Antoine Laurain | La donna dal taccuino rosso

A dirla tutta la scena è tra le più classiche. 

5928441_334823Lui e lei, che non si conoscono ma sono perfetti l’uno per l’altra. Il destino decide per loro, a dirla come Wisława Szymborska. A Parigi, poi, con la pioggia che cade, i tetti che sono proprio così, e sono così solo a Parigi, e se non ti sei mai affacciato da una finestra di qualche arrondissement non lo puoi capire. E lei, Laure, che può essere solo francese, con quel fascino segreto che un po’ lo vuoi e un po’ lo rigetti. E lui, Laurent, che fa il libraio, ed è sensibile, vissuto ma puro, e ha una figlia adolescente odiosa che riesce a gestire e l’unico difetto che sembra avere sulle prime (lui) è che porta i mocassini. Brrr.

Insomma avete capito, La donna dal taccuino rosso è una commedia romantica in cui ci sono una donna e un uomo che dai lati della città dell’amore iniziano ad avvicinarsi fino a trovarsi e abbracciarsi. Nel mezzo una rapina, una borsa color malva rubata (di lei) e ritrovata (da lui) al bordo della strada, piena zeppa di cose che sono simboli di una personalità e di una vita, che quella vita la raccolgono e la tengono insieme, passato presente e futuro in potenza di una donna; e se una donna perde la borsa – lei, ma ogni donna -, altro che pre-mestruo, secondo me un nuovo 1848 si abbatte sul quartiere. Subentra la curiosità di una vita che non è la tua, la solitudine, l’infelicità che forse avevi addosso e non te n’eri accorto, la speranza di una luce nuova, inaspettata e che si accende improvvisamente, a rovesciare la tua giornata. Oggetti che diventano un filo al quale appendere speranze e nuovi particolari, con una faccia che si compone e diventa un indirizzo e una vita intera. È un attimo, e si finisce nella tana del bianconiglio.

Cose di cui mi sono accorta:

  • Le vie di Parigi citate non esistono (le ho cercate su Google Maps, perché a seconda dell’arrondissement potevo immaginare certe strade e certe case).
  • Il taccuino rosso del titolo non solo è ripreso dal nome della libreria dove lavora il nostro tenente Colombo (Cahier Rouge) ma Cahier Rouge è anche il nome di un romanzo di Benjamin Constant pubblicato a inizio secolo scorso (Chissenefrega? direte voi, e avreste pure ragione, ma sono andata su Google a vedere se la libreria esistesse davvero ed è saltato fuori un signore tutto imbacuccato con la banana in testa e un panciotto importante. Ho questo bisogno impellente di capire se le cose esistono davvero).
  • Questo libro è pieno zeppo di libri di altri. Autori citati tra una pagina e l’altra: Adgar Allan Poe, Marcel Aymé, Baudelaire, Rimbaud, Prévert, Éluard, Proust, Stendhal, Camus, Céline, Sophie Calle, Amélie Nothomb, Houellebecq, Echenoz, Chardonne, Murakami, Machiavelli, ed è solo una parte.
  • Uno scrittore che risponde al nome di Modiano è addirittura un personaggio parlante, un po’ balbettante o confuso, non è ben chiaro il motivo della balbuzie o confusione, ma parla, cammina al parco con le mani nell’impermeabile e risponde alle domande che gli vengono poste e che aiuteranno la risoluzione del mistero.

Capite bene che rischiare la banalità in questo libro è un attimo, e forse un paio di volte succede pure, eppure ormai ci sei dentro con tutti e due i piedi e vuoi sapere se la trova, questa donna – ma sì, la trova, e lo sai già prima che succeda – ma come farà? E la ricevuta della tintoria davvero non lo può aiutare?
Lui è al limite della denuncia, lei a tratti ingenua da fare tenerezza, però alla fine l’amore vince sull’invidia e sull’odio e nel frattempo le centoesettanta pagine del libro te le sei mangiate senza nemmeno accorgertene e la parte romantica di noi sprizza cuori, ciotole di pot-pourri e minipony color arcobaleno. Libri così, servono.

Antoine Laurain, La donna dal taccuino rosso, Einaudi, 2015.

Silvia Cardinale Pelizzari

Vorrebbe saper scrivere come Rulfo, avere la fantasia di Cortázar e andare a cena con Franzen. Di Finzioni è un po' ufficio stampa, un po' co-direttore editoriale.

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