“Cinquanta sfumature di grigio” o il libro vuoto

Nove anni fa ho frequentato un corso di sessualità femminile all’Università di Berkeley, vicino San Francisco. Avevo 22 anni e l’idea di avere cinque crediti in cambio di due mattine a settimana in cui, in sostanza, mi mettevo a un tavolo a raccontare i fatti miei alla gente mi pareva entusiasmante. Per entrare facemmo tutti una specie di selezione e io passai perché ero italiana e, dunque, esotica. Ma secondo voi cosa si fa in un corso universitario di sessualità femminile? Non ne avete idea, suppongo, e non ce l’avevo neppure io.

Il giorno che mi sono seduta dietro i banchi ho scoperto che si trattava di qualcosa di simile a una terapia di gruppo. C’era gente con bagagli di ogni tipo: una ragazza raccontava di trarre eccitazione dai collari da cane al collo, un’altra aveva la madre che scopava coi suoi amici, una terza aveva quattro capezzoli e c’erano pure un paio di ragazzi che potevano solo ascoltare, senza dire niente (non credo che oggi questo succederebbe: i tempi, per fortuna, sono cambiati anche per i maschi). Potrei raccontarvi circa un milione di aneddoti sul corso e sull’assurda festa di fine anno – magari un’altra volta – ma questo è un pezzo su «Cinquanta sfumature di grigio» e mi sono dilungata sulla questione solo per dirvi che il nostro compito di fine corso era scrivere, in maniera anonima, la nostra fantasia sessuale. L’ultimo giorno di scuola, sotto il braccio avevo un libro fatto in casa con una copertina di cartoncino nero: dentro, rilegate, c’erano le fantasie di tutte noi. Nella foto incollata sopra c’era qualcosa di astratto: una fiamma, un sedere sfuocato, una donna bendata. Onestamente, non ricordo.

Ho avuto la fortuna di crescere in una casa dove i libri non mancavano. Libri di tutti i tipi. E tra quei libri c’era anche «Donne Sopra» di Nancy Friday, una raccolta di fantasie sessuali tematizzate con nomi piuttosto attraenti come “donne al grido di ancora!” e cose del genere. Da quel libro, così come da quello ben più umile realizzato da noi del corso di Berkeley, ho imparato che, in molti casi, la fantasia sessuale è stilematica: esiste una lunga introduzione all’atto, e l’oggetto sessuale è sufficientemente definito. Il tall dark stranger del senso comune, l’uomo o la donna con i soli genitali per eseguire l’atto o gli atti, è meno comune di quanto si pensi. Spesso, infatti, le fantasie sessuali sono molto strutturate, con un’eccezione: la voce narrante, la persona che è agita o il protagonista è più simile a una membrana, un fantasma, un agglomerato di sensazioni privo di dettagli. Nella fantasia si scompare ed è bene così, si fantastica anche per quello. Per andarsene.

È per questo che credo che «50 sfumature» sia una fantasia sessuale scambiata per libro. Le prime cento pagine – tantissime – sono dedicate alla costruzione dell’oggetto sessuale, Christian Grey che, ci tengo a sottolinearlo, per me è un buon palliativo di personaggio. La sensazione è che sia sempre lì, a un passo dal diventare una persona, ma la bravura di E L James sta nel non cedere mai alla lusinga dello scrittore. Grey è un pasticcio di qualità desiderabili (ricco, sognatore, dominatore, poetico, bellissimo) senza faccia e non è un caso che si sia scatenato un vero delirio per decidere chi lo interpreterà al cinema: nell’ovale del cartonato vuoto ognuno ci mette quel che gli pare. Ryan Gosling? Ryan Gosling. Alexander Skarsgard? Alexander Skarsgard. Se il lettore è invaghito del lattaio nessuno dice che non debba essere quello, il suo Christian. Una creatura quasi nulla, che esiste a quel modo perché qualcuno (la voce narrante) ha deciso che doveva esistere a quel modo. Si dà il caso che si tratti di un insieme di tratti universalmente appetibili e per questo «50 sfumature» sia diventato un caso.

E ora veniamo ad Anastasia. Che non è neppure un palliativo, non è niente. Non esiste. È un veicolo com’è l’autore, una penna al servizio di un sogno collettivo che – indovinate – non è collettivo ma è di qualcuno. Forse, di molti. Non mi voglio soffermare sulla straordinaria banalità per cui questo libro testimonierebbe del desiderio delle donne di essere dominate: sono fantasie, porca miseria, e ognuno ha la sua. È un territorio libero e per ogni dieci donne intrigate dall’idea di essere sculacciate, non dubitate di trovarne altre dieci che vorrebbero sculacciare. O essere vestite da Superman mentre. O farlo sui trampoli.

Insomma, «Cinquanta sfumature» è un libro vuoto. Posso immaginare che sia questo che ha attratto Bret Easton Ellis, che ci è caduto – come chi si è lasciato cadere – con tutte le scarpe. Avete presente quel che si dice della gente senza personalità? Stanno simpatici a tutti perché non sono nessuno e questo è esattamente il caso del caso letterario dell’anno. È di nessuno e di tutti. In questo esiste una grande intelligenza commerciale e il fatto che a me, personalmente, la storia sia piaciuta è un accidente come un altro.

