Martin Amis | L’invasione degli Space Invaders

«Gran bel lavoro, eh» gli ho detto «giocare a Space Invaders tutto il giorno.»
«Sì» mi ha risposto sorridendo.
«E cosa fai la sera?»
Il ragazzo ha fatto una faccia seria, riflessiva, perplessa. «Be', di solito esco a farmi un paio di partitine a Space Invaders

Gli Afterhours cantavano «Non si esce vivi dagli anni '80.» In realtà dipende: quante vite vi sono rimaste? In Space Invaders si parte da un minimo di tre. Se non le avete consumate tutte, si può eccome.

Questo libro, ad esempio, c'è riuscito. Quel nerd – che bello, finalmente, appellare qualcuno con cognizione di causa! – di Martin Amis lo scrisse nel lontano 1982, ma reperirne una copia era diventato impossibile. E invece, dopo ben trentun anni, eccolo qui, in lingua italiana e pronto a svelarvi il lato oscuro del grande scrittore: quello del videogamer incallito e completamente invas(at)o, bighellonante da una sala giochi all'altra.

Vi ricordate, vero, delle sale giochi? Quel Paese dei Balocchi e pixel che spesso trovavi al mare e dove ti recavi di nascosto dai tuoi che ti volevano in spiaggia e all'aria aperta, ché mica ti avevano pagato la vacanza per stare al chiuso tra i ragazzacci? Quel locus amoenus in cui dilapidavi la paghetta e i soldi del gelato giocando partite su partite? Ebbene, nel pieno del loro massimo fulgore, Amis ne era habitué: come testimonia nella prima parte del libro, le frequentò per anni, arrivando a sviluppare la classica videodipendenza tipica dei giocatori non occasionali.

spfinzioniRiferendosi all'ingente diffusione degli arcade games negli anni '80, lo scrittore parla a ragion veduta di invasione, proprio come quella degli alieni di Space Invaders: mimando l'inesorabile appropinquarsi degli Invasori sulla Terra, il libro avanza di parte in parte svelandoci vari aspetti dell' esperienza di Amis. Dapprima la descrizione, per l'appunto, della totale dipendenza creata dai giochi, degli effetti collaterali ad essa inerenti nonché dei tentativi di disintossicazione. Poi, una vera e propria guida strategica – scritta con una cura e una dovizia infinite – a tantissimi grandi nomi dei giochi arcade più importanti: Space Invaders, Pac-Man, Donkey Kong, ma anche Galaxian e Frogger, Defender e Asteroids. Infine, la constatazione dell'invasione ormai accertata: si parla, infatti, dell'avvento delle console e dei giochi palmari, di come cioè i videogiochi siano riusciti a permeare all'interno delle mura domestiche.

Corredato da un repertorio fotografico spettacolare, L'invasione degli Space Invaders è quanto di più geniale possiate leggere se l'argomento gaming vi preme o se semplicemente avete voglia di (ri)vivere una parte imprescindibile degli anni '80. Geniale perché la penna rimane quella di Amis, geniale perché di un'attualità incredibile e tangibilissima.

Amis ci aveva visto lungo, anzi lunghissimo; coi videogiochi tuttora funziona esattamente come con gli alieni di Space Invaders: puoi provare a reprimerli con tutte le forze, puoi adoperarti il più possibile per sterminare gli Invasori ondata dopo ondata, ma non potrai mai veramente fermarli. Ci sarà sempre il momento in cui arriveranno sul fondo dello schermo, raggiungeranno la Terra, si infiltreranno tra noi: e l'Invasione sarà completa.

GAME OVER. PLAY AGAIN?

Ah, quasi dimenticavo. L'introduzione è di un certo Steven Spielberg.

L'invasione degli Space Invaders, Martin Amis, Isbn Edizioni 2013. Traduzione di Federica Aceto.

 

Silvia Dell'Amore

Dostoevskij diceva che la bellezza salverà il mondo; io dico che lo farà il cioccolato.

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