Il nero e l’argento | Paolo Giordano

Ogni epoca contiene in sé la pretesa arrogante della catastrofe.

E giunse il momento del primo libro di Paolo Giordano anche per me. Questo mi ha concesso il lusso di leggere un autore in qualche modo senza passato. È una storia bella. E coinvolge. Ma soprattutto fa una di quelle robe che mi fa completamente impazzire: ci mette la coerenza di un’idea di base e variazioni sul tema tremendamente coincidenti ma diverse. Cioè le vicende, i personaggi, i fatti sono strati che si aggiungono alla storia, ricalcano il tema ma sanno essere indipendenti. Detta così sembra facile, ma mica vero. 

Per esempio la faccenda di due sostanze qualsiasi che in natura non si fondono, presente? È tutta lì ma sottile, e in una frase sola. Il libro è pieno di resto costruito intorno. O quasi. Personaggi, legami, storie che si incontrano e si intrecciano, ma senza mischiarsi. Che sono neri o sono argento. Allora mi sono messa a pensare che in effetti la cosa funziona bene perché da questo punto di vista, cioè se prendi un libro da questo punto di vista, la cosa si fa universale. Insomma il gioco è che si racconta una storia ma il fatto è pure il tuo. E la letteratura dovrebbe fare anche questo. Ma andiamo con ordine. 

Il nero e l'argentoLa storia. La Signora A. diventa Babette un sabato di aprile. La signora A. è una donna custode di matrimoni e vite. La Signora A. è una signora che si occupa di una famiglia giovane. Lui, lei e un piccolo di nome Emanuele. Una famiglia inesperta col bisogno di un riferimento. Ed ecco la Signora A. La Signora A. è la perfezione di chi ti sta accanto ma non è una mamma né una suocera, è entrambe e nessuna delle due. È la persona che si cura di altre persone e case e che ha una vita sua, spesso difficile da immaginare perché capita, con le persone con cui si hanno rapporti impostati su ruoli fondanti, capita che ti pare in testa a te che siano solo quello. Invece no. Sono anche altro. La Signora A. ha un nome con l'iniziale prima, è vedova, ha una faccenda per tutto (“bella faccenda”, “com'è la faccenda”, “la faccenda dei calzini”) e un discorso particolare con l'uccello del paradiso e le sue comunicazioni di servizio. Questo fa di lei la Signora A. persona ma anche la Signora A. persona nella famiglia. E tante altre Signora A.

E questa signora poi un giorno non c'è più. Se la porta via una brutta storia. Una storia di quelle nere come la malinconia quando te la senti scorrere come una linfa scura nel corpo. E invece l'argento è puro e chiaro, incontaminato a suo modo. Ci sono persone che gli scorre l'argento e altre che gli scorre il nero. Per motivi diversi, in modi diversi. Ci sono storie che gli scorre l'argento e storie che gli scorre il nero. Ci sono persone che sono storie. Così si toccano ma non si mescolano, nero e argento. E non c'è nulla da fare. Di base è una cosa del tipo l'olio quando galleggia nell'acqua se si decidesse di versarlo in un bicchiere. 

La famiglia dunque resta orfana. Spaesata. Bisogna ricalibrare le cose, le forze, i compiti. Applicarsi in coraggio. Andare avanti. Ma questo lo leggerete poi. Volevo solo dire che qui la cosa è proprio come un romanzo affusolato. Un bastone attorno a cui avvolgere un filo di lana e poi un altro e poi un altro. Finché lo spessore del bastone semplicemente non è riprodotto due, quattro, dieci volte più grande e i contorni mutano sulla stessa base. 

Quello che fa funzionare le storie è che sono uniche e di tutti allo stesso tempo. Come gli amori, le questioni, le amicizie che hanno la pretesa di essere uniche al mondo e lo sono anche ma allo stesso tempo sono come altre mille mila. Come il nero e l'argento, coesistono in questo paradosso dello scorrere insieme e non fondersi mai. Continuando ad accumulare strati. 

Licia Ambu

Pensa che avere una sola personalità sia uno spreco di spazio. In fase di definizione a ciclo continuo, ama in ordine sparso nonché intercambiabile un sacco di cose.

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