Se la Universal non è troppo paurosa e non decide di farne un prodotto per teenager (cosa assai probabile), la vicenda di Ana e Christian sarà migliore sullo schermo che sulla carta. Succede perché nel libro c’è una svista colossale: la scrittura. È una pessima scrittura, va bene, ma non è quello. I due protagonisti sono un vestito che chiunque può cucirsi addosso, ma la scrittura non lo è; è marcata, pesante perché piena di cifre, importante, spessa. Il contrario di sfumata. O trasparente. Tutte quelle vocine e dee interiori, i tre livelli di dialogo (quello attuale, quello virgolettato che corrisponde al pensiero e la voce in prima persona) sono una badilata di mattoni su una trama che dovrebbe volare da una testa all’altra come, in parte, fa a dispetto di tutto. Lo fa grazie a un crocchio di intellettuali più snob degli snob o gente che se lo deve leggere per lavoro. Io appartengo alla seconda categoria, ma sono felice di averlo fatto. 

15 Commenti
  1. Complimenti, ottimo articolo. La riflessione iniziale sulle fantasie sessuali è molto valida.

  2. Se scrivessi un libro e avesse delle oggettive pecche vorrei essere stroncata così 🙂
    Fai delle critiche bel argomentate, condivisibili o meno, e non sei gratuita.
    Mi piace molto questo punto di vista.

    Venendo a ciò che dici e cosa penso io in proposito, direi che già i libri attuali mi convincono poco, se poi si tratta dei casi letterari che fanno tanto chiacchierare solo perché c’è un po’ di sesso buttato dentro, preferisco buttare soldi nei vecchi classici che potrebbero pur piacermi poco, ma sono sicuramente capolavori indiscussi 🙂

    Lo leggerei, perché sono curiosa, dici che la storia è carina (o, più precisamente, ti è piaciuta) ma al momento non sono completamente convinta 😛

  3. Io ho iniziato a leggere il libro per curiosità proprio perchè avevo sentito tante recensioni contrastanti. ho deciso quindi di leggerlo e devo dire che appena ho iniziato forse 3 ore dopo l’avevo già finito. idem col secondo libro, adesso aspetto di leggere il terzo. Ho adorato la storia ( anche se lascia poca immaginazione), non l’ho trovata ripetitiva anzi.. quindi consiglierei comunque di leggere i libri e poi di trarre le proprie considerazioni…non solo soffermandoci sui pareri altri.

  4. we e il mio commento? mi sembrava molto azzeccato…ribadisco 3 caccole,una grigia, una nera e una rossa.Questa trilogia ha fatto bene solo all’autrice,s’è fatta na cofana di soldi.Si è presa pure la briga di scrivere più di 1000 pagine… e che palle!Ritornerò alle mie fiabe.

  5. sesso: o su un letto, o sulla lavatrice, con le manette o senza, sempre sesso rimane, ed ognuno lo fa come gli va’. ma sbatacchiato su carta e con una scrittura ripetitiva………..no, non ce la posso fare. non sono riuscito ad andare piu’ in la di 50 pagine del primo volume. e qui chiudo la faccenda!

  6. Terrificanti, l’ho letti in ferie, x disperazione perchè non avevo altro sottomano e me li aveva prestati 1 amica entusiasta.
    Christian Grey è il personaggio + noioso e senza personalità di cui abbia mai letto – e leggo in media 2/3 libri al mese…-,banale, ripetitivo, vuoto, un concentrato di stereotipi, veramente tristissimo nella sua sconcertante inutilità.
    Quanto ad Anastasia, se conoscessi una ragazza così la prenderei a badilate in faccia!!
    E’ la versione 1 pò + stupida (il che è tutto dire….)di Bella di Twilight; sinceramente io tutta questa trasgressione poi non ce l’ho vista, te lo racconta in tutte le salse ma sempre sesso è! Ed è molto meglio farlo che leggerlo!
    L’autrice ha avuto 1 gran fortuna, sta facendo soldi con 1 schifezza, e si, la scrittura è davvero pesantissima, piena di dettagli inutili.
    Mi da tanto l’idea di essere, lei per prima, una di quelle casalinghe frustrate alle quali dicono si debba il successo di queste 50 sfumature di noia

  7. Anzitutto complimenti per la recensione! Perfetta a mio parere, al di là del concordare o meno con te.
    “credo che «50 sfumature» sia una fantasia sessuale scambiata per libro”
    Frase più azzeccata non poteva essere scritta. Ho letto il primo libro e circa metà del secondo (che ho accantonato per leggere La cavalcata dei Morti, Donne informate sui fatti e Io uccido) e devo dire mi sembrava di leggere una qualsiasi chat di qualche città virtuale a tema eroticheggiante. A tratti sembrava il diario di un’adolescente, in altri punti una ridicola sit com “oh mio dio sto cenando con Christian Grey” , “oh mio Dio sto guardando Christian Grey” …
    I protagonisti sono stereotipati , e non è il primo libro dove si usano stereotipi, ma non appositamente per giocarci come succede in altri romanzi. Le scene di sesso sono noiose e ripetitive. Nel complesso ….forse il secondo libro è un pelino più interessante perchè introduce l’elemento novità…la ex psicopatica (chi non ne ha avuta una?)

    Lo hanno definito un libro porno, ma francamente sono in linea con chi ha definito la pornografia l’erotismo degli altri.

    Tutto sommato devo riconoscere che ha riportato in superficie un’argomento che a volte non si affronta nemmeno con noi stessi. Certe fantasie che includono il far male al partner, causare dolore fisico forte o debole, dominare in tutto e per tutto o essere dominate lo si pensa, lo si spera ma non lo si ammette mica tanto facilmente. Inoltre di recente è balzata agli onori della cronaca la notizia di un contratto molto simile a quello chiuso nel libro che era stato stipulato circa 8 anni fa da una coppietta italiana che ora sta divorziando. Non so voi, lanciatemi pomodori se volete, ma se qualcuno si prendesse la briga di cambiare i personaggi ma mantenere questo punto riscrivendo il libro forse ne uscirebbe qualcosa di qualitativamente migliore e decisamente interessante anche se, temo, di nicchia.