Daniele Rielli (Quit the doner) | Lascia stare la gallina

Salvatore Petrachi, il protagonista principale di Lascia stare la gallina, si serve del genere giallo per scalare la scala del potere. Ora mi spiego.

Ancora una volta, e come se ce ne fosse bisogno, il genere giallo si dimostra il più adatto per parlare del presente. E non perché i telegiornali non raccontino bene la realtà con dovizia di plastici ed eseprti di ogni disgrazia umana, ma perché il giallo ha la caratteristica (innata? non credo, ma andiamo avanti) di fare luce sugli angoli bui della società di cui parla. Il primo film neorealista è Ossessione, del 1943, di Luchino Visconti. Una donna e il suo amante vagabondo (spoiler) amazzano il marito, aprono una trattoria, ma a un certo punto si separano per poi finire… non ve lo dico. Ma, per arrivare al punto, è chiaro che tra ricerca di una narrazione sincera, autentica, approfondita e disincantata della realtà e genere giallo ci sia un legame molto stretto. Di genere parliamo, ma non solo, sia chiaro. Teniamo un secondo questo concetto e lasciamolo lì.

Quit the doner l'abbiamo conosciuto anni fa per i suoi reportage divertenti e straordinariamenta analitici, in un periodo storico in cui online si faceva la gara per tagliare tagliare tagliere lui è stato uno dei primi a mettere in discussione il mantra. Mettendolo in discussione con successo, i suoi post (e articoli poi) lunghissimi hanno dimostrato che un'altro modo di scrivere – e leggere – è possibile. A furia di semplificare, delle notizie rimane solo il titolo e una gif. Ecco, l'autore di questo racconto non è più semplicemente Quit the doner (che nella scorsa recensione avevo ipotizzato fosse una donna) ma un ometto sulle trentina scarsa, di nome Daniele.

Daniele Rielli lo conosciamo da oggi, con questo suo primo romanzo, potente, sarcastico e, violentemente sagace. Leggetelo vicino a una bottiglietta d'acqua e a un'asciugamano, vi farà venire caldo e sete.

http://www.quitthedoner.com/wp-content/uploads/2015/05/Schermata-2015-05-06-alle-11.45.431.pngMarco De Sanctis è accusato dell'omicidio di Martina Scalzi. Siamo nell'agosto del 2011, in provincia di Lecce, nel Salento.

Il Salento: lu sule lu mare lu jentu (il sole il mare il vento) ma non solo. Anche droghe (ero, coca, maria) e spaccio, quindi dance hall in riva alla spiaggia, ristoranti e masserie, forze dell'ordine e mafie (da quella albanese alla camorra) e intrecci tra politica, imprenditoria, massoneria e malavita. Prostitute e puttanieri, chiaro.

L'avvocato di De Sanctis chiama una specie di investigatore privato, il faccendiere Salvatore Totò Petrachi, ex poliziotto, per trovare delle prove che scagionino il suo assistito. Totò fiuta la causa persa, ma ci prova, se non altro per il lauto compenso.

E qualcosa, Totò, la scopre. Insomma, un giallo in piena regola. Ma non proprio.

Ora, dalla fine chi ne esce peggio? Rielli un po' ci scherza, facendo parte del settore, ma chi ci rimette più di tutti è sicuramente la stampa che, per dirla come le famose scimmiette, non vede non sente non sa e non c'era (e se c'era dormiva). Polizia e politica manco a dirlo. Ma anche il lettore ne esce con le ossa rotte, il perché ve lo dico alla fine.

Salvatore Petrachi è cinico. Troppo cinico per bersi la versione ufficiale (Marco uccide Martina), forse è per questo che è finito a fare l'investigatore privato. Ma è anche un'anarchico menefreghista. Quel genere di anarchici meridionali (scusatemi il nordismo): insofferenza all'autorità, alle regole e a ogni limitazione della libertà personale in nome della legge. Tutt'altro che liberale (al massimo liberista e libertino), Salvatore Petrachi iniziamo a conoscerlo pagina dopo pagina domandandoci anche noi chi sia stato il vero assassino della povera ragazza…

