Marco Magini | Come fossi solo

Le morti lontane non ti toccano

Quando scoppiò la guerra nell'ex Yugoslavia avevo l'età del voto. Ci avevano appena illusi l'apertura delle frontiere, il muro che cadeva senza ferire e gli studenti di Piazza Tienanmen, lontani, improvvisamente vicini, a farci sperare in un nuovo millennio. Fu solo una favola bella: il secolo breve si chiuse com'era iniziato, nel segno dell'odio.

Quando avevo l'età del voto, della guerra nell'ex Yugoslavia sapevo poco, come tutti: parlavano di “pulizia etnica” e ascoltavamo con scandalo distratto: le impronte di sangue del nostro tempo sono un fatto di cronaca, forse ci riguardano?

Oggi a quei ricordi si sostituisce l'immagine da turisti della foto: il tempo cauterizza i luoghi del dolore, ricuce le labbra della ferita e non sentiamo più che lì, sotto l'erba calpestata, il fiume di sangue continua a scorrere ed è già riemerso altrove.

come-fossi-solo-cop-h900p-XDW4JSL6Per tutto questo dovevo leggere Come fossi solo, romanzo d'esordio di Marco Magini, finalista al Premio Calvino 2013, per capire che questo sì, ci riguarda e che il tempo dell'uomo non è il terreno, facilmente giudicabile, di una lotta tra bene e male.

Come fossi solo ricostruisce il retroscena della strage di Srebrenica, una zona grigia “in un libro così ampio e drammatico”, attingendo agli atti del processo che vide come unico imputato il soldato semplice Dražen Erdemović, giovane, padre e marito, soldato per forza d'eventi, serbo ma cittadino della Bosnia mussulmana, accusato di genocidio, costituitosi per restare uomo: può riflettere, il suo sguardo mite, il volto agghiacciante della Medusa? È quello che si chiede Romeo González, giudice del tribunale internazionale per i crimini di guerra. Magini ci trascina a rispondere che il volto del male è il nostro, perché NOI avremmo potuto essere LUI. Abbiamo solo avuto la fortuna di essere chiamati a scandalizzarcene e a giudicare una storia che “quando dovrebbe interessare a tutti, finisce per non interessare a nessuno”. Senza che giustizia sia mai fatta.

A Dražen, che ripercorre i passi che lo condussero a farsi Caino, si sovrappongono le parole di Dirk, soldato del contingente ONU e impotente spettatore dell'olocausto di Srebrenica. Le loro voci si intrecciano in un a solo che enfatizza l'impossibilità di condivisione e in cui le note della civiltà che fa bello l'uomo, di fronte al male assoluto, rimangono mute come il pianoforte della foto di copertina. È quasi scontato evocare la banalità del male per Dražen, per Dirk, per l'insipienza dei giudici.

Nel modo narrativo di Magini c'è un tono medio e coraggioso che si appaia alla voce del testimone Primo Levi. Una voce vera perché rispettosa e pulita e per questo tanto più capace di afferrarti dentro la storia senza blandirti.

Questo è un romanzo etico: etico per la verità dei caratteri e la verità della storia, nuda, brutta come brutto è l'uomo impossibilitato a levarsi oltre la contingenza del male.

Il linguaggio dell'arte deve anche saper NON fare questo: NON essere bello. Deve tagliare, riaprire la ferita, colpire. Questa è l'arte etica.

Le ultime pagine di Come fossi solo, l'assedio di Srebrenica, l'impotenza incolpevole di Dirk e del contingente ONU, l'ignavia colpevole dell'ONU seduta nei palazzi, le urla delle donne stuprate, la mattanza in un giorno di settanta bimbi e vecchi, vissuta da noi come se noi stessimo imbracciando il mitra di Dražen e non riuscissimo a levarcelo dalla spalla e a non vomitare con lui e a non morire dentro come lui, ecco, questo modo di narrare crudo, senza poesia, senza metafore, quando tutto è accaduto ieri, mentre noi stavamo al caldo delle nostre case e ne sapevamo qualcosa ma non abbastanza, ecco, questo è un pugno diritto nello stomaco. E anche questo deve fare l'Arte.

Per impedire di dimenticare.

Marco Magini, Come fossi solo, Giunti, gennaio 2014

Cristina Farneti

Abito la Repubblica dei Lettori con un uomo, una gatta e un bambino (citati nell’ordine di apparizione). Preferisco i mattoni, Svevo e Dostoevskij, la letteratura greca e Finzioni. Come i vecchi non saggi sto con i giovani, così annuso che odore ha il futuro. So leggere più che scrivere. Ma più leggo più vorrei scriverne. La letteratura vera è un contagio: sottoscrivo il punto VII del Nonalogo di Finzioni. Ho un sogno: la leggerezza.

Nessun commento, per ora

I commenti sono chiusi.