Matteo Pascoletti | I giorni della nepente

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Vi sarà sicuramente capitato di sentire una storia (qualunque storia, davvero) raccontata da due amici in maniera diversa – per usare un eufemismo. Non solo, per vicissitudini varie ed eventuali, voi stessi potreste sapere di questa storia cose che neppure loro sanno. Con amiche donne, ammetto, l'esempio viene particolarmente facile.

Purtroppo c'è il mio nome in cima a questo articolo e ho delle amicizie da mantenere, ma fate il caso di conoscere una coppia che si tradisce. Un esempio classico potrebbe essere: Hai sentito, Luisa ha lasciato Gianni per un altro dopo 10 anni. Che stronza! Già, lasciare dopo una decade il proprio fidanzato per un altro suona proprio male. Ma se lei vi confessasse che lui la picchiava? Sarebbe ancora più disdicevole? Scommetto che l'insulto diventerebbe un sonoro: "era ora!". Ma siamo sicuri che lei dica la verità? Se lui vi venisse a dire che lei era una bugiarda cronica che lo tradiva da anni? Non siamo narratori onniscienti di un romanzo quindi solitamente questo è il punto in cui la vita quotidiana diventa il nodo inestricabile che è (o il momento in cui passiamo le serate su whatsapp a cercare di mettere insieme i pezzi del puzzle). Se avete visto recentemente Gone Girl di David Fincher forse state capendo quello che cerco di spiegarvi.

Una banalità assordante, a dire il vero: che la verità non è (sempre) quella che sembra. Che non bisogna dimenticarsi mai che un fatto è diverso a seconda del punto di vista da cui lo viviamo, lo guardiamo, lo giudichiamo. Una volta ho letto da qualche parte che non esistono fatti, solo opinioni. Senza arrivare a tanto, lo scrittore esordiente Matteo Pascoletti, classe 1978, ci fa guardare nel prisma sfaccettato della nostra realtà quotidiana per mostrarci come le cose non sono mai quello che sembrano a prima vista. "Tossicodipendente uccide pensionata nel tentativo di scipparla; il figlio della donna insegue e massacra a sua volta lo scippatore": ecco cosa leggiamo sulla quarta di copertina, una frase che in effetti riassume il fatto attorno al quale ruota tutto il libro. 

i-giorni-della-nepente-matteo-pascolettiBreve ma intenso, a tratti questo romanzo ha il sapore di un giallo, ma fa eco alla tragedia greca riportando in auge il coro: rimane la stessa funzione che aveva nell'antica Grecia, quella di dare voce alla collettività, ma cambiano i connotati, al passo con questi tempi. Non più una voce unica, unificata, ma un moltiplicarsi di opinioni e pensieri tratte da social network, blog, quotidiani e programmi tv. Uno spaccato senza sconti della nostra realtà (anche se il romanzo non ha una precisa collocazione storico-temporale né geografica) dove ogni notizia viene ripresa in maniera frettolosa e spesso sconsiderata dal popolo dei social network, dove siamo tutti protagonisti di qualche squallido talk show pomeridiano e una notizia fagocita la precedente in un ritmo forsennato, tragedia dopo tragedia.

Non voglio svelarvi di più, neanche sul titolo misterioso, perché finirei per rovinarvi le sorprese che iniziano a farvi sbarrare gli occhi già dalle prime pagine. Un romanzo atipico, consigliato a chi non ha paura della novità – anche e soprattutto nella struttura narrativa. 

Matteo Pascoletti, I giorni della nepente. una storia tossica, effequ 2015, pp. 201, euro 13.00

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