Luca Giordano | Qui non crescono i fiori

Ci sono libri che sembrano perfetti per un film, che quando li leggi ti sembra proprio di vedere la telecamera che si sposta: i primi piani, i campi lunghi, alcune sequenze perfette. Ecco, Qui non crescono i fiori è un romanzo che contiene un film, un romanzo con immagini forti che ti aspetti di vedere al cinema, prima o poi, e che quando lo leggi ti fanno chiedere quale sia l’attore più adatto a un personaggio.

qui non crescono i fioriLuca Giordano ha 28 anni e Qui non crescono i fiori è il suo primo romanzo, pubblicato per ISBN. Per questo fa un po’ specie vedere così spiccata, in lui, la capacità di trasformare le parole in immagini.

L’ambientazione è un’isola, non quella di Arturo, ma sempre un’isola che emana caldo, molti silenzi, con le rocce roventi e la terra rossa che si alza con il vento, e le cicale che non smettono un attimo di frinire. I personaggi sono due fratelli, Damiano e Salvatore, alle prese con un padre burbero e incline all’autodistruzione e un'ape che li lascia a piedi in mezzo al niente. La storia è quella della loro diversità, della loro voglia di andare via, del modo che trovano per rendere la loro presenza su quell’isola meno insopportabile, dei motivi per rimanere. 

Ma è, soprattutto, una storia di addomesticamentiDamiano, il fratello più grande, cerca di trovare un varco nel padre, un uomo di poche parole, ma crudeli, che sembra preferirgli il fratello. Salvatore, il più piccolo, trova un amico in un cane randagio che si nasconde in una casa andata a fuoco tanti anni prima e alla quale il padre dei ragazzi non vuole che si avvicinino. 

Ognuno, a modo proprio, cerca una strada, un motivo per rimanere, un appiglio agli affetti e all’umanità, e pagina dopo pagina i personaggi si delineano, vengono disegnati con un tratto fermo, si arricchiscono di particolari e dettagli.

Una delle cose belle di questo libro, secondo me, è che se anche tutto sembra molto lontano dalla nostra vita, se anche non abitiamo su un'isola, e non abbiamo un fratello e un padre distante, se anche non sappiamo cosa sia l'insoddisfazione o la voglia di scappare (ma poi: chi non ha voglia di scappare da qualcosa?) ci si riesce ad immedesimare in qualcuno, ci troviamo a fare il tifo, quasi, e a chiederci cosa avremmo fatto noi.

C'è poi che la storia di Damiano e Salvatore si alterna, nel corso delle pagine, con quella del padre, su quell’isola, tanti anni prima, e in un attimo, all'improvviso, appare tutto chiaro.
E quando tutto si fa chiaro le storie si intrecciano e le tessere si incastrano, come pezzetti del Tetris o come certe persone, quando si incontrano.

Luca Giordano, Qui non crescono i fiori, Isbn, 2013.

Silvia Cardinale Pelizzari

Vorrebbe saper scrivere come Rulfo, avere la fantasia di Cortázar e andare a cena con Franzen. Di Finzioni è un po’ ufficio stampa, un po’ co-direttore editoriale.

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