Jim Holt | Perché il mondo esiste?

Anni fa, mentre aspettavo che fosse il mio turno per dare un esame di filosofia teoretica, una mia amica uscì sconvolta dallo studio del professore. L'esame non era andato bene, ma ad allibirla era il fatto che a un certo punto il professore le aveva domandato se si era mai chiesta cosa fosse reale. La domanda del professore doveva essere suonata un po' come un parroco che dice alla catechista "mi vuoi dire che non credi in Dio?".

Chi studia filosofia sa che difficilmente troverà la certezza che un matematico può trovare in un teorema, ma la metafisica è la più strana di tutte le branche, quella più vicina al misticismo. La mia amica non si era mai fatta quella domanda e non vedeva perché fosse così importante porsela. Più una questione filosofica può essere espressa in termini che userebbe un bambino, più sarà subdola e difficile da sbrogliare; e se "cosa è reale?" sembra difficile da battere in semplicità, ho scoperto che ce n'era un'altra: perché esiste qualcosa invece del nulla?

covPerché il mondo esiste? di Jim Holt parte da una frase pronunciata da Martin Amis secondo il quale siamo a cinque Einstein di distanza dalla risposta. Holt è andato alla ricerca sperando di trovarne, se non tutti e cinque, almeno uno. Il risultato è un libro che tra le sue 365 pagine incontra una marea di nomi: filosofi, scienziati, scrittori, tutte le idee hanno qualcosa di vero, eppure nessuna di esse riesce a convincere. Non è un libro semplice. La copertina leggera e ben disegnata nasconde in realtà un libro densisissimo che va letto con calma, un capitolo al giorno.

SPOILER ALERT: Jim Holt non trova neppure mezzo Einstein, ma non era quello lo scopo. Se è vero che alla fine del libro non si trova la risposta esatta, è anche vero che non siamo mai stati fermi. Ogni pagina era un passo prima in una direzione, poi in un'altra, prima in un campo del sapere, poi in uno completamente diverso. Siamo arrivati alla meta? No, ma da qualche parte di sicuro siamo arrivati.

Da quando è nata, la filosofia occidentale ha perso un pezzo per ogni secolo che ha attraversato: non si occupa più di fisica perché abbiamo sviluppato una disciplina migliore, non si occupa di matematica o astronomia. Neppure la sociologia rientra più nel filosofare, e sembra che essere filosofo significhi esattamente nulla.

Una delle citazioni più famose di Eduardo Galeano, giornalilsta uruguaiano, è tratta da Parole in cammino e parla dell'utopia, ma potrebbe tranquillamente parlare della filosofia:

Lei è all'orizzonte. […] Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e l'orizzonte si sposta di dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l'utopia? Serve proprio a questo: a camminare.

Ecco, in un mondo dominato dalla scienza Jim Holt ricorda a tutti come la filosofia sia in realtà ciò che davvero fa camminare l'Uomo.

 

Jim Holt, Perché il mondo esiste? Una detective-story filosofica, UTET 2013

Jacopo Donati

Scrive per Finzioni Magazine e lavora per Bottega Finzioni. Al terzo lavoro con un "Finzioni" da qualche parte avrà la certezza di essere in Matrix o in qualche Truman Show.

3 Commenti
  1. Perchè una domanda per la quale non v’è risposta? Il cervello-mente escogita trucchi per ‘andare avanti’? A mio modo di vedere il problema mondo non va inteso come realtà a se stante ma insieme a quell’osservatore-domandante che siamo noi, così la domanda potrebbe volgersi in ‘ perchè il mondo e noi’? Infatti chiedere a materia,stelle,pianeti,cellune e cosè via perchè esistano è mettersi fuori coscienza; è invece nel noi-al-mondo che va focalizzata la questione. E allora o si cade nella proiezione immaginosa o nel mondo della personazione….

  2. Una domanda come “perché il mondo e noi?” è interessante, ma non basilare quanto quella posta dal libro, che di fatto sembra la domanda prima. Quel “mondo” nel titolo può fuorviare: la domanda, in un brutto ma necessario italiano, sarebbe: perché esiste qualcosa invece del nulla?