Marcello Fini | Fenomeni da baraccone

Il lettore ideale di questo libro è, a mio parere, un surfista. In parte perché, come molti dei protagonisti, è un atleta, tiene alla sua forma fisica e ne ha bisogno per poter esercitare la sua passione o il suo mestiere. In parte perché è anch’egli, in qualche modo, un acrobata. Ma soprattutto perché, nell’approcciarsi a quest’opera, è utile avere la capacita di guardare oltre l’enorme ondata di fatti, nomi, date e alberi genealogici che l’autore ci fornisce.

Se non ci si lascia spaventare da quella grande massa di informazioni e si riesce in qualche modo a domarla e a cavalcarla allora, come il surfista di cui sopra, si godrà di una visuale molto particolare e interessante del mondo (in questo caso di quello del circo).

Fenomeni da baraccone

Personalmente sono rimasto molto colpito da due temi ricorrenti nei racconti delle vite di questi artisti: la chiesa e la libertà. Entrambe spuntano insistentemente tra le righe di questo libro.

La libertà, o meglio il senso di libertà che la professione circense o il modo di vivere nomade ha esercitato sui protagonisti delle storie raccontate da Marcello Fini, è fortissima e irresistibile. Pari solo a quell’attrazione impossibile da controllare che trascina un coltello verso il vasetto di Nutella.

Gli uomini e le donne nati tra le pareti di un tendone non riescono a staccarsene, mentre spesso l’arrivo dello spettacolo nelle città ha travolto le vite di impiegati insoddisfatti, come nel caso del fondatore della dinastia dei Togni:

Tutto cominciò con Aristide (1853-1924), un tranquillo impiegato del Comune di Pesaro e studente di ingegneria. Almeno fino a quando nel teatro della sua città non si esibì il Circo Torinese, diretto da Giovanni De Bianchi: Aristide, innamoratosi di Teresa, che era la cavallerizza di punta della compagnia, nonché la figlia del direttore, decise di lasciare tutto per unirsi alla carovana.

La chiesa invece ha un ruolo particolare nella storia di questa forma d’arte, prima perché ha contribuito a farla divenire un’attività di tipo nomade, con i divieti e la generale disapprovazione, e poi perché l’ha rifornita spesso di protagonisti. Un esempio ne è il fondatore dell’altra famosa dinastia italiana, gli Orfei:

Il capostipite fu Paolo, nato a Massalombarda in provincia di Ravenna nel 1820 dove faceva il sacerdote. Lasciata la tonaca, Paolo sposò Pasqua Massari (1834-1919), addestratrice di cani e di orsi, e con lei si mise a lavorare nelle piazze esibendosi come musicista e comico.

O la famiglia di acrobati Palmiri:

La tradizione famigliare ebbe inizio con Angelo (1875-1949), nato a Brescia, il quale a diciassette anni lasciò il seminario dove i genitori lo avevano mandato a studiare controvoglia, e si aggregò a una compagnia circense di passaggio.

In conclusione, dopo la lettura di questo libro, vi ritroverete spesso a desiderare che, durante una conversazione casuale con amici o parenti, si arrivi a parlare di circo (so che non capita poi così spesso, ma vi assicuro che, con un’abile e accorta regia si può pilotare una discussione portandola a sfiorare quel tanto che basta l’argomento). Potrete sfoggiare così un gran numero di aneddoti divertenti e interessanti, come la storia del cavallerizzo assassino, quella del campione olimpico di ginnastica, tre volte medaglia d’oro, che ha fatto una fortuna grazie alle sue esibizioni nel circo o quella del mago, che approfittava dei suoi spostamenti da una nazione all’altra del Sud America, per mettere in piedi un traffico di immigrazione clandestina.

Marcello Fini, Fenomeni da baraccone, Italica Edizioni, 2013

Davide Piccirillo

Nel tempo libero somiglio ai miei gatti: amo dormire, stare sdraiato sul divano, alzarmi, stirarmi, guardarmi in giro e poi tornare a stendermi. Rispetto a loro ho la possibilità di leggere (libri, fumetti) e vedere film o serie Tv. La sfrutto abbastanza.

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