Il romanzo è una specie di Breaking Bad salentino se volete, formato cartaceo, anche se sono più le differenze che le somiglianze. Ma i punti di contatto sono molto forti e mi permetto di elencare i più salienti: un personaggio buono all'apparenza ma stronzissimo; un personaggio buono-stronzissimo a cui ci si affeziona e che cresce emotivamente tra la prima e l'ultima pagina. Un clima torrido, tra il deserto americano e l'estate salentina del 2011. Tuttavia, se in Breaking bad vediamo la parte più importante del percorso evolutivo di Walter White (da quando inizia a cucinare mentanfetamina a quando "finisce") qui in Lascia stare la gallina abbiamo solo delle istantanee della vita passata e un ben approfondito studio della strada che lo porterà al vertice. In realtà, parlare solo di Petrachi è riduttivo, perché il libro è un romanzo Corale. Ci sono almeno voci 5 narranti principali (oltre a Totò, c'è Adamo, il suo socio in affari nel ristorante il Saraceno, Rocco, un ragazzo che aiuta Petrachi a risolvere il caso con le sue amicizie tra gli spacciatori e i baristi, Andrea, un poliziotto toscano che sta per diventare papà ma che lavora da anni nel salento e Ottaviano, un giovane giornalisa locale un po' idealista un po' ideologico), più qualche intermezzo qui e lì.

Ad un certo punto, però, il giallo smette di interessarci. Perché? Non voglio dirvelo e non sono qui per farlo, ma vi basti sapere che a circa 100 pagine dalla fine il giallo è risolto, ma il libro non è ancora finito. Come mai? Be', forse il libro ci sta parlando anche d'altro. Togliamo il "forse" e l'"anche". Il libro ci parla d'altro. E questo, paradossalmente, è una delle caratteristiche più interessanti del genere giallo.

Che Rielli lo sappia (come immagino) o meno, è del tutto secondario. Sicuro, invece, è che l'autore si serve del genere per parlarci d'altro. Di cosa? Del nostro tempo. Ho iniziato questo post con un riferimento al cinema e al neorealismo cinematografico. Il motivo per cui Visconti si aggrappa al noir per raccontare una storia non è poi così dissimile: la necessità di raccontare la brutalità del presente con una disamina chirurgica, senza ricorrere però a un documentario. Perché non di solo pane vive l'uomo… ma di ogni storia che esce dalla bocca di qualcuno.

Salvatore è spietato, ma non è un cattivo bidimensionale tipo cartone animato. È un personaggio concreto, calcolatore e abbastanza intelligente, questo gli permette di sapersi adattare agli ambienti dove si trova (parlare con un camorrista o minacciare un finanziere non è come flirtare con una giornalista o la propria segretaria, no?). A proposito del personaggio, finito il libro vi verrà voglia di sapere molto altro della sua vita. A me piace credere che sentiremo ancora parlare di lui e che questo Totò Petrachi tornerà in altri due romanzi, che andranno a comporre la trilogia "Vita e morte di Antonio Petrarchi" o qualcosa di simile. Probabilmente non sarà così, ma proprio nell'ultima pagina, quella prima dei ringraziamenti anche a voi, amici lettori, nascerà questa speranza.

Però, come dicevo, ne usciamo con le ossa rotte. Con quale coraggio simpatizziamo con Totò? Eppure lo facciamo e ci piace. Ancora più grave, secondo me, è quando ci rendiamo conto che di tutto quello che è successo nel romanzo, nessuno saprà mai niente. La verità è diventata un altro bene di scambio, la vita una commodity venduta al migliore offerente. Questo sarebbe uno dei cliché del noir (il mondo è caotico, imprevedibile, e abbastanza ingiusto: non si sa mai cosa può accadere a chiunque), Rielli lo sa e fornisce a Totò uno spirito  così potente, cinico e bastardo tale da riuscire a manipolare il caos e mutare ogni circostanza avversa in uno scalino della sua scalata verso il potere.

Questo significa, comunque e in definitiva, che sentiremo parlare di Daniele Rielli come scrittore per ancora molto tempo e, forse è il caso di metterlo nero su bianco, questo romanzo non è che il primo di una lunga e fortunata serie.

Daniele Rielli (Quit the Doner), Lascia stare la gallina, Bompiani, 2015, da oggi nella vostra libreria sotto casa

Nota bene: il titolo sembra qualcosa di simil-David Foster Wallace. O almeno a me è sembrato così (Considera l'aragosta, Questa è l'acqua…). Fidatevi, non c'entra nulla. Ma nulla nulla.

Andrea Sesta

Vi parlo del mio mondo perfetto: una biblioteca grande come una casa, una donna adorabile al mio fianco, del cibo delizioso e storie di pirati fino a morire. Mi piace leggere, e quando ho tempo faccio anche il resto.

3 Commenti
  1. L’articolo ,ben scritto,fra l’ironia e l’ammirazione per questo scrittore…mi ha incuriosito…quindi è riuscito nel suo intento credo…lo leggerò….

  2. L’articolo ,ben scritto,fra l’ironia e l’ammirazione per questo scrittore…mi ha incuriosito…quindi è riuscito nel suo intento credo…lo leggerò….

    p.s. risulta io abbia già scritto in merito…non è vero!