Claire North | Le prime quindici vite di Harry August

Il secondo cataclisma si verificò nella mia undicesima vita. Era il 1996 e stavo morendo della mia solita morte, sospeso in una calda nebbia di morfina, quando lei scivolò nella stanza come un cubetto di ghiaccio sulla schiena.

Inizia così, Le prime quindici vite di Harry August, e in una frase sola ci sono già dentro un sacco di cose. C'è la fantascienza, un momento drammatico, l'arrivo di una bambina di sette anni sul letto di morte del protagonista e voce narrante che dice che il mondo sta per finire. E il tempo, che genera una storia (o meglio un tempo che si ripete uguale, generando storie diverse), che da solo apre vasi di Pandora, permettendo alla struttura narrativa di sfaccettarsi, di disperdersi in più sentieri, come quando la luce incontra un prisma triangolare, e quello che ne esce è tutt'altro rispetto a quello che ti aspettavi.

harry_augustLa faccenda del tempo è un argomento che mi tiene incollata a uno schermo, o a un libro, indipendentemente dalla qualità di quello che sto guardando o leggendo. Il mio piccolo innamorato da guardare con occhi sognanti.
Prendete Flash Forward, la serie Tv della Abc uscita tra il 2009 e il 2010. Una boiata pazzesca, per dirla fantozzianamente; una sola stagione con diversi salti dello squalo, un attore principale (Joseph Fiennes) in grado di avere la stessa espressione sia se dice alla sua donna di amarla, sia se gli ammazzano il gatto, un finale tirato su come meglio si poteva per chiudere 22 episodi che non avrebbero visto un nuovo capitolo. Eppure. Flash Forward mi ha rapita completamente con un semplice fatto, alla base di tutta la serie: durante un blackout l'intera popolazione mondiale perde conoscenza e vede una scena del proprio futuro, a circa sei mesi di distanza. Al risveglio, c'è chi trova speranza in quello che ha visto, chi vede il baratro. C'è quindi una corsa contro il tempo per evitare che il futuro accada, o la smaniosa rincorsa verso qualcosa che si vuole abbracciare.

Ma non è l'unico caso. Anche 12 Monkeys ha avuto su di me un effetto simile. Tralasciata la parte ansiogena che mi ha portato a guardare la serie bloccando il video ogni circa 12 minuti (tutto avviene quasi sempre al buio, quasi sempre in boschi o in posti sotto terra dove succederà l'ira di dio ecc. ecc), 12 Monkeys è la tipica storia con il tema che amo. In un futuro nemmeno troppo anteriore, l'umanità si è estinta a causa di un virus, fatto salvo per alcuni sopravvissuti che ora tornano indietro nel tempo per provare a evitare la catastrofe.

Insomma mi piacciono le storie dove qualcuno prova a fare di meglio, a sistemare dei pasticci; oppure aspetta qualcosa che sa per certo deve arrivare, perché l'ha visto in qualche modo in una vita parallela. A dire il vero non è tanto il viaggio temporale in sé a interessarmi (ne Le quindici vite di Harry August non ci sono viaggi temporali, tra l'altro) quanto quello che fa l'uomo, un mio simile, con questo potere in mano, con "il tempo" dalla sua parte (e qui sì, che c'è da sbizzarrirsi, con questo libro).
Temo si tratti di una malinconica nostalgia del passato e delle aspettative, della speranza che cerco di porre nel futuro.

Ma torniamo a bomba: Le prime quindici vite di Harry August, il romanzo di Claire North pubblicato in Italia da NN Editore e di cui, se smetto di divagare, vorrei parlare, è la storia di un uomo che vive all'infinito. Ogni volta che muore, rinasce nello stesso posto e nello stesso momento di sempre, rigettandosi al mondo con le stesse possibilità della volta precedente, e ricordandosi ogni cosa del suo passato (o del suo futuro possibile ma già avvenuto). La trama, così riassunta, può sembrare, se non banale, quanto meno limitante, da un punto di vista critico, perché sembra non aderire alla nostra realtà, sembra non poterci intimamente toccare, data la siderale distanza dal nostro quotidiano. Niente di può sbagliato. Le prime quindici vite di Harry August è una sorta di Groundhog Day, solo che il Giorno della Marmotta è lungo quanto una vita.

Non c'è solo la trama. Non si tratta solo di Harry August che capisce di essere diverso, scopre altre persone come lui, cerca di salvare il mondo perché capisce di aver contribuito a fare un gran casino.
Il punto è: cosa fareste se poteste ricominciare da capo una vita intera ogni volta? Cosa cambiereste? Sembra una domanda sciocca, ma non lo è, e credo lo sappia bene l'autrice, che con una bellissima storia e un personaggio magnifico, ci mette sotto al naso un paio di cose.
Non solo come l'uomo sprechi tantissimo tempo – una vita o quindici non cambia – ma come tenda a manie di onnipotenza, a forzare il patto con la natura, o con l'esistenza stessa, pensando di poter predominare a controllare ogni cosa. Soprattutto, come tenda a imparare poco dalle esperienze che vive. Le vite di Harry August iniziano sempre l'1 gennaio 1919, e finiscono sempre in date diverse. La vita più lunga ha visto le torri gemelle cadere. Ce n'è di Storia nel mezzo. C'è una guerra mondiale e diverse altre dislocate nel mondo, c'è il progresso, ci sono un sacco di cambiamenti e innumerevoli errori. La fortuna di Harry, e di quelli che come lui vivono più vite, ricordandosele, è di poter rivivere ogni cosa più volte, e provare a vederle con occhi nuovi, più saggi, più adulti e consapevoli.

Su Goodreads, o Anobii, su moltissime recensioni che troverete online, perfino all'inizio di questo mio pezzo, leggerete che questo è un libro fantascientifico. Non potreste trovarmi più in disaccordo. Questo è un libro di un realismo incredibile, nonostante tutto, perché tutto quello che il protagonista decide di fare con ogni sua nuova occasione è molto simile a quello che ognuno di noi fa con l'unica vita che ha in mano. Decide come meglio impiegare il tempo, decide le priorità, si toglie dei vizi e degli sfizi, si deprime, pensa di essere pazzo, fa cose totalmente senza senso, perde un sacco di tempo sapendo di perdere un sacco di tempo, cerca nuove soluzioni, è attratto da persone molto diverse da sé, ama davvero qualcuno, cerca di farsi credere dagli altri, cerca il lato buono degli altri, prova a imparare dalle esperienze passate, cerca i propri simili per sentirsi più al sicuro.
Certo, fatto salvo del piccolo dettaglio di rinascere all'infinito nello stesso anno e nello stesso luogo. Eppure Harry August siamo noi. Io è un altro, direbbe con coscienza il protagonista, pensando alle sue vite e a Rimbaud, e possiamo dirlo anche noi, con le nostre mille sfaccettature, con le nostre diverse vite, ammassate, ammucchiate, tutte dentro una scatola sola, nel nostro caso, in tante scatole diverse, e una dentro l'altra, nel suo.

Claire North, Le prime quindici vite di Harry August, NN Editore, traduzione di Valentina Daniele, 2015.

Silvia Cardinale Pelizzari

Viveva una vita tranquilla finché non hanno iniziato a chiamarla Cardinale. Da allora nessuno capisce quale sia il nome vero, lei compresa. Vorrebbe saper scrivere come Rulfo, avere la fantasia di Cortázar e andare a cena con Franzen. Di Finzioni è anche l'ufficio stampa.

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