Joan Didion | Prendila così

“Così, mi hanno suggerito di mettere per iscritto i fatti, e i fatti sono questi: mi chiamo Maria Wyeth. Si pronuncia Mar-ai-a, tanto per chiarire le cose fin dal principio. Qualcuno qui mi chiama «signora Lang», ma io non l’ho mai fatto. Età: trentun anni. Sposata. Divorziata. Una figlia, di quattro anni.”

 

Si chiama Maria, ma si pronuncia cover2Mar-ai-a ed è così che la chiamerò.

Ho letto Prendila così, secondo romanzo della appena ottantenne Joan Didion, su un regionale Milano-Pisa di quelli lentissimi che non risparmiano nessuna stazione. Casalpusterlengo, Codogno, Fiorenzuola, Solignano, Berceto, Pontremoli, Aulla, stazioni in cui non sale né scende nessuno. Mar-ai-a ha fatto il viaggio con me.
Lei andava su e giù per la costa della California a bordo della sua Corvette, con un uovo sodo accanto per riuscire a mangiare qualcosa senza smettere di guidare, tra la villa di Beverly Hills e l'appartamento di Fountain Avenue, fino al deserto del Mojave.

Mar-ai-a macina chilometri lungo autostrade assolate. Il suo fiocco tra i capelli, gli occhiali da sole che non si toglie mai, i chili che perde nel corso del libro: ogni volta che leggo storie con protagoniste affascinanti – Mar-ai-a è una ex-modella e attrice – non riesco a smettere di immaginarle. Pagina dopo pagina aggiusto la loro immagine con i dettagli che mi vengono forniti, sistemo i capelli, i colori, i vestiti, come se giocassi con Gira La Moda. Mi è successo con Brett di Adulterio in America Centrale, come con i libri della Egan, Charlotte in Guardami e Sasha de Il Tempo è un bastardo. E con una protagonista come questa non può non succedere di nuovo.

Mar-ai-a – dopo un susseguirsi di scelte sbagliate – ha smesso di “fare” e si limita a vivere, lentamente lascia che la vita le scorra accanto. La noia si trasforma in depressione, il lusso sfrenato si contrappone alla mancanza di valori, e poi la follia, i medicinali, l’alcolismo. Tutte le malattie della società moderna arrivano al loro eccesso e portano con sé conseguenze estreme. Ma nonostante la profonda tristezza di questi temi, Prendila così risulta leggero e scorrevole, complice una Mar-ai-a con cui si empatizza e a cui ci si affeziona, per quanto gli altri personaggi del libro possano non trovarsi d'accordo con il lettore. Mar-ai-a è profondamente colpevole di ciò che ha fatto, ma allo stessso tempo è vittima di una situazione che la Didion riesce a raffigurare così realisticamente da far sospedere al lettore ogni giudizio morale. Il linguaggio scarno e privo di fronzoli spingono il lettore a riflettere sul succo della questione, facendo provare la stessa sensazione di impotenza verso il vuoto che circonda Mar-ai-a e che la spinge verso un unico possibile imperativo: Prenderla così. 

Provate a leggerne un assaggio qua e io dico che difficilmente riuscirete a smettere.

Joan Didion, Prendila così, Il Saggiatore, 2014, 176 pp., 14 euro
 

Elena Biagi

Elena Biagi dopo aver cambiato quattro volte colore di capelli, undici case e cinque città, adesso è biondiccia e vive a Milano, dove lavora in una casa editrice.

Nessun commento, per ora

I commenti sono chiusi.