Lorenzo Iervolino | Un giorno triste così felice

Quelle due o tre cose che fino a oggi sapevo sul conto di Sócrates Brasileiro Sampaio de Souza Vieira de Oliveira, noto ai telecronisti sportivi e ai comuni mortali semplicemente come Sócrates, le devo a qualche ricordo televisivo di infanzia, fotogrammi sfocati che grazie al potere salvifico di Internet ho ripescato riportandoli al loop dell'attualità. Il primo rimanda alla scena di un film, in cui un allenatore squattrinato e folkloristico parte per il Brasile alla ricerca di campioni per rinforzare la sua Longobarda, squadra neopromossa in Serie A, sperando di portare in Italia uno dei tanti maestri del futebol brasileiro che incanta il mondo, tra cui c'è anche Sócrates. Finirà tra sale operatorie ed equivoci, risate e imprecazioni dall'accento pugliese che molti ricorderanno. 

Il secondo fotogramma, invece, ha a che fare più con l'epica e meno con la commedia. Riporta a un momento del 5 luglio 1982, a Barcellona, dove si sta giocando una partita che non sa ancora di diventare un giorno grimaldello di ricordi e racconti, un pezzo di storia che occuperà documentari e sogni. Ed è proprio lì, al dodicesimo del primo tempo di una replica di Italia-Brasile che incontro per la prima volta Sócrates. Lo vedo prendere palla a centrocampo, passarla a Zico e poi prevedere con esattezza il gioco di prestigio, il tocco di esterno del compagno, che riporta la sfera a una traiettoria disegnata, a quella progressione di eleganza a cui Sócrates dà senso con un gol bellissimo. Un tiro che ha lo stesso respiro di un colpo di pennello, preciso e intenso, come a dare significato a un riquadro di tela che potrebbe esistere tra il palo e Zoff.  

Questo era ciò che sapevo su Sócrates. Un calciatore dalla classe immensa, chiamato dai compagni e dai tifosi Doutor, per via della sua laurea in medicina. Un personaggio atipico, diverso dagli altri atleti, i cui contorni sono rimasti a lungo nella mia mente indefiniti, come quei fotogrammi. Finché non ho letto Un giorno triste così felice di Lorenzo Iervolino. Un libro che è prima di tutto un atto d'amore: una ricostruzione tra passione, senso di verità e inventiva per un uomo che attraverso il calcio ha tentato di scuotere a colpi di tacco e di intelligenza la storia di un popolo. Sócrates è stato uno che ha fatto di testa sua, non con l'egoismo di chi pretende di avere ragione, bensì con la consapevolezza che esistono battaglie per le quali è doveroso partecipare per affermare se stessi e la propria libertà. «Passai tra i professionisti per pagarmi la benzina, la birra, l'università. Non pensavo mica che avrei fatto il calciatore. A me interessava diventare medico»: c'è tutto Sócrates in questa frase, la testardaggine degli ideali, un uomo che attraverso il calcio vive per qualcosa di più grande. Un senso liberazione dall'oppressione che la sua idea di mondo, le letture di Marquez e Che Guevara, la filosofia da cui deve il suo nome e il suo istinto, hanno posto al di sopra dello sport.

Le pagine di Un giorno triste così felice compongono il canto di questa lotta, che non è celebrazione di un talento calcistico, ma il lavoro paziente di una riscossa, che si nutre di calcio e del coraggio degli uomini di dare vita a un'epica: quella dell'era socratica, della Democracia Corinthiana. Come un Omero dei nostri giorni, Iervolino racconta la vita di Sócrates, che è la vita stessa del Brasile che si rialza grazie alle imprese di un gruppo di cittadini-calciatori, illuminato dall'intelligenza del Doutor, dalla sua capacità di immaginazione e ribellione verso un regime che invade ogni cosa, dalla vita di squadra alle libertà individuali di ogni abitante del Brasile. 

Sócrates è il centro di questo processo di cambiamento. Le testimonianze di studiosi, amici, compagni di squadra, raccolte da Iervolino nei suoi viaggi in Brasile e a Firenze, dove il Doutor ha giocato per un anno, racchiudono l'essenza di un racconto che si compone di altri racconti e definisce la parabola di un uomo che scendeva in campo per un sogno più grande della vittoria di un campionato. Quell'eleganza, la somma estetica dei gesti tecnici, aveva un valore più alto, politico, capace di muovere «la passione che fagocita la logica del capitale». Un giorno triste così felice è una narrazione che resta per riscrivere i significati del calcio, per raccontare che nessuna azione è inutile, se la sua volontà è quella di spostare le intenzioni del cuore. «Un colpo smarcante, un colpo imprevedibile, mai un colpo inutile, perché la bellezza è un bene necessario». 

Lorenzo Iervolino, Un giorno triste così felice, Edizioni 66thand2nd, 2014 

 

Luigi Mauriello

È un romantico nel senso fitzgeraldiano del termine. Nella vita scrive, beve caffè, va a caccia di refusi sulle locandine dei trasporti pubblici. Dategli uno spunto d'appoggio e con un paragrafo vi salverà il mondo.

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