia e finisce con le stesse parole, con la stessa data. La Storia è un cerchio, ma non si chiude. Anche noi siamo in attesa, in un lungo corridoio, davanti ad una porta. Partorire la verità è un dolore indescrivibile. La parola fine è incapace di contenere tutto. Ci prova, con tutte le forze di un corpo spossato. Ma la parola resta sospesa. E non si chiude.

L'ultima madre, Giovanni Greco, Nutrimenti, 2014.

Giovanna Iorio

“Avere la libertà di parola non è abbastanza. Bisogna imparare a parlare liberamente.” C. Hitchens

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