Linn Ullmann | La ragazza dallo scialle rosso

E tu, Jon, aveva sussurrato una notte, tu che sei uno scrittore, credi che chi scrive lo faccia per diventare un’altra persona e che diventare un’altra persona equivalga a fuggire da se stessi, o che possa voler dire qualcosa di più? Non può indicare anche la necessità di uscire da se stessi per entrare in un’altra persona, mettersi nei suoi panni, condividerne i sentimenti, le esperienze, l’aria che respira?

Iniziando a leggere La ragazza dallo scialle rosso, ultimo romanzo di Linn Ullmann, si rischia di rimanere un po’ spiazzati. Confusi.
Intendiamoci: non è perché sia scritto male o perché sia noioso o via dicendo, proprio no, anzi. Forse proprio per il motivo contrario.

La scena si apre il 15 luglio 2008. Jenny Brodal beve vino, sperando che il calore dell’alcol possa aiutarla a scaldare i piedi, vittime innocenti di una circolazione che non vuol proprio fare il suo dovere. Quarantasette ospiti in abiti estivi stanno arrivando per festeggiare il suo settantacinquesimo compleanno.

Stacco.

Simen e i suoi due amici sono alla ricerca di un tesoro. In una radura, sotto a un albero, trovano invece il corpo della giovane Mille, scomparsa due anni prima.

Stacco.

La sera in cui Mille è scomparsa, il 15 luglio 2008, Simen cade dalla sua bicicletta. Scoppia a piangere, finché non arriva lei: «la ragazza con il vestito rosso e i lunghi capelli scuri», con uno scialle intorno alle spalle e un fiore tra i capelli. Mille.

Stacco.

Estate del 2008. Jon Dreyer, marito di Siri (figlia di Jenny, ricordate?), cerca di scrivere il volume conclusivo della sua trilogia. Ma in realtà guarda Mille
Mille che, ancora viva e vegeta, è stata assunta per badare alle sue due figlie: Liv e Alma.

ed-big-130925190021118E così si procede, saltando avanti e indietro nel tempo, perdendosi nella mente di un personaggio per poi ritrovarsi in quella di un altro. Il trucco, in realtà, è non farsi domande, lasciarsi condurre dalla Ullmann in un romanzo che, ben presto, più che i tratti di un thriller psicologico assume i contorni sfumati di un dramma familiare.
E non è certo la morte di Mille il vero mistero da risolvere: la sua scomparsa è solo l’inizio di un viaggio tra le sfaccettature dell’animo umano, in cui è facile perdersi in zone d’ombra, parole non dette e conflitti irrisolti
Sepolti insieme al corpo della ragazza dallo scialle rosso.

Quanto allo stile, c'è un'unica parola adatta a rendere giustizia a Linn Ulmann: affascinante.
L'autrice costruisce periodi brevi, incisivi eppure mai frammentari. Scava a fondo nella psiche dei suoi personaggi e, ancor più, in quella dei suoi lettori tanto che, prima ancora di scoprirlo attraverso le parole di Siri (quelle della citazione iniziale), è semplice intuire a quale tipo di scrittrice ci troviamo di fronte.

Se io per esempio calpesto una scheggia di vetro, riesci a sentire il mio dolore, a percepirlo nel tuo piede, e a descriverlo in maniera tale che possano sentirlo anche tutti coloro che leggono?

Sì, cara Siri. Abbiamo sentito il tuo dolore. Abbiamo visto il sangue sgorgare. Ne abbiamo percepito il calore.

Linn Ullmann, La ragazza dallo scialle rosso, Guanda, 2013.

 

Valentina Simoni

Una laurea in giurisprudenza, ma da grande voglio fare la coccolatrice di akita. Dico cose che non dovrei dire. Scrivo cose che non dovrei scrivere. Leggo cose che non dovrei leggere. Feticista della grammatica italiana e lettrice compulsiva, bookaholic senza speranze, divoratrice di serie tv. Nel tempo libero ascolto musica classica, imparo a suonare chitarra e pianoforte e gioco a riordinare la mia libreria.

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