Irvin D. Yalom | Sul lettino di Freud

Che cosa hanno in comune emorroidi e psicoterapia? Se dopo aver letto il quesito sentite anche voi la voce dell’immortale Oreste Lionello balbettare frasi sconnesse mentre vedete Woody Allen gesticolare in un loft di Manhattan, la vostra reazione è nella norma. Il domandone iniziale non è una freddura terribile che finisce con un pessimo riferimento alla fase anale freudiana, né una scena geniale tratta dalla filmografia sterminata del cineasta newyorkese. Si tratta semplicemente di una conclusione dedotta dalla vita reale. Dubbiosi? Verifichiamo insieme. Quanti di voi soffrono o hanno sofferto di emorroidi? Quanti di voi ne parlano in pubblico come se fosse l’ultima puntata di Game Of Thrones o la più recente trovata mediatica di Salvini? Ben pochi, immagino; forse nessuno. E quanti di voi parlano liberamente del proprio percorso terapeutico in fila alla posta o a cena con un amico? Nessuno. Emorroidi e psicoterapia hanno una cosa in comune: sono tabù (tanto per restare con Freud); anche oggi, ancora oggi. Sono argomenti che affrontiamo in silenzio e, spesso, in solitudine, seduti doloranti sul water o sdraiati sul lettino di uno studio dal quale usciamo dissanguati (questa non era voluta!). Non ci resta che affidarci all’arte in attesa di tempi più sinceri e loquaci.           

Nel frattempo, potreste recuperare le puntate della serie TV In Treatment. Ma immagino che voi, lettori di Finzioni, siate più a vostro agio tra gli scaffali di una libreria che fra gli "spin off" e i "cliffhanger" del nuovo oppio dei popoli. Non ne sono così sicuro, ma facciamo finta che sia così e state al gioco. Siete nella vostra libreria preferita e dall’altoparlante escono le Pastorale di Beethoven a un volume appropriato. Vi allontanate dalla sezione Psicologia affollata di volumi coloratissimi griffati Bollati & Boringhieri e tornate alla Narrativa. Evitate le trilogie da trilioni di copie, grazie uno slalom vi lasciate alle spalle le fascette Newton Compton e, con grande gioia, arrivate alla lettera Y. Lì troverete tre o quattro volumi Neri Pozza dalle copertine intriganti, raffinate e stampate su quella carta granulosa che vi lascia sulle dita una sensazione tattile quasi sensuale. Eccoli lì i libri di Irvin D. Yalom, romanziere californiano di grande successo, ma prima di tutto psichiatra, docente di fama internazionale ed esploratore degli abissi psicologici della mente umana da più di cinquant’anni. Quasi dimenticavo: professore emerito all’università di Stanford.     

Prendete in mano Sul lettino di Freud e apritelo. È la storia di una scommessa. Yalom narra le vicende di due analisti: Ernest Lash e Marshal Streider. La questione in gioco è una sola: l’onestà terapeutica. Come dice lo stesso Yalom nel bellissimo saggio Il dono della terapia riferendosi proprio a questo libro: «Uno dei principali scopi del romanzo è affermare che l’autenticità del terapeuta alla fine vince anche nelle circostanze peggiori». Il terapeuta che osa, attraverso la creatività e la sincerità, e che sfida i dettami imposti dagli istituti psicanalitici è Ernest Lash. Marshal Streider è il suo opposto: innamorato della sua arguzia e delle sue interpretazioni, rappresenta la fazione ortodossa della professione che svolge. Dove li porterà l’intreccio? Per saperlo dovete comprare il libro, ma restano ancora due cosine che voglio dirvi in proposito.

Se la mia ipotesi iniziale è vera, dovreste già saperlo, ma sul lettino di Freud la cosa che rode di più il paziente è l’impossibilità di conoscere la persona che si trova di fronte. Come dice il dottor Streider nel libro: «Può chiedere quello che vuole. Nessuna promessa sulla certezza di una risposta». Nel migliore dei casi la domanda torna indietro grazie a un meccanismo che definirei “rinculo terapeutico”, ma che rappresenta lo spazio di sicurezza in cui lo psicologo si rintana e che a volte chiama “neutralità analitica”. Il protagonista di Yalom, Lash, così come lo stesso autore, tenta invece di andare più in là e di indagare il tipo di rapporto che si crea nello studio di uno psicologo. La curiosità del paziente e la curiosità del lettore sono così soddisfatte. Yalom ci fa un grande regalo: ci racconta le sedute in modo tale che noi possiamo saltare da una parte all’altra in ogni momento: lettino, poltrona, lettino, divano, poltrona e poi di nuovo lettino. Conoscendo i retroscena, gli obiettivi, i problemi, le tecniche e i rapporti che legano i personaggi fra loro, noi lettori possiamo godere di una visione completa, onnisciente e assolutamente appagante. E soprattutto, l’autore ci permette di entrare nella testa di un terapeuta che svolge la sua professione. Si tratta di finzione letteraria? Certo, ma è comunque più di quanto potrete mai ottenere sulla chaise-longue!

Raymond Carver non sopportava i trucchetti da quattro soldi e le trovatine di alcuni scrittori. Professava, in un certo senso, l’onestà letteraria tanto quanto Yalom sponsorizza l’onestà terapeutica nei suoi saggi e nei suoi romanzi. Entrambe riguardano da vicino il rapporto fra le persone coinvolte, e la loro presenza mira alla creazione di una fiducia reciproca, ingrediente fondamentale per una buona riuscita, tanto letteraria quanto psicologica, del rapporto stesso. Leggete dunque i romanzi di Yalom: non vi troverete trucchetti e soddisferanno la curiosità che vi corrode a proposito dei rapporti umani, delle emozioni e delle domande esistenziali.

P. S.   

Mi sono dimenticato di dirvi che emorroidi e psicoterapia hanno una seconda cosa in comune: quando comincerete a parlarne in giro, scoprirete che il novanta percento delle persone ci ha avuto a che fare. Per cui, nessuna remora! Anche in questo caso onestà e verità gioveranno a voi e al vostro tempo. Statene certi.

Irvin D. Yalom, Sul lettino di Freud, Neri Pozza, 2015

Danilo Zagaria

Biologo torinese non praticante, accumula libri e qualche volta li legge. Ogni tanto corre, meno spesso scrive.

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