J. M. Coetzee | L’infanzia di Gesù

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Conosco una persona che quando inizia a leggere un libro attacca un post-it in una delle pagine bianche iniziali, e mano a mano che prosegue la lettura ci scrive degli appunti, dei pensieri, le sue impressioni.
Ho provato a fare questo esperimento leggendo L’infanzia di Gesù di J.M Coetzee, edito Einaudi, un libro di cui in rete si è parlato moltissimo e che, appena arrivi in libreria, ti attira a sé con una copertina che strappa un sorriso di quelli belli da fotografare. È un romanzo pieno di cose, che provoca molte reazioni nel corso della lettura; ed è soprattutto lui stesso, la storia stessa, tante cose. Infatti di post-it ne ho dovuti mettere due.

l'infanzia di GesùPotrebbe essere un libro di sociologia, e allora potremmo dire che è la storia di un uomo e di un bambino che approdano in una terra nuova dopo un lungo viaggio in barca. Non hanno nulla, se non quello che hanno addosso. Viene loro dato un nome e un modo per vivere e l’uomo ha come unico scopo quello di trovare la madre del bambino che ha conosciuto sulla nave, e di cui non conosce né il nome né il viso. E questo è quanto. Cosa succede? Come gli uomini si possono adattare in posti nuovi? Come si instaurano le relazioni con gli altri? 

Oppure potrebbe essere un libro di psicologia, e allora parlerebbe delle difficoltà che si possono trovare a iniziare una vita dopo un trauma, come (e se) sia possibile lasciarsi una vecchia vita alle spalle, e con lei il nostro modo di pensare e di essere. Ci si adegua? Si soffre? Si cambia l’altezza dell’asticella che determina lo stare bene dallo stare male?

Oppure, ancora, potrebbe essere un libro di pedagogia che mostra un bambino solo al mondo, affidato a un uomo conosciuto in mare che vuole aiutarlo. Quell’uomo non è suo padre ma è come se lo fosse; è colui che gli insegna a leggere, che gli spiega il bene e il male, che gli mostra cosa siano la paura e la fame, ma anche la felicità e l’amicizia. E nella loro corsa al ritrovamento della madre, nuovi nuclei famigliari si formano, si sfaldano, si ricompongono in modo diverso. Che cosa è una famiglia? Le famiglie allargate funzionano? E quando è un genitore solo, ad avere la custodia del bambino, come cambiano gli equilibri? 

Potrebbe essere un libro di attualità, e allora parlerebbe di immigrazione, oppure di filosofia, e allora citeremmo Descartes e il suo tabula rasa. Un libro che parla di amore e di passione, o della mancanza di queste due cose, del diverso modo che le persone hanno di rapportarsi ai sentimenti e ai desideri. Della voglia di avere sempre di più, insieme al cuore che brucia, oppure dell’adagiarsi a una vita più normale, serena nella sua assenza di picchi.

Oppure potrebbe essere un libro che parla di Teologia e allora parlerebbe dell’arrivo a Novilla di questo bambino speciale, che cerca il suo posto nel mondo e guarda le cose con occhi diversi, nuovi; che sa essere testardo e cattivo come a volte i bambini sanno essere, ma anche curioso e innocente, privo di quel bagaglio di memoria che rende gli uomini a volte ciechi di fronte alle cose.
Questo bambino potrebbe essere il Messia. Come reagirebbe il mondo, al suo arrivo oggi? Lo ascolterebbe? Lo capirebbe?

L’infanzia di Gesù è un libro che va letto, custodito, assimilato; che va fatto sedimentare in quel posto dove le cose non si fanno scalfire dagli eventi o dal tempo. È un libro che indaga sulla Vita e sul Significato delle cose. Ma è soprattutto un romanzo che ti lascia pieno di domande. E qual è lo scopo della letteratura se non questo?

J. M. Coetzee, L'infanzia di Gesù, Einaudi, 2013.

Silvia Cardinale Pelizzari

Vorrebbe saper scrivere come Rulfo, avere la fantasia di Cortázar e andare a cena con Franzen. Di Finzioni è un po’ ufficio stampa, un po’ co-direttore editoriale.

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