Il vento distante | José Emilio Pacheco

Se la mia libreria* prevedesse delle nicchie, degli anfratti di gloria, delle incavature dell'alleluia, Il vento distante di José Emilio Pacheco, Edizioni Sur, se ne starebbe lì, col suo pantone verde acqua e il suo gatto sagomato a nettarsi la zampa.

Perché, evacuiamo il campo: Il vento distante assomiglia parecchio a quel genere di libro che vorresti leggere.

È un gioiello di centoventi pagine e quattordici racconti.

Nella prima parte i protagonisti sono ragazzini, adolescenti, giovani uomini e giovane donne alle prese con sofferenze strettamente legate alla propria età – e che nessuno di noi ha scordato, patimenti che non sono stati risolti ma cannibalizzati, sostituiti da altri patimenti meno anacronistici – tra inadeguatezza, vergogna e rancore.

ilventodistanteNel mezzo, lo scambio “Il vento distante” e “Parco divertimenti”, due racconti strabilianti – il secondo fortemente borgesiano, il primo fortemente lacrimoni – che eterogenizzano la raccolta e ne dilatano il respiro, svincolandosi dallo staticismo del binomio racconto-infanzia (cosa che riesce meno, per esempio, a Un'innocente crudeltà di Silvina Ocampo, nonostante alcune vette clamorose).

Nella seconda parte i leitmotiv sono la lotta, la guerra, lo scontro; in “Non capiresti”, titolo quantomai tautologico, si traccia il solco tra infanzia e età adulta, si traccia e si colma, in quattro pagine.

Già, perché la scrittura di Pacheco è innanzitutto precisa e asciutta, figlia di un processo di selezione e di scrematura che elimina l'eliminabile: non ci sorprende sapere che Pacheco (1939-2014) è stato soprattutto un poeta.

E poi, cavolino, tocca menzionare “Qualcosa nell'oscurità”.

Mentre me lo stavo trangugiando, godendomelo in ogni sillaba, non ho potuto fare a meno di pensare a “Casa occupata” di Julio Cortázar. Leggere per credere.

E l'ultima gemma, “Gerico”, racconto dalla vaga allegoria religiosa, il secondo del libro dopo “Vergine delle estati”, con il probabile riferimento al crollo delle mura di Gerico raccontato nel libro di Giosuè e la conquista della città da parte degli israeliti.

Tra l'altro: il protagonista sarebbe H, in un delirio di onnipotenza e crudeltà. Ci sono delle formiche. C'è un incendio. C'è un finale a sorpresa. C'è poco più di una pagina da leggere. Una pagina, sì.

José Emilio Pacheco è un campione del mondo e Il vento distante, Edizioni Sur, non è mai stato così vicino. (basta andare in libreria o in uno store digitale)

 

* una Billy, che-te-lo-dico-a-fare

Andrea Meregalli

Vivo con Isabella e Arturo Bandini. Lavoro come giornalista freelance aka una maniera edulcorata di lavorare come giornalista precario. Faccio gli articoli e i siti e i social e i comunicati stampa e gli speech e il seo e la seo: parità di genere. Ho un blog di letteratura e ho scritto un libro, come tutti.

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