Mathias Malzieu | La meccanica del cuore

Premessa: chiedo scusa a priori per l'abuso, nell'articolo che segue, della prima persona singolare, ma è impossibile recensire questo libro altrimenti. E vi spiegherò il perché.

Di recente ho scoperto che non solo vi sono animali che somigliano ai loro padroni (vi ricordate, vero, di questa magnifica scena Disney?), ma che vi sono anche libri che somigliano ai loro lettori. Il giorno dell'epifania fu un pomeriggio d'aprile plumbeo e romano; ombrello in una mano, musica nell'altra, mi accingevo ad andare da un'amica che avevo una gran voglia di vedere. La raggiungo, e dopo caffè (uno) e sigarette (tante) la signorina in questione mi porge un libriccino con tanto di classica frase alla Rischiatutto: «Mi sembrava adatto a te, per me ti piacerà.»

Il libro, inutile dirlo, era La meccanica del cuore di Malzieu, musicista e di tanto in tanto scrittore. La splendida tavola in copertina dal retrogusto evidentemente burtoniano (ma ci ho visto anche un po' di Mark Ryden) e la citazione a effetto sul retro fanno immediatamente colpo, il mio cuore di ex goticona sobbalza ed accade l'inevitabile: mi innamoro a prima vista, di un amore bambino ed estremamente cocciuto. Quel libro, dal di fuori, sembrava proprio me, nero, piccolino e col vocione. Necessitavo di aprirlo, palparlo e capire se anche dentro vi avrei trovato affinità. 

Sul treno, ne leggo avidamente la trama. Siamo a Edimburgo nel 1874; nella notte più fredda dell'anno nasce Jack, figlio di una donna del popolo e di un cliente qualunque, il cuore ridotto ad un piccolo pugno di ghiaccio. La strega Madeleine, mamma adottiva, salverà l'infante sostituendogli il cuore malconcio con un orologio a cucù, i cui meccanismi son talmente fragili che qualsiasi sentimento "forte" potrebbe essere, per Jack, letale. Per questo, Jack crescerà al ritmo di ingranaggi e sulle note di un infausto motivetto:

«Love is dangerous for your tiny heart, even in your dreams so please dream softly»

Ma ‒ e noi nipoti del Collodi lo sappiamo bene ‒ nemmeno il legno è al riparo da emozioni di alcun tipo; infatti, all'età di dieci anni, Jack conosce Miss Acacia, ballerina andalusa dagli occhi pigri, e se ne innamora perdutamente, al punto da inseguirla in lungo e in largo per l'Europa per ricongiungervisi, finalmente, a Granada, dopo un viaggio al limite dell'assurdo in compagnia di un nostalgicissimo Georges Mèliés.

Non vi dirò che ne sarà di mamma Madeleine e del suo gatto-famiglio, né che accadrà a Mèliés o chi sarà il rivale amoroso che subentrerà per rubare occhi e cuore di Miss Acacia al piccolo Jack, tantomeno proferirò parola alcuna sull'esito amoroso dei due. Non vi consiglio nemmeno la lettura del libro, bensì la visione e l'ascolto: sì, perché La meccanica del cuore io non l'ho letto, l'ho visto e sentito, a partire dalla scrittura a tratti sincopata alle immagini cinematografiche di cui è costantemente intriso.

Lungi dall'essere stilisticamente eccelso, il non-libro di Malzieu a volte fa le bizze e si inceppa un po', come gli ingranaggi del cucù, ma entra dentro nelle ossa e nella testa e, così come per il primo amore, a riguardo non potrete proprio fare un bel niente.

«Oh, Madeleine, saresti furibonda…»

 Mathias Malzieu, La meccanica del cuore, Feltrinelli, 2012, traduzione di Cinzia Poli. 
L'immagine di copertina è ad opera di Benjamin Lacombe.

Silvia Dell'Amore

Dostoevskij diceva che la bellezza salverà il mondo; io dico che lo farà il cioccolato.

3 Commenti
  1. @Bianchetti @Minervini @Dell’Amore
    Finzioniche con la EFFE maiuscola! E’ stato un piacere leggervi…