Giuseppe Lupo | L’albero di stanze

Se L'albero di stanze di Giuseppe Lupo (Marsilio, 2015) racconta di una casa che non vuole separarsi dai suoi ricordi, io vi racconterò di un lettore che non vuole separarsi da L'albero di stanze.  

Ho atteso l'uscita di questo romanzo come una bambina aspetta la vigilia di Natale, con stupore e trepidazione. Sapevo che mi avrebbe portato in dono la meraviglia, forse il regalo più bello che un libro possa fare al suo lettore.

L'albero di stanze è un posto speciale che Babele Bensalem deve svuotare per consegnarlo nelle mani del nuovo proprietario. I muri, però, non si danno pace e, quando gli operai vengono a smontare le stanze, cominciano a raccontare.

È un edificio enorme questa casa, per riscaldarla ci voleva un bosco ogni inverno. Io davvero non so dove andranno a finire i letti, i comò, i tavoli, le credenze che hanno riempito i cento e passa anni in cui siamo vissuti qua dentro bisnonni, prozii, nonni, genitori, figli. Noi, Bensalem, noi che abbiamo aggiunto muri a muri, pietre a pietre, gradini a gradini e colmato di voci il grande albero di stanze fiorite verso il cielo.

Le voci delle pietre somigliano alla pioggia improvvisa, misteriosi sono i suoni con cui parlano ai discendenti di Redentore Bensalem.

I muri non ce la fanno a stare zitti. Parlano, parlano, si imbrogliano per troppa irruenza, cercano di mettere ordine nella matassa dei discorsi che si è formata anno dopo anno, filo allacciato a filo, come la camicia di pittura, uno strato sopra l'altro. 

Ho letto il romanzo di sera, approfittando del silenzio della mia casa e anche i miei muri, ne sono certa, si sono messi ad ascoltare. 

Mi arrendo: "fate voi,  fate voi. Le mie orecchie sono a vostra disposizione". E i muri cominciano un racconto che non conosco.

Ho letto con il fiato sospeso e gli occhi spalancati dalla meraviglia. Ad uno ad uno, i muri si svegliavano da un letargo e il passato tornava.

Hanno nomi antichi i discendenti di Redentore e proprio come una torre di Babele le stanze arrivano fino al cielo: Adamantina, Albania, Alfeo, Apollinare, Babele, Cécile, Ciliegia, Cosma maggiore, Cosma minore, Crescenza, Cristallina, Crocifossi, Floridia, Forestino, George Dubbley, Lucente, Marie Antoniette, Sophie, Primizia, Salutare, Severina Maestra, Sicurino, Sinforosa, Taddeo, Verdellino, Yousuf l'Assiro.

 

Presto, però, per Babele Bensalem arriva il momento di obbedire all'angelo e lasciare L'albero di stanze: 

Il resto dovranno svuotarlo prima di cena perché il due gennaio, dopo domani, è previsto l'appuntamento dal notaio. A conti fatti sono riusciti in quattro giorni a finire il lavoro, un'inezia rispetto al millennio che termina stanotte o niente rispetto al secolo che i Bensalem hanno impiegato per edificare e dovrò sbrigarmi anch'io a obbedire all'angelo. 

Ma se Babele Bensalem deve obbedire all'angelo, il lettore non è obbligato a fare lo stesso. Io posso rallentare la lettura e usare questo piccolo espediente che riservo a certi libri che non voglio abbandonare. Infatti non ho promesso all'angelo di affrettarmi, non devo leggere tutto d'un fiato. Questa pioggia di storie che gronda dai muri e dalle pietre mi è diventata necessaria, voglio che non finisca mai.  

E così rallento la lettura per un giorno o due. Ascolto poche pagine e mi fermo. Funziona, per un po', ma poi questo espediente diventa un'insopportabile tortura. Penso al libro continuamente, voglio riaprirlo e ascoltare ancora. E accade quindi l'inevitabile: un pomeriggio esco di casa, mi siedo sulla mia panchina preferita e finisco di leggere L'albero di stanze.

Arrivederci, dunque, Adamantina, Albania, Alfeo, Apollinare, Babele, Cécile, Ciliegia, Cosma maggiore, Cosma minore, Crescenza, Cristallina, Crocifossi, Floridia, Forestino, George Dubbley, Lucente, Marie Antoniette, Sophie, Primizia, Redentore, Salutare, Severina Maestra, Sicurino, Sinforosa, Taddeo, Verdellino, Yousuf l'AssiroE arrivederci, pietre, muri, stanze, colori, profumi, angeli, nuvole

Solo uno straccio continua a parlarmi attaccato a un filo di ferro. Forse un arrivederci? 

[…]  Dondola nel fumo dei camini che si accendono in inverno o con le rondini che in primavera accarezzano i tetti. Dondola anche ora, nonostante la pioggia. 

Giuseppe Lupo, L'albero di stanze (Marsilio, 2015)

Giovanna Iorio

“Avere la libertà di parola non è abbastanza. Bisogna imparare a parlare liberamente.”
C. Hitchens

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