Leif GW Persson | Uccidete il drago

Amate Grissom di CSI? Monk? Il tenente Colombo? Bäckström non ricorda nessuno di questi.

Dopo avergli donato la vita in Anatomia di un’indagine, Leif GW Persson riporta sul campo il suo commissario. Bäckström è misogino, xenofobo, impaziente, alcolizzato e sovrappeso. A questi due ultimi difetti sta cercando di rimediare, ma nel restante Uccidete il drago trovate «quello stronzo di Bäckström».

La trama è bella: un uomo fallito viene trovato morto ammazzato in casa sua, e subito si sa che è un comune omicidio tra ubriaconi. No, non gli ubriaconi, loro non c’entrano nulla; c’entra una cassetta di sicurezza colma di banconote e dei movimenti annotati su un quaderno, qualcosa di grosso che coinvolge strati ben più elevati della società svedese. E il povero ragazzo somalo che ha trovato il cadavere? Non vi dico cosa succede a lui.

Oltre alla trama (che se non è bella, che giallo è?) c’è dell’altro. C’è, per esempio, il fatto che tutti si immaginano la Svezia come un eden di bionde maestose alla Filippa Lagerbäck, mentre non è così. Ci sono polacchi, somali, marocchini, lapponi… In Svezia più del 16% della popolazione ha uno o più genitori nati al di fuori dei confini svedesi (perlopiù extracomunitari); se si considera che l’immigrazione cominciò con la seconda guerra mondiale, si può facilmente immaginare il rimescolio genetico che ci può essere stato in questi ultimi 60-70 anni.

Chi è quindi Bäckström? Se vivesse in Italia, sarebbe quello che apre il finestrino dell’autobus quando vede salire degli stranieri; sarebbe quello convinto che una bella donna dietro a una bella scrivania può essere solo la segretaria che riordina le carte del capo o “chissà chi si è scopata”. In Italia, Bäckström avrebbe ancora più senso perché siamo sia la nazione che nei secoli ha tratto più benefici dalle ondate migratorie, sia la nazione che le teme di più.

Alla fine Bäckström lo si ama perché lo si odia, e se lo si odia è perché ci ricorda parecchio noi stessi.

Jacopo Donati

Scrive per Finzioni Magazine e lavora per Bottega Finzioni. Al terzo lavoro con un "Finzioni" da qualche parte avrà la certezza di essere in Matrix o in qualche Truman Show.

2 Commenti