Martin Amis | Lionel Asbo

 

There's a hole in the world like a great black pit
And the vermin of the world inhabit it
And it's morals aren't worth what a pig can spit
And it goes by the name of London.

(No place like London, Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street)

Va bene, Sweeney Todd aveva ben ragione di rosicare a tutto spiano, visto quanto gli era capitato nella Londra di metà '800: eppure, nonostante l'ira funesta, l'ingente rancore e la spasmodica sete di vendetta, c'era grande raziocinio in quanto millantava il famigerato serial killer di Fleet Street. È vero, se provassimo a rapportare i terribili versi di Todd alla Londra "da cartolina", piena di Frappuccini, Kate Middleton boccolose e paffuti Royal Baby, ci verrebbe da storcere il naso: ma qual è quello spicchietto della grande superficie che rimane avvolto nel buio, come una luna "gobba a ponente"? Cos'è che ci viene nascosto?

Per saperlo, dovete assolutamente leggere Lionel Asbo, ultima ferocissima fatica di Martin Amis che questa volta ci parla della sua patria, l'Inghilterra, raccontandocene però il lato meno esposto, meno conosciuto. Potete scordarvi, infatti, delle romantiche brugherie inglesi o del fascino caotico della Londra centro, dei meravigliosi parchi pieni di scoiattoli e, in generale, della metropoli da souvenir: la Londra di Amis è fatta di sobborghi malfamati, pieni di case un sacco brutte, ragazze madri, teppistelli e depravati d'ogni sorta. Tra questi sobborghi, vi è quello (fittizio) di Diston – storpiatura del reale Dalston –, dal quale proviene il nostro tanghero per eccellenza: Lionel Asbo.

978880621140GRALionel ha poco più di vent'anni ed è proprio un brutto ceffo: nato e cresciuto a Diston, rozzo e volgare, gira sempre con due pitbull che nutre a carne al sangue e tabasco; la sua vita è scandita dal continuo andirivieni dal carcere: la sua condotta, ben lungi dall'essere esemplare, ha fatto sì che gli venisse affibbiato il soprannome "Asbo", che altro non è se non l'acronimo di Anti-social Behaviour Order, una legge voluta da Tony Blair a fine anni '90 per combattere la piccola criminalità. Lionel non legge altro che non sia il Lark, il "giornale dei teppisti", e se proprio vuole esagerare si concede il Sun, mentre quando va in gattabuia è sereno perché «quando sei in carcere sai dove sei.» Di contro, il nipote quindicenne Desmond è, invece, il classico bravo ragazzo: ama leggere, vuole studiare e guadagnarsi una posizione in quel mondo che con lui non è stato troppo clemente. Ma come evadere dalla morsa di Dalston e dallo stile di vita dello "zio Li"?

Per un curioso caso del destino, sarà proprio Lionel a cambiare vita, vincendo una cifra da capogiro alla lotteria: 140 milioni di sterline, che lo capitomboleranno dritto dritto nel mondo trash e "gossipparo" dei celebri tabloid anglosassoni; mondo nel quale il nostro Asbo entrerà a suo modo, col passo pesante e goffo di chi vuole ballare ma non sa bene come farlo, spersperando soldi su soldi e distruggendo hotel come le rockstar affermate, in un crescendo esilarante di grandezza mediatica e pochezza emotiva.

Su che fine faranno Des e Lionel vi facciamo indagare da soli; sappiate, però, che tramite i roboanti consigli di vita dello "zio Li", la penna puntuta di Amis vi solleticherà facendovi ridere fino alle lacrime, e poi si insinuerà in quei punti dove la risata diventa fastidio, e ancora vi bucherà la pelle, e sentirete un pochetto fastidio, ma dopo, a cose fatte, starete molto meglio. Perché se pensate a un libro disfattista, critico e svilente nei confronti della madrepatria, vi sbagliate di grosso: Amis prova, per la sua Inghilterra, tanta speranza, crede fortemente in Lei e sempre per Lei prova un affetto vero e sincero. Quell'affetto completo e totale che possiamo avere per qualcosa solo quando siamo disposti a (ri)conoscerne, prima che i pregi, ogni singolo difetto. 

Lionel Asbo. Stato dell'Inghilterra, Martin Amis, Einaudi 2013. Traduzione di Federica Aceto.

 

Silvia Dell'Amore

Dostoevskij diceva che la bellezza salverà il mondo; io dico che lo farà il cioccolato.

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