Jonathan Coe | Expo 58

Era un pomeriggio piovoso a Bruxelles. Passeggiavo raccolta sotto l'ombrello per protteggermi dalla pioggia battente, ma tirava vento e non riuscivo a ripararmi. Quand'ecco, sulla mia destra, la Passaporta: uno dei pochi negozi aperti di domenica pomeriggio nella capitale belga e, per mio sommo piacere, una libreria anglo-franco-germano-fiamminga che mette a disposizione dei suoi clienti thermos di caffè caldo. Sono entrata per riscaldarmi e sfogliare un paio di libri aspettando che la pioggia si calmasse. Nella sezione inglese c'era un mucchietto di volumi con una fascetta arancione che diceva: "Firmato dall'autore". Ne ho preso uno in mano: era La pioggia prima che cada.

Dunque Jonathan Coe era stato a Bruxelles, alla Passaporta. Io sapevo che, oltre ai thermos di caffè ai clienti, la Passaporta mette alcuni alloggi a disposizione degli scrittori di tutto il mondo, che li possono sfruttare per scrivere, lavorare e scoprire la cultura locale nella campagna belga.

Ho comprato una copia de La pioggia prima che cada e sono ritornata in strada, dove la pioggia cadeva ormai da un pezzo. Ero curiosissima: forse Jonathan stava scrivendo un libro ambientato a Bruxelles?

Tre anni più tardi, Expo 58 ha risposto alla mia domanda.

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Ambientato nel 1958, agli albori di quello che è uno dei periodi di pace più lunghi per l'Europa, Expo 58 ci parla di una Bruxelles all'avanguardia, pronta, nel cuore della guerra fredda, a ricevere esponenti da tutto il mondo per celebrare il progresso dell'umanità. L'Atomium, gigantesca struttura in alluminio eretta per l'occasione nel cuore di Heysel, il quartiere dedicato alla fiera, si alza a simbolo della fiducia nel futuro.

Expo 58 è una storia di spionaggio. Un ignaro funzionario inglese si trova nel bel mezzo delle operazioni di spionaggio tra russi e americani. È anche, in un certo senso, la storia di un erasmus: un inglese stanco della vita che conduce in patria si trova per sei mesi in Belgio, circondato da persone provenienti dal mondo intero. Un'esperienza straordinaria quanto eccezionale: se a tratti il protagonista si sente al centro del mondo, a tratti si trova invece a dubitare che ciò che sta vivendo sia reale.

Expo 58 è, infine, una storia che solo Coe poteva scrivere. Rispetto ad altri suoi romanzi, la vicenda si snoda in un lasso di tempo piuttosto ristretto – poco più di sei mesi – e i personaggi sono relativamente pochi. Eppure, anche in Expo 58 si percepisce quello che è uno dei tratti distintivi dell'autore, ossia il suo gusto per gli intrecci di vite. Vite che avrebbero potuto scorrere per sempre parallele, ma che invece si incontrano, dando luogo a sviluppi imprevedibili, con conseguenze che si fanno più grandi tanto più passa il tempo.

In questo viavai tra il Belgio e l'Inghilterra, un piccolo cammeo spetta anche a Bologna. Non posso fare a meno di chiedermi come gli sia venuta in mente. Che Coe ci sia stato? Che ci sia stato e gli sia piaciuta? Chissà se fra tre anni la newsletter della Penguin mi annuncerà la prossima uscita di un nuovo romanzo di Coe, ambientato questa volta proprio in Italia, nella mia città natale…

Jonathan Coe, Expo 58, Feltrinelli, 2013

Cecilia Lazzaroni

Mi sono buttata sui libri quando ho capito che tanto, in matematica, non avevo speranze. Mi piacciono i tulipani, i gatti, la birra, la corsa, i capelli rossi, i film d'amore, la Scozia, il verde, il football americano, i viaggi in bicicletta e trovare delle lettere tra la posta.

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