Nadia Fusini | La figlia del sole

 

Un libro che mi piace comincia ad avere occhi ed orecchie: ad ogni pagina faccio una piega, intorno ad ogni frase faccio un occhiello. E così dopo qualche ora di lettura mi ritrovo faccia a faccia con Katherine Mansfield, la figlia del sole. Ci guardiamo negli occhi, ci ascoltiamo. E ne sono rapita.

la_figlia_del_sole (1)Il libro di Nadia Fusini, La figlia del sole, vita ardente di Katherine Mansfield  (Mondadori, 2012) è una vera e propria lettura luminosa. Ammetto di aver comprato il libro per due ragioni: conoscevo la Fusini e non conoscevo Katherine Mansfield. Nel romanzo incontro Zoe, una ragazza innamorata della vita, dell'amore, della passione. Anche lei non sa nulla della scrittrice neozelandese, della donna agli antipodi che arriva a Londra agli inizi del '900 a brillare come un piccolo, breve sole accanto alla pallida Virginia Woolf. Anche io, come Zoe, ho amato di più l'enigmatica Woolf, ignorando la scintilla di fuoco di Katherine Mansfield. Come Zoe, mi siedo ad ascoltare, tutta occhi e orecchie, il racconto di Francis a Zoe. Francis è  il fratello di Zoe. Lui è uno scrittore sedentario, solitario, fuggito dalla città perché gli altri per lui sono un intralcio, perché non si può conoscere nessuno. Ma Francis sa tutto di Katherine Mansfield, di lei è innamorato.  

Di Katherine mi sono proprio innamorato, sì, proprio innamorato. Mi batte il cuore quando leggo il suo diario o le sue lettere. Certo, al contrario di lei io sono un sedentario, ma patisco anch'io un'esistenza da escluso, mi sento anch'io un migrante, in esilio dal mondo. 

Katherine Mansfield, o K.M., viene dalla Nuova Zelanda, da una colonia. Per lei Wellington è l'imitazione del mondo che desidera abitare. Per questo motivo si reca a Londra, perché lei vuole la cosa vera. Come Zoe, anche io sono rapita dal  racconto di Francis. Dovrei uscire, ho un milione di cose da fare nella vita reale, ma il libro mi prende, non mi lascia correre via.  Anche Zoe non resterà a lungo a casa del fratello, è di passaggio; lei viaggia sempre, la vita per lei è una corsa continua. Francis chiama sua sorella la viaggiatrice, una che per lavoro passa metà della sua esistenza in alberghi sconosciuti. Zoe è curiosa come me. Fa a Francis tutte le domande che io vorrei fargli. Ora vogliamo sapere tutto di K.M., se è bella, come si veste, chi ama, cosa cerca, cosa trova nel mondo. 

– E' bella?

– Di sicuro non passa inosservata. Soprattutto quando decide di tagliarsi i capelli cortissimi alla maschietta.

– Descrivila con precisione. Anzi no, ti anticipo io: ti dico io come me l'immagino. Ha i lineamenti sottili, delicati, gli occhi neri come carboni, la pelle chiara, i denti bianchissimi… […]

-Quando Virginia Woolf la vede per la prima volta a casa di un amico, inorridisce: "Così si vestono le puttane", osserva sgomenta. […]

-Com'è vestita?

-Tacchi alti, gonna corta, calze colorate…E' sfacciata, aggressiva, gioca con la sua aria androgina: ha il modo di fare insieme guardingo e spavaldo del ragazzo di strada. […]

Da questo momento nella mente  ho un'immagine precisa della figlia del sole. Come Zoe, anche io comincio a sentire la forza di questa donna piena di vita. Una storia intensa che rischia di risucchiarmi in un turbine di emozioni. Anche Francis se ne rende conto e chiede a Zoe (a me?): 

– Vuoi che smetta? E' una storia troppo triste e tu sei troppo giovane.

– Non sono troppo giovane…Il punto è che qui non si tratta di capire, ma di sentire. La tua K.M. sta parlando di qualcosa che prima si sente, e poi diventa pensiero, ma prima è una sensazione. 

Io e Zoe decidiamo di proseguire, vogliamo sentire la storia di Francis, la storia di K.M. E, ad un tratto, nel capitolo "Un dolore all'ala" ogni parola, ogni frammento di storia, s'illumina. Capiamo finalmente cosa ha di speciale la figlia del sole. K. M. scrive "come se pregasse", è una donna che brucia d'amore, che ama oltre misura, è una "fedele dell'amore". Virginia Woolf la invidia, ammette che vorrebbe scrivere come lei. In realtà avrebbe potuto dire "vivere come lei", perchè K.M. scrive quello che vive e vive quello che scrive. Francis spiega che K.M. crede che l'arte possa compiere "il balzo divino":  

-Vedi, ci sono due modi di concepire la creazione: c'è una teoria estetica e una genetica dell'opera d'arte. Nel primo caso, l'arte riproduce cose, oggetti;  nel secondo caso, crea corpi viventi, organismi. Ecco l'idea del salto: il salto è la nascita.

– Il balzo divino, – ripetè tra sé e sé Zoe.

All'inzio mi chiedevo perché Nadia Fusini avesse voluto raccontare la vita di Katherine Mansfield, inventando due personaggi come Francis e Zoe (i nomi sono ispirati a un'opera di Salinger). Però ora capisco. Questo romanzo racconta il balzo divino, la luce di una vita brevissima ; già Pietro Citati aveva parlato della Vita breve di Katherine Mansfield (1980) ma Nadia Fusini riesce a riaccendere la segreta fiamma di questa vita breve. 

Ho finito di leggere il romanzo da qualche giorno e K.M. non è svanita. Ogni tanto torno a sfogliare ancora le pagine di questo libro luminoso e affascinante, le orecchie e gli occhielli intorno alle parole. Ed ecco che tornano le frasi che mi hanno cambiata, le parole del balzo divino:

Quando dipingi le mele, senti che il tuo seno, le tue ginocchia diventano mele?  O ti sembra che sia tutta una sciocchezza? A me non pare affatto una sciocchezza", insiste; "Io quando scrivo di anatre, divento un'anatra

Nadia Fusini, La figlia del sole, Mondadori, 2012

Giovanna Iorio

“Avere la libertà di parola non è abbastanza. Bisogna imparare a parlare liberamente.” C. Hitchens

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