Juan Pablo Villalobos | Se vivessimo in un paese normale

Non viviamo forse in questo Paese? Non si pensa che ci succedano sempre cose fantastiche e meravigliose? Non parliamo forse con i morti? Non dicono tutti che siamo un Paese surrealista?

L'avevamo segnalato in tempi non sospetti, e adesso Se vivessimo in un paese normale di Juan Pablo Villalobos è stato finalmente pubblicato in Italia dalla casa editrice gran vía nella brillante traduzione di Stefania Marinoni. 

villalobos

Il libro narra il passaggio dall'infanzia all'adolescenza di Oreste (Oreo per gli amici), ragazzino di nove anni che vive a Lagos de Moreno, Messico, in una catapecchia (una scatola delle scarpe con tetto in lamiera, actually) con la sua altrettanto sgangherata famiglia. Basti qui dire che il padre, professore di liceo, trascorre il tempo libero a imprecare contro il televisore, la madre cucina quesadillas variamente farcite a seconda dell'andamento economico del paese e i millemila fratelli (più una sorella) si dilettano in amene attività che spaziano dalla vessazione reciproca allo scappare di casa. L'idillio viene però spezzato dall'arrivo nelle vicinanze di una famiglia polacca benestante e conseguente gentrification (per ulteriori approfondimenti, ask Elisabetta Canalis); a questo seguiranno cacce agli alieni, (finti) pellegrinaggi, incontri con politici sospetti ma dal brillante futuro e una promettente carriera come aggiustatutto prima e inseminatore di mucche poi per il nostro Oreo. Tutti sogni e progetti infranti, ovviamente, ma le cose andranno comunque a posto grazie a un epilogo davvero sorprendente.  

Le cose che mi sono piaciute di Se vivessimo in un paese normale:

  • Il realismo magico. Soprattutto verso la fine del libro, coadiuvato dall'ambientazione messicana, un po' di sano realismo magico fatto come si faceva una volta. Ah, signora mia, ce n'era proprio bisogno. 
  • I nomi. Allora, la prole si chiama, nell'ordine: Aristotele, Archiloco, Callimaco, Oreste, Elettra, Castore e Polluce (gemelli, ça va sans dire), tutti nomi fortemente voluti dal pater familias. Perché anche un bell'esaurimento in stadio avanzato ha il suo fascino, giusto?
  • Le battute. Il testo è molto divertente e pieno di boutade agrodolci. Tra le mie preferite segnalo:

Nessuno si perde se non vuole

Le folle sono come gli extraterrestri, non gliene frega niente della logica

È il tuo karma, vecchio mio, non sarai mai contento di quello che sei

Ma soprattutto: 

La Polonia non esiste, non dire cazzate

Juan Pablo Villalobos, Se vivessimo in un paese normale, gran vía, 2014. 

Alessandra Ribolini

Traduttrice e teacher, ma soprattutto wannabe finta bionda senza averne l’aria

1 Commento