Davide Bacchilega | I Romagnoli ammazzano il mercoledì

Il mio armadio è pieno di scheletri ma vestiti da Dio.

i romagnoli ammazzano il mercoledì coverScegliere o meno di entrare in una stanza dipende da cosa la porta socchiusa ci lasci intravedere: il titolo, l'immagine di copertina sono ammiccamenti a cui difficilmente resisto e il romanzo I Romagnoli ammazzano al mercoledì di Davide Bacchilega non fa eccezione. Solleticata da un titolo così e dal legame patriarcale alla terra di Fellini, decido di varcare la porta.

La storia non ha un centro ma procede per strati successivi attraverso le voci di quattro personaggi diversamente disadattati della provincia romagnola, che risalgono insieme a te la corrente dei giorni della loro settimana fino al fatidico mercoledì del titolo, intrecciando le loro esistenze con quell'inanità, potenzialmente letale, del Caso.

I Romagnoli ammazzano al mercoledì si sviluppa sovvertendo l'architettura del giallo per cui la parabola raggiunge il climax senza che nessun delitto sia perpetrato e mentre i personaggi ritrovano la loro personale espiazione non di una colpa oggettiva ma di un vivere “che non fa stare bene”, questo romanzo si converte in una leggera parodia di genere.

Ciononostante, I Romagnoli ammazzano al mercoledì è come una torta che ti aspetti salata e poi scopri dolciastra o un soufflé un po' sgonfiato: qualcosa negli ingredienti o nel tempo di cottura non ha funzionato o forse sei poco avvezza a queste tavolate da grigliata della domenica o forse sei un po' prevenuto e cerchi un ambiente più raffinato, non lo sai ma sta il fatto che ti alzi con un certo peso sullo stomaco. Tutto è troppo caricato, ridondante, da televisione locale, che anziché caratterizzare i personaggi dall'interno li trucca per farli assomigliare a quello che da copione dovrebbero essere: al tipo da playboy internauta e truffatore, al tipo della casalinga sessualmente frustrata, al tipo dello zio biscazziere ma buono, al tipo della lesbica cicciona e sadica con velleità imbarazzanti da Saffo contemporanea, al tipo del pugile suonato sul ring e sulla vita, al tipo del giornalista depresso.

Si sorride, si ride, ci si aspetta il coup de théâtre finale che non arriva, ci si immalinconisce.

Nel troppo indigesto, però un sapore resta ed è la rappresentazione parodistica di un'umanità di reduci, ciascuno con i propri tic espressivi ed esistenziali e il proprio conto da saldare con la vita, un po' relitti di un mondo piccolo che non conosce gli accenti della tragedia, ma solo quelli di un dramma da opera buffa con qualche stecca.

I personaggi sono protesi sulla soglia degli “anta”, chi incalzato e chi solo disturbato dall'ansia di trovarsi sbalzato fuori dal giro della vita o di non averlo mai veramente iniziato: per dirla con Irma Pelosi, sedicente Musa della poesia saffica, giungiamo tutti a un punto in cui chiederci quanto tempo ci resti ancora per cogliere i nostri sogni.

Siamo in Romagna, però, e per quanto i Romagnoli potrebbero ammazzare il mercoledì se il sangue va loro alla testa, sappiamo dai tempi di Amarcord che alla fine il rosso è solo un colore primario, il dolore è più che altro una nostalgia da conservatore di chi, nel bene e nel male, è rimasto fedele come Jaščenko a se stesso, saltando con lo stile ventrale mentre tutti saltano di schiena e che in fin dei conti, «questo sentirsi come reduci è una sensazione stranamente positiva, perché contiene la consolazione (…) di esserci comunque stato, assolutamente vivo».

Noi, che affrontiamo la vita ancora con lo stile ventrale, sottoscriviamo.

Davide Bacchilega, I Romagnoli ammazzano di mercoledì, Las Vegas edizioni, 2014

Cristina Farneti

Abito la Repubblica dei Lettori con un uomo, una gatta e un bambino (citati nell’ordine di apparizione). Preferisco i mattoni, Svevo e Dostoevskij, la letteratura greca e Finzioni. Come i vecchi non saggi sto con i giovani, così annuso che odore ha il futuro. So leggere più che scrivere. Ma più leggo più vorrei scriverne. La letteratura vera è un contagio: sottoscrivo il punto VII del Nonalogo di Finzioni. Ho un sogno: la leggerezza.

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